No ai partiti, no alle ideologie, niente programmi, resta solo la lotta per le poltrone

Qualcuno sarà capace di dire che, in fondo, è presto per la campagna elettorale, ma, da mesi, e ancor di più nelle ultime settimane è un susseguirsi di contatti, di riunioni, di esplorazione, tanto che siamo arrivati al dunque, da una parte qualche nodo da sciogliere si risolverà a livello dei vertici regionali, quando non ci sono leader autorevoli a livello locale, dall’altra c’è stato il passaggio dalla ricerca dell’alleato alla composizione delle liste.
Si predica, e l’attuale sindaco, per questo, è il predicatore per eccellenza, che non ci sono i partiti, in ogni caso da aborrire, solo scontro di ideologie e di personalismi, vale solo il fare disinteressato per la città.
La parola disinteressato vorrebbe sembrare salvifica, nel senso che si tratta di una azione scevra, in assoluto da interessi personali o di parte.
Ma l’interesse per le poltrone dove lo mettiamo?
Checché ne dica il sindaco Cassì, nel nostro sistema esistono i partiti, esistono le ideologie contrapposte, esistono le idee, sono alla base del costrutto costituzionale della nazione, assurda la pretesa di far diventare Ragusa una enclave dove tutto è diverso.
Il vecchio manuale Cencelli, messo da parte quando non conviene, è il libro mastro di tutti i partiti, in particolare di quelli che, attualmente, ci governano a Roma e a Palermo: solo per la composizione della giunta regionale, a iniziare dal Presidente, abbiamo visto il circo dei partiti.
A Ragusa, invece, si vorrebbe imporre un nuovo corso, così che anche quelli che appartengono ad un partito si travestono da civici per essere ammessi alla tavola.
E tutto questo porta all’assenza di programmi, non si parla di problemi della città, di esigenze, di innovazione, di tutela dell’identità culturale, di sviluppo economico, si parla solo di alleanze che possano portare gli addendi buoni per un totale di voti che permetta di vincere.
Spesso, viene fuori che l’alleanza deve essere sancita con posti in giunta, nella migliore delle ipotesi sulla base dei voti riportati dalla lista di appartenenza.
L’attaccamento alla poltrona è alla base della formazione dell’attuale amministrazione: nessuno si sogna di mettere a disposizione incarico e delega, il sindaco difende la squadra da attacchi di possibili alleati che parlano di discontinuità politica, per la compagine amministrativa, e di rivisitazione di programmi e stili di governo.
Ma se si pensa di aver governato bene, se addirittura si vuole confermare in blocco la squadra assessoriale, se non si vuole nemmeno dare spazio ai consiglieri del gruppo che potrebbero arrecare alla squadra professionalità, impegno e competenze specifiche, perché si deve andare a contrattare per un tozzo di voti e, soprattutto, dare l’impressione che si è come al cinema, io porto voti, tu mi dai un posto, una poltrona.
Il sindaco pensa di aver governato al meglio, ci dicano gli altri, di tutti i colori politici cosa, va cambiato e, soprattutto, quali sono le soluzioni delle criticità, ma soluzioni sicure, certe, non ipotesi di interventi alla ricerca delle soluzioni.
Che sia corsa alla poltrona è certificato dal fatto che, dalle voci che circolano e dalle conferme arrivate, attorno a Cassì ci sono solo quelli che per 5 anni lo hanno criticato, lo hanno messo alla gogna, ne hanno scritto e detto di tutti i colori, addirittura, ci sono commenattori politici che hanno crocifisso l’attuale sindaco che ora vedono di buon occhio l’azione di qualche consigliere in cerca d’autore e di relativa alleanza con l’amministrazione.
C’è gente che si deve incontrare Cassì e prende tempo per altre proposte, il festival delle amenità politiche, viene solo da piangere per come e da chi dovrebbe essere amministrata la città, ma, più ancora per l’attuale sindaco che regge il moccolo a questo manipolo di cercatori di poltrone.

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