Le opposizioni al Consiglio Comunale di Ragusa: quale futuro?

di Marco Ramius
Solo il Partito Democratico, con le sue diverse componenti, sembra essere in grado di opporsi al Movimento 5 Stelle. In forte ritardo o inesistenti il centro destra, i moderati di centro e di centro sinistra

Si parla troppo delle questioni che riguardano il Movimento 5 Stelle, la sua componente che amministra la città di Ragusa e la rappresentanza consiliare che, una volta, deteneva la maggioranza in aula.
Molte delle discussioni sono alimentate da opposizioni che, dal giugno 2013, sono state preda di una sindrome da disperazione per la sconfitta che non hanno saputo curare, alimentando un caos politico che la città non avvertiva da tempo.
La realtà ci parla di un Movimento 5 Stelle che sopravvive allo sfascio interno a Ragusa, sfascio frutto dell’incapacità politica di alcuni consiglieri comunali a rivestire il ruolo, incapacità che ha trascinato nel baratro una consolidata maggioranza che, prima dei colpi di testa del truppone grillino, poteva contare anche sul qualificato e numericamente rassicurante dell’alleato Partecipiamo. Alleato messo allegramente alla porta, appunto per la leggerezza di alcuni incapaci, digiuni di politica, e con la strumentale complicità di forze politiche illuse di poter eliminare un avversario politico scomodo come Giovanni Iacono.
Un Movimento 5 Stelle che amministra la città nel solco dell’ordinaria amministrazione, in stretta dipendenza dai tagli statali e regionali che impongono attente politiche di austerità e misure tributarie che devono obbedire alle stringenti normative del governo centrale.
Lentezza amministrativa, scelte che non sempre denotano il sufficiente coraggio nell’affrontare questioni che restano pur sempre politiche, diffusa non condivisione dei principi ispiratori dell’amministrazione, non bastano però a recitare il de profundis per il Movimento 5 Stelle che risente, sempre, del trend positivo a livello nazionale e, soprattutto regionale.
Presumibile che, se ci dovesse essere a livello regionale un’affermazione di un candidato grillino per Palazzo d’Orleans, come sembra ormai scontato anche nei giudizi di molti esponenti del Partito Democratico, ne potrebbe risentire positivamente una riproposizione del governo grillino nella città di Ragusa, soprattutto se facilitata dal necessario e indispensabile ricambio di qualche elemento in giunta e di qualcuno in più nella compagine consiliare. Senza dire che, come accaduto nella vicina Vittoria, su ordini dall’alto, potrebbero essere fatti fuori alcuni elementi storici del Movimento e potrebbero affacciarsi sulla scena esponenti che già stanno lavorando ad un ricambio della classe dirigente del Movimento
Al momento, assai limitato lo scenario di possibili competitor per i 5 Stelle di Ragusa.
In forte ritardo o del tutto assenti sullo scenario politico locale forze di centro destra come Forza Italia, Fratelli d’Italia e i leghisti di Salvini, tutta gente che cincischia per mascherare una cronica latenza di elettori che dovrebbe supportare ambizioni di governo, con molti esponenti di spicco ormai fuori dal giro della politica, in grado di non suscitare la necessaria affidabilità politica presso un elettorato che già ha decretato il fallimento di queste formazioni che non hanno saputo imporsi sullo scenario locale.
In Consiglio comunale una frastagliata rappresentanza di piccoli esponenti politici, senza partito e senza leader di riferimento degni di questo nome, che ondeggiano nell’inconsistente panorama politico alla ricerca dell’opportunità giusta ma, appunto per questo motivo, squalificati come possibili espressioni di politiche valide per la città.
Gente arrivata in Consiglio su zattere di salvataggio costituite da liste civiche e piccoli movimenti, alcuni ormai inesistenti, che cercano di rivendere il piccolo bagaglio di voti al miglior offerente per garantirsi un’ennesima presenza a Palazzo dell’Aquila, anche più marginale e defilata di quella attuale, perché è sempre meglio di vedere il consiglio comunale in televisione.
A conti fatti solo il Partito Democratico sembra essere in grado di costituire baluardo da opporre alla marea montante a cinque stelle.
Un Partito Democratico unito potrebbe dire la sua, sarebbe facile imporre il candidato a Sindaco, ne potrebbe uscire una consolidata maggioranza in Consiglio.
Le divisioni, per limitarci a quelle attuali, non depongono affatto bene per un futuro del Partito Democratico a Palazzo dell’Aquila.
Come già avvenuto nell’ultima consultazione elettorale amministrativa, quando il partito si spacco per l’alleanza di una componente con Territorio di Nello Dipasquale e buona parte della sinistra andò in ordine sparso al voto, il caos sembra di casa anche per una prossima consultazione.
Da una parte i renziani, che ostentano unità, ma vedono due possibili primedonne in lizza per la sindacatura, D’Asta e Calabrese. Ma si sa che una candidatura a sindaco, ben sostenuta, va infarcita di coinvolgimenti futuri nella gestione del potere, allora diventa difficile accontentare tutti i fedelissimi dei candidati e quelli dell’onorevole di riferimento, poche possibilità per molti aspiranti.
Poi c’è l’altra componente del partito, quella che fa capo al consigliere Giorgio Massari, al senatore Battaglia, alla famiglia Barone, alla tradizione e alla storia del Partito, con autorevoli personaggi al proprio interno e con sufficienti garanzie di poter esprimere una candidatura unitaria in grado di essere sostenuta, correttamente, da questa parte di partito.
A questa area della sinistra potrebbe anche riferirsi Giovanni Iacono e il suo Partecipiamo, salvo il concretizzarsi di altri eventuali progetti.
Una frattura di quelle destinate a restare tali, che rende un’incognita ogni possibile candidatura all’interno del Partito Democratico, verosimilmente nelle condizioni di non poter assicurare appoggio unanime a nessuno dei candidati previsti sulla carta.
Un discorso a parte meritano eventuali candidature femminili che potrebbero costituire un consistente elemento di rottura con il passato, foriero di quel rinnovamento e di quel cambiamento tanto auspicato, scisso anche dai lacci e lacciuoli delle partenenze politiche che solo un a donna saprebbe minimizzare in nome di un costruttivo lavoro per la città e per la collettività.
Nomi non ne mancano, a partire da quelli più rappresentativi, Stefania Campo, Zaara Federico o Nella Disca nel Movimento 5 Stelle, Angela Barone o Gianna Micieli nel Partito Democratico.

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