I Circoli Legambiente, Il Carrubo di Ragusa, il Melograno di Modica e Sikelion di Ispica hanno diffuso una nota sull’emergenza rifiuti in atto: come al solito, analisi di tipo professionale che fa emergere alcune importanti criticità, molte delle quali addebitabili alla SRR, quindi ai sindaci dei comuni della provincia, per quello che ci riguarda da vicino.
Il dato più importante che emerge, lo stesso sottolineato dall’on.le Dipasquale nella conferenza stampa del Partito Democratico sull’emergenza rifiuti, della quale ci occupiamo in altra parte del giornale, è l’inevitabile aumento della TARI come risultato delle fallimentari politiche, della SRR e della Regione per il settore.
Per i Circoli di Legambiente, si deve migliorare la comunicazione, si deve fare, diremmo noi, incentivando al massimo la raccolta differenziata per ridurre al minimo il residuo dell’indifferenziato. Per arrivare a questo, servono controlli sulla qualità del rifiuto, che, ancora, lascia a desiderare.
Mancanza di comunicazione e mancanza di controlli sono colpe dei sindaci.
Quasi superflua, poi, la sottolineatura dell’esigenza di un adeguato impianto di trattamento dell’indifferenziato e di una apposita discarica in house che, con le opportune garanzie di non invasione di rifiuti da altre province e di utilizzo esclusivo per i Comuni che pagano, può renderci autonomi nella gestione dei rifiuti.
Questa la nota:
L’EMERGENZA RIFIUTI ANNUNCIATA
Come i sindaci della provincia di Ragusa non riescono a imparare dall’esperienza passata
Fino a metà della settimana prossima in provincia di Ragusa non verrà raccolto il secco residuo per la chiusura della discarica Oikos in provincia di Catania.
Chiusura attesa già da alcuni mesi dopo il ricorso dei comuni di Motta Sant’Anastasia e Misterbianco e delle associazioni ambientaliste contro l’ampliamento della discarica che serviva metà Sicilia.
Che si sarebbe arrivati prima o poi ad un blocco della raccolta del frazione secca dei rifiuti lo si era intuito alcuni mesi dopo quando era stata chiusa la discarica di Lentini.
Eppure, non è stato fatto nulla per risolvere un problema che riguarda poco più del 30% dei rifiuti prodotti in provincia. Con il 68% di RD abbiamo circa 40.000 tonnellate di residuo e 15.000 tonnellate di scarti di selezione da smaltire ogni anno. Numeri che potrebbero ridursi sensibilmente se il 50% di materiale riciclabile ancora presente nel residuo secco (38% è sostanza organica putrescibile e 12% fra carta e plastica) fosse recuperato.
Sono i mancati investimenti nella comunicazione agli utenti su come fare bene la raccolta differenziata e gli scarsi controlli sul rifiuto conferito dai cittadini ad aggravare la crisi senza contare l’assenza di un impianto provinciale per il conferimento del rifiuto residuo.
La cattiva qualità della raccolta differenziata fa sì che il 28% dell’umido raccolto ritorna in discarica come scarto così come il circa il 30% della plastica raccolta. Che i miglioramenti in quantità sono possibili lo dimostra la provincia di Trapani che ha raggiunto il 76% di RD nel 2020 contro il 68% nel 2021 della provincia di Ragusa, così come è migliorabile la qualità: la media nazionale di scarto dell’umido è il 5% e quello della plastica il 10%.
Ma, pur migliorando le prestazioni nella raccolta differenziata, ci sarà sempre bisogno di un impianto di smaltimento finale, anche attivando tutti i CCR, i centri del riuso, avviando le prime politiche di riduzione dei rifiuti e mettendo in funzione l’impianto per la produzione del combustibile da rifiuto, il CSS combustibile, previsto dal piano d’ambito della SRR.
E’ assolutamente necessario, e urgente, chiudere il ciclo dei rifiuti con un piccolo impianto per la gestione del residuo. Fino a quando ci saranno resistenze per questo impianto che ospiterà solo rifiuto secco non putrescibile molto diverso dalle vecchie discariche, dovremo inviare fuori regione i nostri rifiuti.
I comuni di Ragusa e Vittoria hanno già dato come impianti, tocca agli altri comuni ospitare questo sito.
Se arrivassimo all’80% di RD riducendo i materiali riciclabili ancora presenti nel secco residuo, dato possibile e probabile gestendo bene il ciclo dei rifiuti, e rientrassimo nei livelli medi nazionali di qualità di raccolta avremmo da smaltire non più di 20.000 tonnellate annue di rifiuti.
Oggi, invece, le inefficienze nella raccolta le pagheremo care. Lo smaltimento fuori regione farà triplicare i costi dello smaltimento del rifiuto residuo, passando da 140 €/t a quasi 350 €/t con un maggior costo mensile di circa 700.000 € su base provinciale con ricadute sulla TARI dell’anno prossimo.
Sperare che i maggiori costi di trasporto saranno a carico della regione è poco credibile. Solo aumentando da domani quantità e qualità la raccolta differenziata possiamo limitare gli aumenti.
Ma i sindaci devono capire che la comunicazione ambientale sui rifiuti è un investimento e non un costo che va gestito al livello di SRR e devono convincersi a istituire nuove figure, da ricercare trai i dipendenti comunali e della SRR, che effettuino i controlli sul rifiuto conferito da affiancare ai vigili urbani quali agenti accertatori ambientali comunali con la qualifica di pubblico ufficiale, come ha fatto il comune di Marsala.
L’impianto che dovrebbe ospitare i rifiuti residui dovrebbe avere però alcune caratteristiche indispensabili: essere costruito per lotti funzionali ai fabbisogni della provincia per evitare che la regione vi dirotti rifiuti di altre zone meno virtuose, il divieto di conferimento dei comuni non in regola con i pagamenti, il coinvolgimento della popolazione locale alla quale va detta la verità.
