Anche il confronto fra i candidati a sindaco della città di Ragusa, organizzato dall’Ordine degli Architetti e dalla Fondazione ARCH, non ha offerto elementi di sintesi tali da poter costituire una minima selezione fra i vari candidati, in ordine alle diverse posizioni su temi attinenti l’ambiente, l’urbanistica e l’architettura della città.
La stessa parola confronto vuole dire mettere in campo posizioni e vedute diverse per sottoporle, in caso di campagna elettorale, al giudizio degli elettori, Occorre che vi siano indicazioni, non di massima, sulle problematiche, non utopie di soluzioni teoriche ma strategie precise che dovranno essere adottate in caso di elezione.
La gente vorrebbe ascoltare quale sarà la strategia che sarebbe adottata per il centro storico da ripopolare e da riqualificare, cosa ne sarà dell’isola pedonale in via Roma, cosa si vuol fare della piazza Libertà, se il cinema Marino sarà ricostruito secondo il progetto rimodulato dall’amministrazione Piccitto o si vorrà tornare a quello originario stilato dall’architetto di Agrigento.
La gente vuole sapere quando il trasporto pubblico urbano sarà reso degno del nome, se ci saranno zone non coperte dal servizio, la gente vuole sapere se potrà ricostruire in centro storico e con quali limitazioni.
Al momento ci sono solo una serie di enunciazioni, tutte piuttosto concordanti, sul piano particolareggiato da rivedere, sul trasporto pubblico da inventare, sulle piste ciclabili da realizzare, si è d’accordo quasi su tutto, ma non ci sono tempi certi e soprattutto nessuna garanzia sulle cose che vengono enunciate nei programmi ma delle quali non esiste nessuna certezza sulle realizzazioni.
Sei dei sette candidati fanno parte di quelle opposizioni che si sono semore scagliate contro l’attuale amministrazione per le criticità in città; dalle tasse al verde pubblico, dalla manutenzione a Marina di Ragusa a quella delle strade, dal decoro urbano alle carenze dei vari servizi.
Proteste per le chiusure di uffici turistici, musei, Castello di Donnafugata, gabinetti pubblici, cimiteri, allarme per la mancanza di cura per il verde pubblico e il decoro urbano, nessuno dei candidati ha speso una parola, per indicare quali saranno le misure immediate per risolvere, almeno, i problemi che loro stessi hanno sollevato, dai più piccoli ai più grandi.
Qualche giorno prima c’era stato il confronto sulla cultura e sui beni culturali, due temi che sono stati solo sfiorati.
In questo organizzato dagli architetti di Ragusa, come Ordine professionale e come Fondazione ARCH, un guazzabuglio di argomenti inquadrati in tre ambiti diversi, urbanistica, architettura e ambiente, con i vari sottotemi lanciati, in anteprima, ai candidati che, secondo l’ordine alfabetico ne hanno fatto una relazione da estendere ai presenti, senza nessuno che moderasse gli interventi.
Un pubblico scarso, se si fa eccezione alla categoria e agli addetti ai lavori, non considerando lo stuolo di amici e simpatizzanti che ogni candidato porta dietro, esiguo il numero di cittadini che ha seguito il confronto.
Fatte tutte queste premesse, purtroppo di ordine negativo, restano ben poche considerazioni sugli interventi che riteniamo poco opportuno giudicare, salvo scadere in una becera campagna elettorale a favore di questo o quel candidato.
Come accennato all’inizio, nessuna soluzione ai problemi emergenti, nessuna indicazione sui tempi di realizzazione dei progetti proposti, nessuna idea sulle risorse finanziarie da impegnare, tantomeno su quelle disponibili.
Una fiera delle utopie, qualche idea buona, nessuna certezza sui tempi, molti parlano di rigenerazione delle periferie ma nessuno dice da dove si comincerà e con quale tipo di interventi in zone dove non ci sono fognatura, rete idrica, impianto di illuminazione e pubblica, marciapiedi, segnaletica.
A corollario di una serata per certi versi inutile, buona solo per propaganda elettorale di basso profilo, che alla fine della serata ha fatto anche degenerare l’ordinarietà della serata, un particolare non indifferente: né gli organizzatori, né i candidati si sono preoccupati di portare all’attenzione quello che si dovrebbe fare per ottemperare alle norme sull’accessibilità e per l’eliminazione, senza se e senza ma, delle barriere architettoniche, in una città dove, anche su indicazione di certi assessori e di certi dirigenti, il problema è stato sempre, volutamente, messo da parte, soprattutto per le opere di nuova realizzazione.
Basterebbe questo per estrapolare il livello dell’iniziativa e del confronto tra i candidati.
