Michele Digrandi e la “sua” Sicilia

La Sicilia è una terra la cui bellezza non può lasciare indifferenti.
I suoi colori, i suoi chiaroscuri, i suoi paesaggi e le sue forme di vita hanno trovato spesso rappresentazione grafìco-pittorica a testimonianza dell’urgente “bisogno” che fanno sorgere nell’animo di chi è artista: Michele Digrandi artista lo è pienamente.
Artista eclettico e sensibile, dotato di un bene che, senza tirare in ballo Dio, è certo raro: sa cogliere nelle cose la loro anima.

Un albero non è solo un albero, è un essere vivente che agisce e subisce nel suo ambiente, si piega al vento del maestrale o tesse colloqui amichevoli con un suo simile, ospita una lucertola campestre o assiste ai fenomeni naturali con noncuranza.
L’opera pittorica di Digrandi è colma di natura, è, direi, ecologica.
Di un ecologismo mai di maniera e salottiero ma, al contrario, maturo e consapevole, filtrato non dalla TV ma dalla sua esperienza diretta con la natura iblea.
Esperienza che gli viene anche dalla sua passione per la pesca; le trote iridee di alcuni suoi quadri, con la loro fascia arcobaleno sui fianchi, ce lo ricordano.

Attraverso i suoi quadri la Sicilia, in particolare la zona del ragusano, hanno colpito e affascinato i numerosissimi visitatori delle mostre cui l’Artista ha partecipato, sia in Italia (Ferrara, Firenze, Pistoia, Ragusa, Repubblica di S. Marino, Venezia, Viareggio, Modica, etc.) che all’estero (Los Angeles, New York, Nice), conseguendo riconoscimenti importanti di critica e di pubblico.

Dei molti illustri critici che hanno scritto di Digrandi, riporto solo quanto detto da Angelo Campo: “Filtra le sue immagini attraverso un prodigioso intervento pittorico che ben conferisce ai suoi quadri la bellezza e l’estrema pulizia del grande mestiere… al servizio di un’idea, che lo porta a impegnarsi pienamente con i temi più civili della storia che viviamo”.

I muri “a siccu”, i carrubi – anima verde del ragusano -, le lucertole muraiole e le api iblee appaiono nei quadri di Michele Digrandi nei loro colori luminosi ma con altri significati, a volte dichiaratamente ermetici, altre più palesi, sempre però emozionanti.

Merito della fine tecnica e del pieno possesso dei colori che il Digrandi ha e, ripeto, merito della sensibilità con cui la natura iblea è filtrata.

Modica, Ottobre 1989

Corrado Tedeschi

Insieme 30 settembre 1994 – n.193 pag. 3

Ultimi Articoli