Museo Archeologico di Ragusa: lascia o raddoppia ?

Storia lunga, quella del Museo Archeologico di Ragusa precipitato dai fasti iniziali, quelli di un bacino espositivo di grande valore, che fu voluto nel 1960 dall’allora sindaco di Ragusa, il prof. Carmelo Pisana, da Antonino DiVita e Filippo Garofalo assieme alla prof.ssa Paola Pelagatti e al prof. Cabianca e da un congruo numero di mecenati che vollero dotare la città di questa importante e insostituibile esposizione.
Solo nel 2017, in occasione di uno dei casi relativi al Museo per lo stato di degrado e di incuria in cui è stato abbandonato, la Pelagatti parlava di Museo lasciato in stato di abbandono, parlava di sporcizia, di sciatteria, di incuria e di disattenzione per quanto potesse concernere le linee guida della funzione museale.
Fino ad arrivare ai giorni nostri, nei quali il Museo Archeologico è chiuso perché il titolare dell’immobile, il Comune di Ragusa, non avrebbe provveduto a fornire l’immobile di adeguata certificazione di sicurezza antincendio.
Non siamo qui per discutere delle cause e della responsabilità di questo stato di cose perché ci perderemmo in un ginepraio inestricabile di burocrazia, di incompetenze, di politica, di omissioni, tutte facenti capo alla Regione e all’assessorato ai beni culturali da cui dipendono il Museo e i suoi dipendenti, siano essi soprintendenti, dirigenti, funzionari e semplici impiegati.
La storia di questo museo si intreccia, ad un certo punto con quella della nuova sede che doveva essere accolta nei locali, di Ragusa Ibla, del Convento di Jesu, dei Frati Minori Riformati, e dell’annessa Chiesa di Santa Maria del Gesù. Locali che sono stati presi in carico per il restauro, sin dai primi anni del millennio, dalla Soprintendenza che, con le lungaggini che la contraddistinguono, è riuscita, fino ad ora, a non ultimare i lavori.
Una barca di soldi, dai 3 miliardi di lire di partenza, ai 6 milioni e 900.000 euro che facevano dire al soprintendente in carica, nel 2016, l’indimenticato architetto Rizzuto, che, nel giro di un anno l’opera sarebbe stata consegnata.
E veniamo al motivo della nostra divagazione sul museo, perché di divagazione di tratta, non avendo nessuna intenzione né la sufficiente dotazione di disponibilità per occuparci di questa volgare commedia che ci darà il nuovo museo chissà quando.
Al tempo, quando arrivarono gli ultimi fondi per il completamento dell’opera, Soprintendente era appunto Rizzuto, il RUP dei lavori era l’architetto Battaglia, attuale Soprintendente.
In quel tempo, si parlava del Museo come di una esposizione moderna, 2.0, dove sarebbero stati esposti molti reperti inediti, si disse, come riportarono i giornali dell’epoca, che non si sarebbe svuotato il Museo Archeologico di Via Natalelli per il quale, quindi, era logico supporre un futuro, come fu anche sottolineato dal Soprintendente, che specificò come ci sarebbero stati, a Ragusa, due Musei archeologici.
Senza le adeguate competenze, già al tempo non abbiamo voluto esprimere pareri sulla scelta: ci fu un incontro, alla sala Ideal, al quale parteciparono, il Prefetto dell’epoca, il sindaco Piccitto, l’on.le Dipasquale, nessuno eccepì nulla sul mantenimento delle due strutture.
Oggi, a maggio 2020, sempre in attesa del nuovo Museo, veniamo a sapere che, forse, ci sono altri programmi, forse, per il degrado irrecuperabile, si pensa di chiudere definitivamente il vecchio Museo, ci sarebbero, forse, troppi soldi da spendere e, si sa, la Regione non ha il becco di un quattrino, anche se è noto a tutti che, quando vuole, i soldi li trova, come per i cavalli di Ambelia.
Ma anche in questo caso non volgiamo intrometterci in questioni delle quali non abbiamo stretta conoscenza.

Il motivo dell’articolo è un altro e riguarda il nuovo assessore alla Cultura del Comune di Ragusa, la dott.ssa Clorinda Arezzo che, nel corso della seduta ispettiva del Consiglio Comunale di giorno 5 maggio, ha dato segnali, come prima non era accaduto, della sua attività relativa al mandato conferitole dal Sindaco Cassì.
In risposta alla sollecitazione di un consigliere comunale, che chiedeva lumi sulla sorte dell’attuale Museo Archeologico, relativamente alla certificazione antincendio per cui dovrebbe provvedere il Comune, l’assessore Arezzo riferiva di aver parlato della situazione con l’attuale Soprintendente: per il nuovo Museo, archiviate questioni giudiziarie, presso il Tribunale di Catania, relative all’appalto dei lavori e alla ditta incaricata, pare che i problemi siano risolti, sarebbe necessario un altro mese di lavori oltre, naturalmente, al tempo occorrente per l’allestimento delle sale espositive.
Per quello che riguarda, invece, il vecchio museo pare che l’attuale Soprintendente sia poco convinto del mantenimento in vita della sede museale, ritenendola poco funzionale, poco adatta, con barriere architettoniche da eliminare, ergo, quindi, per la Città, un solo Museo Archelogico, nella nuova sede di Ibla.
A questo punto, sorgono spontanee alcune riflessioni, tralasciando di disquisire sull’opportunità o meno di chiudere il vecchio Museo.
Non sappiamo cosa potrebbe restare nella vecchia sede e cosa deve andare a Ibla, in quella nuova, ci sarebbero dei costi raddoppianti per due strutture, senza dire che la vecchia richiede una serie di interventi costosi.
Il problema, al momento, attiene solo allo spopolamento del centro storico superiore che sarebbe appesantito dalla mancanza dei flussi di turisti e di visitatori che verrebbero a mancare.
È chiaro che il Museo è della Soprintendenza ma pensiamo che il Sindaco, l’amministrazione, possano avere voce in capitolo per una decisione che attiene alla città.
Anche il fatto che il destino della struttura possa essere in capo, solamente, alle pur elevate competenze del Soprintendente di turno, lascia perplessi, sarebbe opportuno che decisioni di questa portata fossero condivise, in maniere ampie, in città, se non altro per permettere all’amministrazione di operare scelte consequenziali alla chiusura.
Restiamo invece basiti per il fatto che il nuovo assessore, solo per caso, incidentalmente, per rispondere ad un consigliere, rende note le intenzioni del soprintendente, delle quali è venuta a conoscenza, nella sua qualità di assessore alla cultura.
Si spera, almeno, che il Sindaco e gli altri componenti della Giunta siano stati messi al corrente dell’evolversi delle scelte sulla struttura.
La città sapeva che il vecchio Museo sarebbe rimasto in essere, sia pure con una rivisitazione delle sue esposizioni, da un giorno all’altro si viene a scoprire che il centro storico superiore è oggetto di trasformazioni che il nuovo assessore tratta come questioni del proprio condominio.
Se a questo aggiungiamo che, dall’insediamento in carica, nulla abbiamo potuto ascoltare sulle linee che l’assessorato vuole seguire e sulle strategie per un progetto culturale ad ampio respiro per la città, la cosa preoccupa non poco.
Il Sindaco ha più volte espresso l’auspicio di un cambio di passo di alcuni assessori, in questo caso siamo addirittura ad una partenza falsa, se il nuovo assessore ritiene che questioni di questa rilevanza per la città non siano meritevoli di una opportuna condivisione.

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