Museo del Costume: se ne parla troppo poco

È andata in archivio anche la seconda inaugurazione del Museo del Costume, se ne sa poco dal momento che la stampa locale, non invitata formalmente neanche alla prima, era stata espressamente esclusa dalla seconda.
Una analisi del tutto empirica della rassegna stampa mattutina ci dice che il quotidiano locale non ha nessuna notizia sul Museo del Costume, dei circa 12 giornali online del territorio, del resto esclusi volutamente dalla promozione dell’apertura del Museo, solo la metà mantengono ancora, ma in posizione del tutto secondaria, l’articolo con il comunicato stampa del Comune.
Lascio ai lettori ogni valutazione in merito.
Il tutto fa parte di un flop della comunicazione e della promozione di un evento su cui sono state impegnate ingenti somme, alla cui riuscita, con il contributo per il restauro di alcuni vestiti della locale Banca Agricola Popolare di Ragusa, il cui intervento non è stato adeguatamente sottolineato, hanno partecipato diverse persone che hanno dato la vita per far sì che l’apertura del Museo diventasse un evento da ricordare.
Ma se uno apre il giornale o accende il tablet e trova poco o nulla sul Museo, se addirittura, fino a ieri sera c’erano difficoltà ad accedere al tanto decantato sito web, l’evento non sarà stato così tanto indimenticabile.
Ci sono, e ci saranno, voci autorevoli come quella del consigliere di opposizione Iurato, contento dell’esposizione, ci sono molte altre altrettanto autorevoli voci che qualche riserva la palesano senza nemmeno essere sollecitati nel giudizio.
Ma il fallimento dell’operazione progetto grafico artistico e comunicazione è fin troppo evidente e continuare a parlarne è come sparare sulla Croce Rossa.

La cosa preoccupa non tanto per il presente, ormai a cose fatte, quanto per il futuro. L’assessore Barone, per appuntamenti meno importanti ha fatto intervenire emittenti televisive nazionali, alla prima inaugurazione non c’erano nemmeno testate regionali.
Il Sindaco predica bene quando dice che i primi a conoscere il patrimonio locale devono essere i ragusani, ma non può mancare una promozione pianificata in maniera professionale e funzionale alle esigenze del territorio.
Fioccano già i comunicati, prevalentemente di esponenti politici avversari dell’amministrazione, diramati più per l’esigenza di farsi vedere sull’argomento che per reali rilievi o proposte da inoltrare, ma fra le righe si può sempre estrapolare qualcosa di utile.
Retorica classica quando si parla di offerta turistica integrata, come fa il consigliere 5 Stelle Gurrieri, ovvio l’auspicio della valorizzazione di questa eccellenza della città.
E’ di moda parlare di offerta turistica integrata, sarà producente ai propri interessi legittimi nel settore del turismo, ma fare riferimento alla soprintendenza che da anni ci deve consegnare il nuovo museo, che tiene chiusi quelli esistenti e non mostra di voler illustrare quali sono i veri programmi che vuole portare avanti, del resto condizionata dalle decisioni palermitane, sembra del tutto azzardato.
Inutile fare parole e produrre suoni per accordi con la Diocesi: se si vogliono collegare, come sistema museale il Museo del Costume, il Museo della Cattedrale, quello del Duomo, e d eventuali altri siti espositivi del Comune, dopo tanti anni di discussioni, c’è solo da sedersi ad un tavolo e decidere cosa fare.
Non è più tempo di tavoli di confronto, organizzare l’offerta culturale su base turistica è scienza, non dibattito politico o fra istituzioni.
Quanto ai necessari interventi sul Castello e sul Parco, pensiamo ci sia la consapevolezza che entriamo nel campo delle opere pubbliche, dice bene Gurrieri quando sostiene che necessitano interventi urgenti per i quali, finora, molti hanno fatto finta di non sapere nulla.
Non soltanto cura, riqualificazione e manutenzione del verde ma riqualificazione del labirinto, della coffee house, dei cenotafi e di tutti quegli elementi artistici che richiedono immediati interventi di restauro, così come la chiesetta, il monaco e il tholos astronomico, il tutto correlato da un serio progetto illuminotecnico.
Oltre ad un maggiore decoro per le aree esterne dove proliferano mucche da latte, dehors, parcheggi e scarsa manutenzione delle vie di accesso.

Anche Ragusa in Movimento auspica una migliore programmazione per l’offerta culturale della città che, evidentemente, ancora non esiste.
L’obiettivo è sempre quello di mettere in rete i siti espositivi della città, e si parla tanto del Museo del Tempo contadino sul quale si è sempre parlato tanto ma per il quale nessuno è riuscito a concretizzare nulla di buono.
Il Movimento politico culturale allarga la sua visione al Museo degli Italiani in Africa e arriva all’esigenza di dare spazio a tanti collezionisti privati detengono raro materiale riguardante i periodi delle due guerre: riteniamo trattasi di giacimenti museali di nicchia, dedicati ad un pubblico particolare, per il quale non è d’uopo anteporre energie, fisiche ed economiche quando ancora non si riesce a mettere a regime i patrimoni principali della città.
Anche la civica raccolta dedicata allo scultore Cappello, dovrebbe trovare idonea collocazione, ma non si può lavorare senza dati certi sull’effettivo interesse che hanno destato e destano le varie collezioni.
Anche questo è un difetto di tutte le amministrazioni che non hanno mai chiesto, al turista o al visitatore, i motivi della visita a Ragusa.
Non si può lavorare per questa o quella esposizione senza sapere quali sono e saranno i ritorni, dobbiamo riconoscere che come per la collezione di abiti d’epoca, ci vuole chi abbraccia la causa, chi coccola i reperti, chi ci vive accanto, chi riesce a trasformare un aratro, come fa Nuccio Iacono con una sottoveste, in una fonte di ispirazione per racconti fantastici e leggende del passato.
Se pensiamo che degli impiegati comunali mettano assieme attrezzi agricoli e testimonianze rurali e così sia fatto un Museo, siamo del tutto fuori strada.
L’importante, per ora, una volta incentrata l’azione culturale e turistica su Donnafugata, cosa che personalmente non condividiamo, provvedere a ottimizzare gli incassi e devolvere, come non è stato fatto, finora, per il Castello, le somme alla crescita e alla valorizzazione di tutto il sito, senza le quali si rischia di isolare la collezione in un limbo dedicato a pochi appassionati.
Ma per fare questo non seve solo gente titolata, serve gente capace di portare risultati.

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