Rispetto allo spirito originario e ai principi professati, il Movimento 5 Stelle va sempre indietro, nonostante un consenso dimezzato ma sempre vivo in alcuni territori.
Il partito della trasparenza, dell’eliminazione della vecchia politica, dell’abolizione dei vecchi schemi e delle vecchie celebrazioni dei partiti, quello che doveva aprire la scatoletta di tonno ha finito per sedersi alla tavola della vecchia politica e gustare pienamente il tonno.
Le stesse correnti di una volta, le stesse rivalità per una poltrona, sia essa ministeriale o di periferia, giravolte e dietro front anche su temi importanti, nonchalance per passare da un accordo con la Lega a quello con i tanto odiati Democratici.
Anche in Sicilia si soffre di questo nuovo corso dei grillini: i deputati chiedono l’abolizione del limite dei due mandati, mesi per stabilire chi deve essere il leader regionale e, a cascata, quelli locali, nel contesto di una formazione politica dove dovrebbe avere voce solo la base.
A Ragusa non ci mancano elementi, dopo le vicende legate alle candidature per le nazionali e le comunali, non c’è bisogno di capire di che pasta sono fatti i 5 Stelle.
Per il capoluogo, e per il territorio provinciale, ci ritroviamo due rappresentanti alquanto defilati, la deputata di Ispica, non del tutto presa e compresa delle problematiche della parte centrale e occidentale del territorio ragusano, il senatore, della provincia di Siracusa, non pervenuto, solo raramente presente nella nostra provincia.
Alla regione, Stefania Campo, incessantemente impegnata su diversi temi ma scollata dalla realtà del capoluogo e dalla compagine consiliare in particolare, per i reflussi delle vicende legate alle ultime comunali.
A Ragusa avremmo una compagine di ben 5 consiglieri comunali, di peso considerando i meccanismi della legge elettorale, ricordiamo che al ballottaggio il candidato del Movimento 5 Stelle conquistò una messe di voti, senza apparentamenti e alleanze ufficiali, restando solo a 1.500 voti circa dal sindaco eletto.
Un risultato chiaramente determinato dalle rivalità interne che inquinarono la campagna elettorale del 2018, fra candidati esclusi, scarso impegno della vecchia compagine consiliare e con la deputata regionale che cercava, ad ogni costo spazi in giunta e nelle liste.
Dopo quattro anni, poco è cambiato, di nuovo solo l’appoggio del gruppo consiliare all’eurodeputato Giarrusso, che non ha avuto effetti pratici sulla politica locale.
Per i numeri in consiglio ininfluente il lavoro di opposizione del gruppo, peraltro affievolitosi negli ultimi tempi, quasi del tutto inesistenti e solamente formali per la parte residua i rapporti con la deputazione nazionale e, soprattutto, con la deputata regionale, peraltro di Ragusa.
Un futuro incerto tra le persistenti note di consenso positivo per il Movimento, a livello regionale, e un entusiasmo ormai ridottissimo fra iscritti e simpatizzanti.
Oggi, veniamo a scoprire che, finalmente, quello che sarebbe il leader nazionale, l’ex premier Conte, avrebbe fatto le sue scelte per il referente regionale. A cascata, sarebbero stati identificati i referenti locali, così chiamati per non usare la parola leader.
Referente regionale dovrebbe essere il deputato regionale DiPaola, fedelissimo di Cancelleri, i problemi sono nelle diverse province, dove si è tentato, in tutte le maniere di trovare accordi e contentini, segnali di fratture esistenti e non rimarginate.
Bene o male sarebbero state identificate tutte le nomine, ancora non ufficiali, solo a Ragusa ufficiale incertezza fra la deputata Campo, della corrente Cancelleri, e favorita nella scelta, e l’ex sindaco Piccitto, la conferma delle divisioni interne non sanate nel capoluogo.
Una partita che sarà determinante per gli esiti delle prossime campagne elettorali, si paventa l’aspirazione di molti per una candidatura Tringali alle regionali, una sfida che potrebbe non essere finalizzata solo alla conquista del seggio, quanto piuttosto ad una conta interna in vista delle successive comunali e, non escluso, delle candidature alle nazionali, soprattutto se ci saranno i presupposti per una facile conquista del seggio.
Un dato comune, ai contendenti del capoluogo, la presenza, in tutti i fronti, di entourage dei possibili candidati non del tutto graditi agli iscritti e ai simpatizzanti del partito, elementi che potrebbero essere determinati per le scelte degli elettori.
