L’inflazione dei cambiacasacca

Che in terra sicula il fenomeno del cambio di partito sia cosa ordinaria, fuori da ogni possibile riferimento a ideologie o appartenenze politiche storiche, è fuori di dubbio e dimostrato da quello che è avvenuto, negli ultimi anni all’Assemblea Regionale.
Molti, come il recente caso dell’UDC, sono trasferimenti dovuti al declino o alla definitiva chiusura di formazioni politiche che avvengono quando ci si rende conto che voti non ce ne sono.
C’è sempre qualche caso eclatante di esponenti politici che migrano portando dietro un consistente consenso personale sul territorio di appartenenza, con relativo serbatoio di voti.
Qualcuno migra, come detto, perché non ha più un tetto politico, molti sono disperati, con pochi voti al seguito, emarginati dai loro partiti che vanno in cerca di sistemazioni, anche per provare a scovare qualche voto che li legittimi nell’azione politica.
Una ventina i cambi di casacca nell’ultima tornata all’Assemblea Regionale Siciliana, molti si sono diretti sul carro del vincitore, nei partiti della coalizione di centro destra, dove intravedono tempi migliori.
Migrazioni che non possono non apparire strane, se non condizionate dall’interesse strettamente personale di sopravvivere politicamente.
Ex renziani che vanno alla Lega, autonomisti che vanno in Forza Italia, gente che con disinvoltura passa dal PD al partito di Berlusconi.
Ex grillini, ben quattro, che fanno il salto più eclatante, e passano a Fratelli d’Italia, c’è il caso di un deputato, Totò Lentini, eletto in Forza Italia, che dopo un breve soggiorno in Fratelli d’Italia chiude la legislatura sotto l’egida degli autonomisti e che il 25 settembre tenterà di tornare all’Ars candidandosi di nuovo in Forza Italia.
in Forza Italia.
Badiamo bene, tutto legittimo e regolare, come i tanti passaggi da Forza Italia alla Lega, al seguito del segretario regionale, ex di Forza Italia.
Sono migrazioni che hanno seguito il trend ascensionale di Fratelli d’Italia, quello che ora ha rallentato della Lega e quello di Forza Italia che si mantiene sull’immagine di Berlusconi ma non va oltre uno striminzito 7%, come recitano gli ultimi sondaggi, numeri che non danno tranquillità a quanti pensavano di aumentare i consensi con il trasferimento.
L’ultimo trasferimento di massa è quello di alcuni appartenenti all’UDC, vecchie glorie, esponenti di governo e nuovi approdati che, per le elezioni regionali, hanno dovuto sottostare all’accoglienza nella nuova DC di Toò Cuffaro, l’ex Presidente della Regione Siciliana.
L’UDC, come numeri, non è messo bene nemmeno a livello nazionale, in Sicilia era evidente la difficoltà di arrivare anche solo al quorum necessario.
Ed ecco, così, che smobilita, del resto i partiti sono ormai dei taxi per arrivare ad un seggio o, in subordine, ad una poltrona.
L’assessore Cordaro non si candida ma passa con la Meloni, il collega. Turano con la Lo Curto, va alla Lega, la collega Baglieri trova accoglienza in Forza Italia, nella lista di Ragusa, territorio, e capoluogo in particolare, dove il partito è pressoché scomparso
In Fratelli d’Italia è transitata anche la moglie dell’assessore Razza, ex grillina, per non parlare del Presidente Musumeci che non è riuscito a far diventare partito il suo diventeràBellissima.
Tendone enorme, il partito della Meloni che accoglie anche Assenza, Aricò e la Savarino, tutti i fedelissimi del Presidente.
Eclatante, ma non troppo, il passaggio di Armao, da Forza Italia a terzo polo.
Ma non si pensi che è finita qui, altri trasferimenti saranno all’ordine del giorno, vedi il caso dei tanti iscritti scontenti del Movimento 5 Stelle che non attendono altro che l’ultima débâcle per rimaneggiare ulteriormente la formazione di Grillo.
Il dato comune è, comunque, che nessuno si strappa i capelli per tutte queste dipartite che, ormai, vengono considerate quasi fisiologiche.

Nel nostro piccolo, c’è anche qualcuno che si agita, vedi l’ex sindaco di Modica, Abbate, che dalla lista civica era ritornato alla casa originaria dell’UDC, aveva annunziato con enfasi la sua candidatura, con la presenza dei vertici del partito, ripiegando, all’ultimo, su una più comoda competizione sotto l’egida della nuova DC di Totò Cuffaro. Ove fosse eletto, ipotesi che molti danno come remota, non si sa se sarà onorevole della DC o dell’UDC, comprendiamo che sempre di Scudo Crociato si tratta, ma la gente vorrebbe capire.
Affascinati dalla sirena modicana, lo testimoniano le partecipazioni alle riunioni presso il Comitato elettorale di Abbate, hanno lasciato i partiti di appartenenza i consiglieri comunali di Ragusa, Gurrieri e D’Asta.
Entrambi non si sono pronunciati sul colore della nuova casacca.
Non hanno fatto notizia le dimissioni di Gurrieri dai 5 Stelle, qualche interesse ha suscitato l’abbandono di D’Asta dal PD, ma è storia vecchia che non può impressionare e sorprendere i vecchi osservatori della politica cittadina.
Intanto c’è da registrare l’assoluta indifferenza del Partito, e dei suoi aderenti, alle dimissioni.
Cambia poco anche in Consiglio Comunale, nessuno si è strappato le vesti per un cambio di posizione che si attendeva da troppo tempo.
Un traditore seriale D’Asta, che è andato contro le scelte del partito già nel 2013, non appoggiando Giovanni Cosentini, nel 2018 non appoggiando Peppe Calabrese e ora scegliendo di non sostenere il partito alla vigilia della competizione elettorale che vede lo scontro diretto fra coalizione di centro destra e coalizione di centro sinistra che vede la Chinnici con buone chance di insidiare il non del tutto gradito Schifani.
D’Asta ha scelto un copione complicato per dare risalto al suo abbandono del partito: come lui stesso specifica, giorni addietro invia una lettera al segretario regionale Pd Sicilia, al deputato regionale della nostra provincia, al segretario provinciale, al segretario cittadino e al capogruppo Pd Ragusa.
Poi sceglie di informare prima il quotidiano locale, quindi gli altri organi di informazione, una sorta di irrigazione a tempo, centellinata a gocce.
Tutto per informare che prende le distanze dal partito, non condividendone la linea a vari livelli. Ma lo si sapeva dal 2013, e, forse, anche prima.
Qualcosa di condivisibile sulla mancanza di adeguata prospettiva politica del partito, e sulla mancanza di adeguata rappresentanza locale alla competizione elettorale.
Fa notare che il Pd prevede di organizzare le “parlamentarie”, passaggio ancora una volta negato, ma perché non ribellarsi subito?
C’è anche un riferimento alla fallita alleanza con i 5 Stelle, a livello regionale, e l’immancabile contestazione alla gestione locale del partito, per le sconfitte del 2013 e del 2018, l’ultima delle quali, però lo ha visto eletto come consigliere comunale, un ruolo che non ha rivestito con la dovuta aggressività, dicendosi, addirittura, più volte, disponibile, ad un confronto costruttivo con l’attuale amministrazione.
Per intanto frequenta le riunioni di Abbate, a Modica, vedremo se ci sarà il grande salto dalla sinistra al centro destra.

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