L’ultima chance

Alla fine si chiama l’esorcista per risolvere la questione via Roma: un progetto per ridare vita a quella che era la via principale della città, un ennesimo tentativo di resuscitare la via, affidato ai magheggi di Ciccio Barone, nella speranza che l’assessore ai centri storici, che agisce a 360°, fra eccitanti ai commercianti, locali in locazione a grosse aziende del settore abbigliamento, qualche evento e la fortuna che aiuta gli audaci, riesca nell’intento di far tornare, se non i fasti del passato, almeno qualche segno di vitalità.
Dal risveglio della città, annunciato in campagna elettorale, si è passarti alle iniziative per favorire l’apertura di nuove attività, di fatto, da due anni, ininfluenti, qualche agevolazione tributaria per i nuovi residenti, ma tutto è stato inutile.
Ora, si pensa che con un po’ di trucco si possa mimetizzare il tramonto.
Certo, non è cosa facile stravolgere la situazione attuale, le cause non sono poche e non sono, soprattutto, quelle banali che vengono sempre messe sul tavolo.
Non è vero che la gente ha lasciato il centro attirato dall’edilizia residenziale, la ricerca di nuove comode case, fra l’altro in zone tranquille e a contatto con la campagna, è stato un trend degli ultimi decenni, perseguito da molti.
Il commercio non è morto per i centri commerciali ma di suo, complice una crisi perdurante e devastante, complici gli acquisti in rete.
A meno di non voler desiderare una città vecchia, fatta di ruderi ristrutturati e un commercio fermo agli anni 70 del secolo scorso.
La gente, tradizionalmente, si spostava su Catania, lo fa tuttora, si spostava su Modica, si comprava, addirittura in alcune esclusive boutique di Caltagirone.
Non a caso i negozi di livello, gioiellerie, abbigliamento di lusso, e di qualche altro settore, sopravvivono, in centro o defilati in periferia. Il mondo sta cambiando e nessuno se ne accorge, nessuno si chiede perché non ci sono più le concessionarie di auto di lusso, BMW e Mercedes, a Ragusa non c’è una importante galleria d’arte, non ci sono negozi di antiquariato, non ci sono negozi per gourmet, mancano addirittura negozi di scarpe di lusso, roba per intenderci da 500 euro a paio in su.
Allora, speriamo in questo progetto che ha voluto Barone, una nuova architettura del verde, qualche panchina scomoda per evitare che le sedute diventino un bivacco, una luce tecnologicamente studiata, tutto per favorire i negozi, sembrano, ma in effetti lo sono, le strategie dei centri commerciali, con le stesse si pretende di trasformare la via Roma in centro commerciale, la nuova ala, fino alla Rotonda aspetterà tempi migliori, tutte le vie adiacenti a via Roma saranno come i contorni dei centri commerciali: al di fuori, il nulla.
Se non fosse che a presentare il progetto fosse Ciccio Barone, qualcuno avrebbe potuto chiedere le dimissioni del sindaco, a Ciccio tutti credono, ma, sinceramente, come si risveglierà via Roma è come giocare a baccarat.
Ma il sindaco ce la mette tutta per far sì che qualcuno eccepisca qualcosa: fa intervenire anche il fedelissimo Giuffrida, uno del nocciolo duro, e mette sul tavolo il progetto di copertura del ponte nuovo.
Sembra che alla ragazza vestita a festa si voglia regalare il gioiello per esaltare il tutto.
Con tutto il rispetto per il progettista, pensiamo che la copertura possa costituire il de profundis per tutto il centro storico, non è nemmeno una copertura, sembra un mega dehors per esercizi pubblici che non ci sono, forse hanno voluto creare un palcoscenico di eccellenza per guardare chi coltiva gli orti urbani o, dall’altra parte ammirare le maestranze che faranno sorgere il megaprogetto di riconversione dell’antico quartiere a luci rosse.
Un progetto farneticante, quello della copertura del ponte, nemmeno di questo sindaco che sembra fare a gara per non essere il sindaco del cambiamento, che non riesce a buttare nel cestino una serie di idee bizzarre che a Ragusa non mancano mai.
Giorgio Massari vantava, una volta l’asse viario, che era anche di ingresso alla città, da piazza del Popolo alla rotonda di via Roma, una visione profonda e colta, come lo sono molte di Giorgio Massari, si spezzerebbe, invece, un ultimo filo che lega ancora la città alla sua nascita, si chiuderebbe, definitivamente il passaggio sulla via principale, anche solo per le vetture elettriche.
Così non si risveglia la città, si narcotizza.

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