La convocazione di una conferenza stampa aveva suscitato curiosità, si capiva chi gravitava attorno alla sigla dell’associazione culturale recentemente costituita, ma non c’era contezza di chi fossero i ‘liberi cittadini’ a Ragusa.
Curiosità ha suscitato anche la location dell’incontro, lo studio del Maestro Giuseppe Leone.
Arriviamo preparati, dopo aver consultato la pagina facebook più volte condivisa da Giovanni Iacono, e comprendiamo da chi ascolteremo verbo: si legge “Non abbiamo poltrone da promettere ma belle idee da condividere; ci servono persone e capacità, non possiamo accogliere tutti.”
E ancora, più sotto: “Contestatori moderni, da ben prima che l’onestà andasse di moda. Politici all’avanguardia, in mente solo la libertà di sapere. Vogliamo un paese normale”
Siamo certi di trovarci di fronte a cittadini liberi, secondo i quali le cose non girano nel verso giusto, potrebbe essere una delle solite aggregazioni di associazionismo civile finalizzato alla politica, in parte troviamo conforto alle nostre aspettative, in più abbiamo due sorprese.
La prima, troviamo accanto persone apparentemente diverse per passioni, ideologie, professioni, che sono unite, ma saldamente, da una comune idea di quello che non va, nella città, nella regione, nella nazione, ma non è la solita accozzaglia politico-affaristica, se non altro si lanciano strali alla politica vecchia, non c’è, per una volta, il bersaglio ormai sforacchiato ma costante del sindaco Piccitto e del Movimento 5 Stelle.
La seconda sorpresa è che sono tremendamente incazzati, non sembrano voler fare passerella.
La sintesi è data dalla location che ci ospita, la Galleria Fotografica del Maestro Giuseppe Leone, forse unico esempio, in Sicilia e nel sud-Italia di un pregevole giacimento culturale di questo tipo.
Un ambiente elegante, sobrio, intriso di cultura, di arte, di storia della città e della Sicilia, di innata passione per il bello, per il tipico, per le tradizioni della nostra terra, siano esse sociali, artigianali, rurali, religiose.
E il Maestro non è solo ospite impeccabile ma uno dei Liberi Cittadini, e il più agguerrito.
Assieme a Carmelo Anzaldo, Nunzio Storaci, Giovanni Iacono e Vittorio Aguglia.
La conferenza stampa era convocata per parlare del trasferimento dei reparti dal vecchio al nuovo ospedale.
Ma, unitamente ai limiti del piano aziendale sulla strutturazione dei reparti nel nuovo nosocomio e alle riserve sul trasferimento che viene giudicato affrettato, sono state messe in luce le problematiche derivanti dall’abbandono totale del Civile e quelle conseguenti di una ulteriore desertificazione del centro storico superiore.
È stato Carmelo Anzaldo a introdurre i temi che si volevano porre all’attenzione, da parte di un gruppo di cittadini che, in maniera apolitica, hanno deciso di intromettersi in queste questioni che riguardano la collettività, preoccupati per l’evolversi di una situazione che sembra aver oltrepassato, e di molto, il punto di non ritorno.
Incontenibile il Maestro Leone che ha fortemente criticato la posizione decentrata del nuovo ospedale, posto in un isolato amorfo, troppo distante dal centro abitato delle tante ‘raguse’ nuove.
Ma più ancora preoccupato per il destino della città, per lo svuotamento del centro storico, per una città che ha perso il suo significato di agglomerato urbano.
Sembra che Ragusa abbia avuto amministratori che hanno fatto a gara per provocare più danni, un tempo via Roma, corso Vittorio Veneto, via Sant’Anna, via Mario Leggio erano come il centro storico commerciale di una grande città, un pullulare di negozi eleganti.
Anche gli appartamenti vanno via via svuotandosi, una incapacità amministrativa di saper gestire la città, scelte sbagliate hanno determinato la riqualificazione della via Roma e hanno provocato una crisi diffusa.
È andata perduta la identità ottocentesca, svilita e snaturata.
Per Giuseppe Leone il caso dell’ospedale, che si aggiunge a questa inquietante situazione, potrebbe decretare la fine definitiva di tutto il centro storico superiore.
Zona già deserta e dequalificata, prima per i lavori per il parcheggio pluripiano, poi per la chiusura del cinema La Licata, del supermercato SMA, per la mancata attivazione del palazzo Tumino, per il trasferimento del catasto e, ora, dell’ospedale, il quartiere della Stazione è ora al centro di una situazione decisamente anomala.
“Anni di follia, un utilizzo dissennato delle royalties, le questioni sulla Legge per Ibla, un Sindaco attuale che non scende in piazza, fra la gente, per confrontarsi su queste tematiche.
Noi Liberi Cittadini, per ora in maniera democratica, appresso in altro modo, vogliamo occuparci di queste problematiche.”
Giovanni Iacono ha messo l’accento sulle scelte che arrivano dall’alto e che hanno stancato i Liberi Cittadini.
Un nuovo ospedale, rimaneggiato in alcuni reparti importanti e di spettanza per il 1° livello, scelto come baricentrico sul territorio e depauperato, invece, per motivi politici, di importanti branche mediche e chirurgiche.
Lo svuotamento del Civile provoca un’altra enorme questione, annulla il polo civile della città, rischia di svuotare quello che era il quartiere del Littorio. Non è cosa di poco conto.
Un trasferimento metodologicamente sbagliato, che si vuole attuare in pochi giorni senza un’adeguata verifica dei servizi della nuova struttura.
Secondo Iacono il trasferimento non può dipendere dalla fine del mandato del manager, preoccupazioni sollevano le prime riserve esternate da alcuni primari.
A nome dei Liberi Cittadini, e anche di Partecipiamo, Iacono ha espresso la massima preoccupazione perché non c’è una ricetta, né un pensiero di ricetta. Di qui a poche ore il trasferimento sarà eseguito, sul dopo nessuna progettualità, nessuna programmazione per il Civile.
Il Maestro Leone è tornato a rilevare l’abbandono totale delle ultime espressioni dell’architettura razionale, lo scempio degli anni 50/60, la grande confusione fra l’architettura medioevale di Ibla, su cui si è innestato il barocco e il tardo barocco della città nuova edificata sul colle Patro.
Il tutto sullo sfondo di una assenza della cultura che dovrebbe fare da scenario insostituibile alle questioni narrate.
Il dott. Nunzio Storaci, Libero Cittadino, già primario di Malattie Infettive e ora sindacalista medico, ha messo a fuoco il tema dell’incontro: lo sconcerto per quanto avviene nel settore della sanità locale, vittima dei giochi della politica e delle “storielle che periodicamente il Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria propina alla gente”
Nessuna collocazione certa per Malattie Infettive, Oculistica, Otorino, legittime le preoccupazioni per i ricoverati lasciati al Maria Paternò Arezzo, senza anestesisti, senza cardiologia, senza guardia medica, come anche per i malati oncologici abbandonati in un ospedale vuoto.
Di tutto questo è colpevole anche la deputazione locale, colpevoli anche tutte le forze politiche con il loro preoccupante silenzio.
Un’associazione, circa 40 persone rappresentate dai partecipanti all’incontro che hanno messo sul piatto tematiche apparentemente slegate ma unite dal filo conduttore di mancata programmazione e di politiche per la città per le quali solo ora si avvertono conseguenze, forse, irreparabili.
Tardive, di certo, le preoccupazioni sull’utilizzo del civile per il quale una inevitabile bonifica e un’altrettanta improcrastinabile ristrutturazione, imporranno tempi lunghi, se non verrà subito decisa la destinazione per tutti gli uffici amministrativi dell’azienda sanitaria.
Del resto, poche colpe si potranno addebitare all’amministrazione comunale per un immobile di proprietà dell’azienda che troverebbe una giusta riqualificazione solo con la salvaguardia del corpo centrale originario e con l’abbattimento delle parti accessorie, stilisticamente staccate dalla costruzione principale.
Bene fa l’associazione a mettere al centro della propria azione la salvaguardia di tutto l’antico quartiere che potrebbe rinascere solo con l’utilizzo razionale del Civile che sfruttasse anche l’opportunità del vicino parcheggio.
Ogni altra soluzione, che richiederà, in ogni caso tempi lunghi, se non lunghissimi, decreterà il definitivo declino di un’altra parte del centro storico superiore e servirà solo per incentivare critiche e invettive contro i sindaci del passato.
Quanto al trasferimento dell’Ospedale, che il dott. Storaci vorrebbe addirittura bloccare, per motivazioni di sicurezza, pensiamo, con Giovanni Iacono, che, ormai, è tempo di aprire il nuovo, confidando nelle professionalità mediche, infermieristiche e tecniche che, di certo, stanno lavorando e lavoreranno al meglio per ridurre i disagi ed annullarli.
Tutto il resto è politica e dalla politica sarà determinato, a cominciare dalla riconferma o meno del Direttore Generale che costituirà, in ogni caso, l’inizio di una nuova vita della sanità ragusana.
