L’uso in concessione dei beni pubblici comunali

In uno speciale del quotidiano locale dedicato al futuro economico del nostro Comune, c’è stato un intervento dell’assessore allo sviluppo economico, nel quale si legge un passaggio a proposito della concessione dei beni immobili del Comune, secondo gli strumenti previsti dalla normativa di settore, nel tentativo di dare impulso alla rinascita economica.
Secondo l’assessore, sarebbero scelte che ”esprimono la volontà politica di valorizzare un bene pubblico, riducendo le spese dell’ente, per finalità economico e/o sociali, soprattutto indirizzando l’uso del bene per un impatto sulla comunità.”

Non intendiamo, qui, esprimere una nostra valutazione sulla bontà di questo tipo di scelte, quanto, piuttosto, rilevare la persistente cattiva informazione sulle strategie dell’amministrazione, oltre ad una certa confusione su quello che viene esternato all’opinione pubblica.
Trattandosi del patrimonio pubblico, necessaria sarebbe una esaustiva informazione sulle strategie tendenti a dare in concessione beni immobili del Comune.
Apprendiamo, per caso, da un articolo chiuso nei meandri di uno ‘speciale’ monotematico, che oggetto della strategia sarebbero, intanto, l’immobile di via del Mercato, a Ragusa Ibla e il complesso di locali commerciali, definito Carmine Putie, sovrastante al parcheggio pluripiano adiacente al tribunale di Ragusa, entrambi beni del Comune impantanati in bandi che non hanno trovato riscontro, da troppo tempo, per dare in affitto i locali, ad una o più imprese.
Peraltro, i locali di via del Mercato, dovrebbero essere oggetto di ristrutturazione che prevede anche la chiusura dei portici. Locali da troppo tempo senza destinazione, finora, per quello che si è saputo, oggetto di un tentativo di cessione in locazione e non di concessione del bene pubblico.
Di tutta evidenza che additare i due cespiti a oggetto di strategie per la rinascita economica è tempo perso, considerato il fallimento delle politiche finora adottate, complici sicuramente dei bandi non interessanti per gli eventuali destinatari.
Si parla ancora dell’ex macello, alla zona industriale, ma non si è mai saputo nulla e si deve considerare che una concessione del bene potrebbe essere destinata solo a imprese del settore, salvo non ci siano progetti di riconversione della struttura o di cessione della stessa, in ogni caso non si tratterebbe di concessione.
Non ne sanno nulla anche altri assessori della Giunta Cassì, che non hanno saputo rispondere alle nostre richieste di chiarimenti in merito.
Prodigo di qualche particolare è stato il Sindaco che ha confermato l’intenzione di sfruttare le potenzialità della struttura e di utilizzare parte dell’area della stessa per allargare il confinante canile rifugio sanitario. Ma nulla di più.
Ma è sempre troppo poco per una struttura importante, sulla cui dismissione non si è mai parlato in questi due anni di amministrazione.
Da ultimo, leggiamo di un progetto di concessione del ‘complesso Castello di Donnafugata’, del quale, evidentemente, si sta occupando l’assessore Licitra.
Fino ad ora, sapevamo che nelle intenzioni dell’amministrazione c’era di esternalizzare alcuni servizi, per cui si stavano predisponendo, tramite i bandi di Agenda Urbana, idonee ristrutturazioni in alcuni locali dei bassi del Castello, adiacenti al nuovo Museo del Costume, favorendo l’inserimento di esercizi di ristorazione, di book shop e di servizi turistici in generale.
Ma dalla esternalizzazione di alcuni servizi, alcuni dei quali forse, per il nuovo Museo, alla concessione del ‘complesso Castello di Donnafugata’ ce ne passa, se ci è consentito, particolare che aggiunge estrema confusione a quella già acclarata da quella per la commistione fra i ruoli degli assessori allo sviluppo economico, alla cultura e al turismo, commistione che, finora, ha prodotto poco, nell’insieme, per il futuro della città, lasciando, peraltro, il ‘complesso’ in uno stato di evidente abbandono, forse in attesa dei risultati delle mirabolanti strategie propinate alla collettività.

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