“L’incalzare della data del voto rende necessario occuparsi di argomenti che, si pensa, possano fare presa facilmente sull’elettorato, viene tralasciata una grande progettualità, di ampio respiro, rivolta al futuro della città e non ai programmi dei prossimi 5 anni per guadagnarsi la poltrona.”
A riflettere sui temi emergenti per la città si sofferma Maria Licitra, candidata nella lista Territorio a sostegno di Riccardo Schininà Sindaco, che osserva come il centro storico è diventato materia di grande trattazione, senza lasciare spazio a urbanisti, progettisti, tecnici e, soprattutto a chi il centro storico lo vive e lo vuole vivere.
“Per una materia così importante non servono proposte ad effetto, occorre partire dall’esistente perché non possiamo ottenere, con un colpo di spugna, il ricambio dei residenti, il ritorno dei giovani in centro storico, il ripopolamento commerciale, senza ripristinare la vivibilità di un tempo – asserisce Maria Licitra che aggiunge: si parla tanto di demolizioni e ricostruzioni, riterrei più opportuno iniziare a parlare di demolizioni, di edifici fatiscenti, per creare nuovi spazi, nuovi immobili funzionali o spazi aperti, con verde, di aggregazione”
“Occorre stare con i piedi per terra, demolire e riscostruire significa avere il privato o l’ente pubblico che investe somme non indifferenti per programmi che, prima di tutto economicamente, devono avere ritorni certi – osserva la candidata di Territorio – non servono grandi progettualità proiettate a lungo termine, ma si devono perseguire obiettivi concreti, realizzabili e immediati.
Ritorna a fare capolino fra la gente la questione del mostro di piazza San Giovanni, il palazzo INA, in passato si voleva destinare a struttura alberghiera di lusso, ma non ci sono stati riscontri.
La soluzione ideale, ma non dal punto di vista finanziario per il Comune, sarebbe l’abbattimento per lasciare uno spazio aperto, multifunzione, per dare respiro alla piazza e allargarne il perimetro.
Non mancherebbero progettisti di eccellenza per trovare una nuova conformazione dei luoghi.
Ma, nell’eventualità che questa ipotesi incontri ostacoli di varia natura, propenderei per fare di palazzo INA una struttura per l’housing sociale.
Bello leggere di progetti di grande architettura contemporanea e di progettualità internazionale, ma non siamo nelle condizioni di appendere il Picasso a muro, tanto varrebbe sfruttare l’immobile, appunto perché composto da vani relativamente piccoli, per l’housing sociale, per soddisfare esigenze che, da tutte le parti politiche, vengono ritenute prioritarie.”
“Non illudiamoci di invertire le tendenze che, negli ultimi anni, hanno spopolato il centro storico, e non illudiamoci che potremo farlo con facilità.
Perché non pensare, invece, di attuare una azione per portare subito gente ad abitare in centro?
Una opportunità di rivitalizzazione, non solo urbanistica ma soprattutto sociale, unità abitative messe a disposizione dal Comune per tutte quelle persone che si trovano in difficoltà economiche, ma che non raggiungono la soglia di povertà che permetterebbe loro di accedere all’assegnazione delle cosiddette case popolari. Unità monofamiliari, ma anche anziani soli, ragazze madri, donne vittime di violenza senza una residenza sicura, studenti universitari, una residenza di prestigio per una azione sociale di prestigio che possa ridare vivacità al centro storico e al cuore della città, un modo, assai condivisibile, al fine di contrastare povertà e disuguaglianze, porre rimedio all’emergenza abitativa e creare spazi condivisi, recuperando spazi che anche riempiti dagli uffici giudiziari non hanno risvegliato il centro storico, come si pensava, uffici giudiziari che meritano, fra l’altro, sistemazione più adeguata, consona, funzionale e centralizzata con tutte le strutture del settore.”
Una riconversione edilizia ed energetica del palazzo si impone comunque, tanto vale sfruttare l’occasione per una operazione sociale di grande rilevanza – conclude Maria Licitra – che trova riscontri precisi nel programma di Riccardo Schininà, rivolto ad una visione realistica e non fantastica del futuro della città.”
