Mario Chiavola di Ragusa in Movimento pensa di aggiungere un tavolo tecnico, sul modello Modica, al pentolone per trovare soluzioni atte a salvare il centro storico

Era scontato che fra i mille contributi finalizzati alle soluzioni migliori per salvare il centro storico arrivasse quello di perseguire il modello Modica, con un tavolo permanente, espressione della mobilitazione complessiva di cittadini, commercianti, associazioni, ordini professionali, politici e comitati vari.
Il primo a lanciare la proposta è il Presidente dell’associazione politico culturale ‘Ragusa in Movimento’, Mario Chiavola, che, si deve dire, fa parte anche del direttivo cittadino di Fratelli d’Italia.
Come suole fare, invece di indossare le vesti del partito e accostarsi alla questione con alcune considerazioni inevitabili sull’attuale amministrazione, da otto anni inadeguata solo ad approcciarsi al problema, preferisce parlare a nome della sua associazione.
Non si può mettere in discussione che l’esperienza modicana è solo al nascere, che non si possono intravedere gli sviluppi e, soprattutto, la valenza delle soluzioni che, eventualmente, saranno adottare, senza dire che per vedere risultati occorreranno anni, se non decenni.

Chiavola riflette sul perché analoga esperienza non sia stata proposta per Ragusa, ma dimentica l’ultima amenità sfornata dall’attuale assessore ai centri storici che ha dotato la città di un masterplan con le linee guida per la rigenerazione urbana e la rivitalizzazione sociale del centro storico di Ragusa, fornito, dopo apposito lavoro dedicato, da ANCSA, l’Associazione dei Centri Storico Artistici.
E’ bene dire che, per sgombrare ogni tipo di possibili illusioni della città e contro ogni sterile tentativo di propaganda sulla materia, il Presidente dell’Associazione è stato molto onesto intellettualmente precisando, all’inizio del suo intervento di presentazione del masterplan che lo stesso è solo uno strumento indicatore di politiche non urbanistiche per il centro storico che, per inciso, merita maggiore considerazione di quella che hanno i cittadini.
Ha anche precisato che per situazioni di questo genere, non ci possono essere inversioni di tendenza, si può solo cercare di migliorare le condizioni, attraverso misure dedicate e nel corso di anni.
Cambiamento che, come detto e come sottolineato dai redattori del masterplan, può avere una spinta determinante dal Piano Particolareggiato del Centro Storico e con adeguati strumenti agevolativi per un ripopolamento residenziale e commerciale.

In pratica, le soluzioni ci sono, sono sul tavolo, non c’è bisogno di altri tavoli. Di altro servirebbe, forse, un’altra amministrazione, un altro sindaco, un altro assessore, se dopo aver commissionato lo studio ti danno le soluzioni e ancora si cincicschia con festa del formaggio, tutto volume e mostre egiziane, non c’è speranza.
E questo lo dovrebbe dire Chiavola, da uomo di destra, e tutto il suo partito, lo dovrebbe gridare e chiedere, come fa in parte, con decisione e non con la delicatezza di questa destra al borotalco che c’è in città, cosa si sta facendo.
Chiavola ammette che per cercare di invertire la tendenza al declino definitivo del centro storico serviranno venti o trenta anni, serve subito il piano particolareggiato, servono incentivi seri alla residenzialità e il sistema della edilizia agevolata regionale per il centro storico.
A Ragusa si cincischia con agevolazioni che non attraggono, di poche lire, influenti per scelte di una vita, ma quelle stesse proposte come stanno funzionando? Quanti nuovi residenti hanno realmente attratto? Quanti immobili sono stati recuperati? E soprattutto: questi interventi stanno generando un cambiamento percepibile o restano iniziative isolate che non riescono a incidere sulla struttura complessiva del quartiere?
Chiavola dice che sono domande da porsi ma deve, invece pretendere di ottenerla da una classe incapace di amministratori che, da anni, prende in giro la città. E meglio sarebbe, invece di perdere tempo con nuovi tavoli a cercare tutti i potenziali componenti per fargli firmare un documento per porre le domande agli amministratori e invitarli ad andarsene in caso del nulla di fatto.
Così si potrebbe constatare quanti veramente hanno a cuore le sorti della città, ma ci vogliono azioni decise,

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