Ancora una conferma che il Sindaco di Ragusa non va proprio d’accordo con la comunicazione: o è proprio negato per la materia, o, peggio, dal momento che le casse comunali pagano appositamente un professionista per la bisogna, siamo messi veramente male
Come sarà noto a molti, nei giorni scorsi, alcuni sindaci di importanti città italiane, fra cui il sindaco di Firenze, Nardella, quello di Milano, Sala, Gualtieri di Roma, oltre ai sindaci di Venezia, Genova, Bari, Bergamo, Pesaro, Asti, Torino, Ravenna. C’è anche il sindaco di Bari, De Caro, Presidente ANCI, da 35 che erano i primi firmatari si è arrivati, in poco tempo a circa 1.000 sindaci e hanno aderito alla lettera aperta per convincere Mario Draghi a restare al governo.
Nella lettera si legge: «Noi sindaci, chiamati ogni giorno alla difficile gestione e risoluzione dei problemi che affliggono i nostri cittadini, chiediamo a Mario Draghi di andare avanti e spiegare al Parlamento le buoni ragioni che impongono di proseguire l’azione di governo».
Un numero che continua a crescere e che secondo Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e coordinatore dei primi cittadini del Pd, potrebbe convincere il premier ad andare avanti anche senza il sostegno dei 5 stelle: in Parlamento, come è noto, i numeri per sostenere la maggioranza ci sarebbero comunque.
Fra i politici ai quali l’iniziativa non è andata giù, Giorgia Meloni, che attacca e accusa i primi cittadini di “usare le Istituzioni come se fossero sezioni di partito “.
A replicargli è Dario Nardella, uno dei promotori dell’appello, che fa notare alla leader di Fdi come tra i firmatari ci siano anche “moltissimi esponenti di centrodestra”
Chiaramente la Meloni vede allontanarsi la possibilità di elezioni anticipate che vedrebbero, al momento, Fratelli d’Italia nettamente primo partito della vincente coalizione di centro destra.
Sulla stessa linea della Meloni, tre presidenti di regione del suo partito, Francesco Acquaroli nelle Marche, Marco Marsilio in Abruzzo e Nello Musumeci in Sicilia, che prendono le distanze dagli altri presidenti di Regione firmatari dell’appello: “Non condividiamo questa iniziativa, lanciata da alcuni colleghi, sia nel merito che nel metodo. Sono forzature che chi ricopre un ruolo istituzionale non può permettersi, né tanto meno promuovere”.
Il Sindaco di Ragusa si è limitato a pubblicare un post sulla sua pagina, Peppe Cassì personaggio politico, pagina che diventa istituzionale perché la foto del profilo ritrae Cassì con la fascia tricolore e i post riguardano esclusivamente l’attività amministrativa.
Un post che incolla la lettera dei sindaci, senza alcun commento, che non ci dice se Cassì copia e incolla solamente, se condivide la lettera, se la approva, se anche lui è firmatario o, per caso, la ritiene, come il suo amico Musumeci, una forzatura che chi ricopre un ruolo istituzionale non può permettersi, né tanto meno promuovere”.
In attesa di un chiarimento della posizione del sindaco di Ragusa, tanto è bastato a Cassì per farsi bacchettare dai vertici cittadini di Fratelli d’Italia e dall’on.le Stefania Campo del Movimento 5 Stelle.
Se questi sono i risultati, è meglio ricorrere ad un corso di comunicazione o sostituire il portavoce che, però, come altre volte, ci risponderebbe: “Avete ragione, dite cose giuste, ma il sindaco mi dice di fare così”.
In pratica, soldi buttati quelli per il portavoce.
Per la cronaca, questa la Lettera aperta dei sindaci sulla crisi di governo in atto, ripresa dal post di Cassì:
“Con incredulità e preoccupazione assistiamo alla conclamazione della crisi di Governo generata da comportamenti irresponsabili di una parte della maggioranza.
Le nostre città, chiamate dopo la pandemia e con la guerra in corso ad uno sforzo inedito per il rilancio economico, la realizzazione delle opere pubbliche indispensabili e la gestione dell’emergenza sociale, non possono permettersi oggi una crisi che significa immobilismo e divisione laddove ora servono azione, credibilità, serietà.
Il Presidente Mario Draghi ha rappresentato fino ad ora in modo autorevole il nostro Paese nel consesso internazionale e ancora una volta ha dimostrato dignità e statura, politica e istituzionale.
Draghi ha scelto con coraggio e rigore di non accontentarsi della fiducia numerica ottenuta in aula ma di esigere la sincera e leale fiducia politica di tutti i partiti che lo hanno sostenuto dall’inizio.
Noi Sindaci, chiamati ogni giorno alla difficile gestione e risoluzione dei problemi che affliggono i nostri cittadini, chiediamo a Mario Draghi di andare avanti e spiegare al Parlamento le buone ragioni che impongono di proseguire l’azione di governo.
Allo stesso modo chiediamo con forza a tutte le forze politiche presenti in Parlamento che hanno dato vita alla maggioranza di questo ultimo anno e mezzo di pensare al bene comune e di anteporre l’interesse del Paese ai propri problemi interni.
Queste forze, nel reciproco rispetto, hanno il dovere di portare in fondo il lavoro iniziato in un momento cruciale per la vita delle famiglie e delle imprese italiane. Se non dovessero farlo si prenderebbero una responsabilità storica davanti all’Italia e all’Europa e davanti alle future generazioni.
Ora più che mai abbiamo bisogno di stabilità, certezze e coerenza per continuare la trasformazione delle nostre città perché senza la rinascita di queste non rinascerà neanche l’Italia.”
