Del tutto particolare la posizione di Manuela Nicita che, dopo aver abbandonato il Laboratorio Politico 2.0, aveva annunciato il suo voto disgiunto, riservando il suo personale consenso e le sue indicazioni di voto per Nello Musumeci, per l’elezione del Presidente della Regione, e per Nello Dipasquale, quale candidato prescelto per l’Assemblea Regionale Siciliana.
Due scelte che si sono rivelate vincenti e per le quali la stessa consigliera Nicita ha dichiarato:
“Sono stata criticata, vituperata ma, guarda caso, ho avuto ragione.
Ho espresso due scelte precise e specifiche, sul piano elettorale, e in entrambi i casi ho visto bene”.
“Il fatto di avere sdoganato il voto disgiunto – continua Nicita – mi aveva fatto considerare dai più come se fossi una che non capisse nulla di politica.
Invece, ho semplicemente intercettato quella che era il comune sentire del cittadino ragusano.
In molti, a Ragusa, si sono espressi a sostegno del nuovo governatore così come in molti hanno voluto riconfermare fiducia all’on. Dipaquale.
Insomma, un Nello bis che ci porterà lontano.
Resta, invece, difficile da fare passare un altro messaggio e cioè che il Movimento Cinque Stelle è assolutamente inaffidabile essendo gestito da personaggi che non hanno la benché minima preparazione e che millantano credito ai quattro venti.
Sarà questa la partita da giocare in vista delle amministrative di primavera nella nostra città per scalzare definitivamente da palazzo dell’Aquila una realtà, quella pentastellata, che ha solo prodotto danni”.
E la Nicita aggiunge: “La storia ci insegna che i cambiamenti sono da attuare in modo lento e con i tempi adeguati. Tutto ciò al fine di evitare rivoluzioni repentine con le quali si rischiano sconvolgimenti gravi e violenti. Sconvolgimenti che noi che abbiamo figli non auspichiamo di certo”.
Anche per la Nicita, come per alcuni esponenti del Partito Democratico, ci permettiamo sottolineare come l’elevato consenso, che hanno riscosso i 5 Stelle in città rende quanto meno perplessi i lettori che non comprendono come mai le opinioni di diversi consiglieri comunali non trovino riscontro nelle espressioni di voto del 40% degli elettori del capoluogo.
