Una protesta civile, pacifica, ma di uno arrabbiato. L’ha ripresa sui social Emanuele Cavallo, già segretario cittadino di Fratelli d’Italia di Modica.
Transitando per corso Umberto, a Modica, non ha potuto resistere alla esigenza di stringere la mano e a manifestare solidarietà al titolare della trattoria Sale e Pepe di Modica.
Scrive, in un post, Cavallo: “Nell’indifferenza di una città sospesa, ho raccolto la sua rabbia che sono convinto sia comune a tutti gli imprenditori del settore. Nonostante i ristoranti, i bar, le palestre, i cinema, i teatri siano, assieme ai cittadini, i principali destinatari delle norme restrittive, i contagi non accennano a scendere e il Governo è costretto ad approvare norme ancora più stringenti.
E allora perché questi imprenditori devono bruciare tutto quello che hanno costruito con sacrifici e duro lavoro? Il proibizionismo, come abbiamo visto, genera comportamenti e risultati diametralmente opposti a quelli desiderati. Se in queste feste anziché proibire avessimo dato la possibilità di andare nei locali pubblici imponendo misure di sicurezza sanitaria e predisponendo controlli seri, probabilmente avremmo ottenuto risultati migliori.
Ho chiesto l’autorizzazione al Ristoratore per parlarne e amplificare quanto più possibile la sua solitaria protesta.
“Se aspiettu all’autri iu muoru ri fami” mi ha detto e “intantu accuminciu iu sulu”.
Portiamo la nostra solidarietà e sensibilizziamo gli altri esercenti nella rivendicazione.
Non si può aprire? bene, mi chiudi ma mi paghi il giusto.
Aggiungo che sono disponibile ad organizzare una forma di protesta anche virtuale, visto che in piazza non ce la farebbero fare.”
In giornata, la protesta è stata ripresa anche da altri modicani illustri, oltre a Cavallo.
Nino Minardo ha scritto: “Una protesta civile e pacifica che condivido, in una battaglia di giustizia sociale che porto avanti da mesi a sostegno dei ristoratori e dell’intero mondo della ristorazione, dell’ospitalità e dei bar, colpito duramente e ingiustamente dalla pandemia. Ho già sentito al telefono Roberto Pulino a cui ho chiesto un incontro nel fine settimana. Perché desidero ascoltare dalla voce di chi è stato messo in ginocchio da scelte che non condivido, di un uomo dedito al lavoro e all’impegno, le ragioni e l’amarezza di chi vede una vita di sacrifici, rischiare di svanire e insieme promuovere nuove proposte a sostegno.”
Anche Piero Torchi è intervenuto sui social: “Roberto Pulino lo conosco da tanti anni. È un uomo mite ed un grande lavoratore; mai una parola fuori dalle righe, ed una fede incrollabile che lo sorregge da quando un problema di salute gravissimo lo portò ad un passo dalla morte.
Gestisce la sua trattoria con la famiglia e lo fa con dignità da anni.
Se un uomo come lui decide di fare un gesto così eclatante vuol dire che la misura è colma.
Significa che è l’apice di un malessere che rischia a breve di tracimare; significa che non solo nelle grandi città, ma anche nei centri minori la situazione economica e sociale sta diventando insostenibile.
Non solo condivido le immagini della sua protesta, come lui stesso mi ha chiesto, ma se fossi stato oggi a Modica sarei andato a salutarlo e a incoraggiarlo perché nessuno dovrebbe essere lasciato solo in un momento come questo.”
Momenti di grande solidarietà per un grande lavoratore, ma anche segnali di un malessere emergente che non è solo di chi vive la crisi da protagonista.
E una protesta come questa, discreta, non roboante, all’insegna di uno slogan di grande profondità, – pacifici… ma arrabbiati – fa pensare.
Intanto, nelle stesse ore, l’appello di FIPE Confcommercio a non scivolare nella disobbedienza civile e nella protesta populista,
Sulla pagina facebook ‘il gamberorosso’, FIPE esorta a prendere distanza da esortazioni alla disobbedienza civile e da facili proteste populiste.
Si legge nel post del gamberorosso:
Mentre si attende il verdetto sulle nuove, annunciate restrizioni che interesseranno l’Italia almeno per un mese (ma il Dpcm che entrerà in vigore il 16 gennaio potrebbe protrarre i suoi effetti per 45 giorni, stando a rumors non confermati) come del resto sta accadendo in tutta Europa purtroppo, il settore della ristorazione si ritrova, ancora una volta, in balia degli eventi.
Ma il malumore, diffuso e generalizzato, rischia di trasformarsi in uno sterile appello a trasgredire le regole, anziché cercare di far valere la propria voce attraverso azioni condivise e legali.
L’allarme arriva dalla Fipe, che nelle ultime ore ha ravvisato la diffusione a mezzo social di un invito alla disobbedienza civile molto pericoloso.
In poche parole, c’è chi sta incitando ristoratori e baristi ad aprire comunque nel weekend (quando, stando alle anticipazioni, tutta Italia dovrebbe trovarsi in zona arancione), in barba alle restrizioni, promettendo azione legale gratuita a chi riceverà sanzioni per aver contravvenuto alle regole.
Fipe, pur capendo la disperazione e l’esasperazione cui il governo sta portando al categoria, condanna questo atteggiamento: “Queste manifestazioni – certamente risultato di politiche improvvisate e programmazioni inesistenti, unite alla disperazione di una categoria senza più ossigeno – lasciano il tempo che trovano e, in più, vanno contro normative a cui nessun legale può opporsi” spiega Matteo Musacci, presidente regionale Fipe Emilia Romagna (e Vicepresidente nazionale): “Si tratta di gesti radicali e inconsulti, che non possiamo appoggiare. Ecco perché Fipe ribadisce a gran voce di non aprire, perché poi le sanzioni vanno pagate, e contravvenire alle regole comporterebbe anche l’imposizione di chiusura”.
Dunque, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi si oppone con fermezza alla protesta di pancia, pur ribadendo il suo dissenso per quanto sta succedendo: “Credo che il governo farebbe bene a controllare il territorio, invece di massacrare un settore che invece è già di suo massacrato. È il caso di dire ‘Basta’, la misura è colma. Nessuno ci coinvolge e la mattina ci vediamo le notizie sui giornali“, ribadisce Roberto Calugi, direttore generale di Fipe, stigmatizzando l’ipotesi al vaglio del governo circa lo stop all’asporto dopo le 18 per i pubblici esercizi.
“Il problema è l’asporto dei bar e dei ristoranti dopo le 18? Mi viene da ridere… La questione è che se ci sono dei bar e dei ristoranti, come anche dei supermercati, che sbagliano e non applicano le regole, allora solo quelli devono essere chiusi. Chi sbaglia paga ma non si può giocare sulla pelle delle persone, con annunci di questo genere che gettano centinaia di migliaia di persone nello sconforto”.
Nel frattempo, la Federazione chiede anche di intervenire sui ristori: “Si intervenga subito con uno scostamento di bilancio e si mettano in sicurezza quante più imprese possibili. L’anno scorso sui ristori è stata messa una cifra di 2 miliardi 490 milioni di euro per 300mila imprese. Bisogna perlomeno raddoppiare questa cifra“, continua Calugi. Che insiste anche sulla questione affitti – “Bisogna intervenire sugli affitti, è necessario. Sarebbe un’operazione sostanzialmente a costo zero per lo Stato, si tratterebbe di dare degli incentivi fiscali ai proprietari delle mura che accettano di ridurre gli affitti di almeno il 30%” – come pure sul necessario prolungamento della cassa integrazione.
“Siamo di fronte a una pandemia tragica” conclude “e i pubblici esercizi stanno svolgendo un lavoro di grandissima responsabilità“. Proprio per questo è necessario non cedere a proteste di pancia, che finirebbero per danneggiare in primo luogo gli insubordinati.
