L’ultima grillinata prima delle prossime elezioni

C’è una atmosfera agitata nella politica cittadina, il dilagare di gente del tutto inesperta che pensa di averne conosciuto i segreti e di poterne dominare le strategie, ha creato situazioni aberranti.
Ci sono piccole formazioni politiche sconosciute che chiamano a raccolta anche i partiti tradizionali, senza alcuna ideologia di fondo, senza preoccuparsi se di destra o di sinistra si pongono candidature per le alleanze più strane, si avanzano pretese, si mostrano ambizioni spropositate, a livello che, solo restando all’attuale scena politica, ci sono 6 o 7 soggetti che pensano, e sotto sotto l’accarezzano con convinzione, all’ipotesi di potersi candidare alla poltrona di sindaco di città.
Le condizioni attuali sono acuite dallo sfaldamento della maggioranza che ha sostenuto l’attuale amministrazione, via Fratelli d’Italia, via il gruppo di Ciccio Barone, in bilico la posizione di Giorgio Massari e del suo Ragusa Prossima, ondivaga fra il concretizzare le promesse d’amore con Cassì e tentare la carta del nuovo esperimento Schininà.
La perdita della maggioranza, a questo punto della sindacatura, non può avere effetti dirompenti, bene o male si andrà avanti per questi pochi mesi che ci separano dalle elezioni, nessuno vorrà correre i rischi di un commissariamento che potrebbe allontanare il giorno delle prossime comunali.
L’obiettivo, all’ordine del giorno, sarebbe quello di mettere insieme le tredici teste di opposizione a Cassì per un fronte comune che, al momento, resta una illusione pia.
C’è chi vorrebbe che questo fronte unico fosse costituito solo da elementi dei gruppi consiliari, chi pretenderebbe di non avere intromissioni di gruppi non presenti in consiglio, ma soprattutto tutti cercano di non far mettere nessuno davanti come leader.
Scomode, quindi, le partecipazioni, anche solo alle riunioni, di Ciccio Barone o di Riccardo Schininà, manca ancora, come manca per definire un quadro delle candidature a sindaco, la voce, che resta autorevole, del Partito Democratico, in particolare quella del segretario Calabrese che guarda ma non favella, lasciando ogni decisione in sospeso.
In questo scenario complesso si inseriscono i 5 Stelle o, meglio, quello che potrebbe restare dei 5 Stelle: quattro consiglieri, dei quali tre sempre assillati da impegni di lavoro, uno il capogruppo ormai esaltato, gasato dai sogni di diventare capo dell’opposizione, leader cittadino, e non solo, dei 5 Stelle, senza escludere anche la possibilità di poter essere candidato sindaco.
Ma chi rappresenta il capogruppo 5 Stelle? Qualche autorevole componente del gruppo pare abbia stabilito contatti con Riccardo Schininà, per un sostegno, per ora tacito; in ambienti vicini a quella che resta, naturalmente, e nei fatti, la leader del Movimento a Ragusa, l’on. Campo, circola voce che quelli che hanno fatto campagna elettorale contro la Campo non avranno posizioni anche minime all’interno del partito, cosa del tutto comprensibile e condivisibile.
Occorrerà attendere le scelte per il responsabile cittadino e provinciale del Movimento, dopodiché la voce del capogruppo 5 Stelle potrebbe diventare priva di ogni autorevolezza, all’interno del Movimento, cosa del resto nei fatti, se non la voce di una nuova piccola insignificante componente politica.
In questo scenario contorto e complicato, il capogruppo 5 Stelle tira fuori dal cilindro l’ultima trovata per tentare di avere un ruolo nella politica locale.
Lo fa con una di quelle trovate che sono la negazione della politica, una proposta scandalosa e oscena, una sorta di sporco inciucio alla luce del sole, la negazione dei compiti fondamentali di una opposizione sana e ossequiosa del mandato dei cittadini.
Chi ha votato 5 Stelle ha votato contro la politica di Cassì, nei confronti del quale anche il capogruppo dei 5 Stelle ne ha detto di tutti i colori, per incapacità, irresponsabilità politiche, lungo tutto l’arco dei cinque anni di mandato.
Del resto, anche chi ha votato Cassì non potrebbe capire accordi con i 5 Stelle.
Cosa pensa di fare, invece, il capogruppo 5 Stelle? Concordare insieme la prossima redazione del bilancio preventivo, in scadenza, naturale, entro la fine dell’anno.
Se a Cassì manca la maggioranza per il PRG, complici anche le incompatibilità, lo stesso non si percepisce per il bilancio, per il quale si sente già odore di soccorso, rosso, bianco o altra tonalità che sia.
Il capogruppo 5 Stelle non percepisce questo odore o, meglio, lo percepisce a tal punto da cercare di mettere cappello su possibili accordi per il bilancio.
Pretende, quindi, di concordare la definizione del prossimo strumento finanziario prima che lo stesso approdi in Giunta e dopo un confronto con il dirigente competente e gli uffici finanziari.
Paventa la possibilità di un diluvio di emendamenti che queste opposizioni non hanno mai saputo concretizzare, auspica che vengano evitati conflitti politici, teme che si vada all’esercizio provvisorio.
Ma di queste cose se ne dovrebbero occupare i leader, se ne dovrebbero occupare quelli che di politica ne capiscono, che hanno esperienza, che sono riconosciuti per le loro competenze specifiche.
Si resta basiti a pensare che gente come Tringali o Antoci possano tollerare questo stato di cose, i 5 Stelle sono anche superati dall’ultima novità politica in città, quella di un terzo polo, alternativo a Cassì e a Schininà, pensato da chi di politica ad alto livello ne ha masticato abbastanza da poter esprimersi in materia, che potrebbe raccogliere il consenso dei moderati di destra, del movimento di Ciccio Barone, o anche di Giorgio Massari ove, come si mormora, potrebbe essere candidato sindaco di questo terzo polo.
Un tentativo di proporre una alternativa autorevole e con indiscutibile consenso personale, politico e numerico, in mancanza del quale molti sarebbero disponibili a tenersi Cassì, come male minore per la città.
Una coalizione, di ampio consenso popolare già assodato, nella quale le particelle, comprese i 5 Stelle, potrebbero fare solo da spettatori, se ammessi in sala.
Al momento, restano solo ipotesi, ma non di fantapolitica, complice lo stallo della situazione che non ha visto passi in avanti, come consensi, di quelli, fino al momento, papabili per la candidatura a sindaco.
Per concludere, c’è da sperare solo che Cassì e il suo assessore al bilancio, Iacono, prendano a ridere proposte strazianti come quella del capogruppo 5 Stelle, prima di tutto per salvaguardare il proprio prestigio, personale e politico.

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