ragusalibera.it si arricchisce ancora una volta della prestigiosa e autorevole collaborazione occasionale del prof. Dario Prestana che ci riserva la possibilità di accogliere, mi permetto specificare, in maniera del tutto liberale e senza alcun compenso, sue profonde e interessanti riflessioni su tempi politici e di attualità.
Questa volta una semplice riflessione, che passiamo direttamente a pubblicare, ha dato spunto per uno scambio di opinioni che, in altra parte del giornale, ha meritato altro spazio.
Questa la nota del prof. Prestana:
Le elezioni in Sicilia e le prossime politiche nazionali ci consegnano uno scenario frammentato e quasi ingovernabile.
Ci si preoccuperà solo del potere e ben poco dei nostri problemi. Oggi, tutto il dibattito verte su chi debba essere il leader in ogni schieramento, M5S compreso.
Ben pochi cercano il dialogo con la base, offrendo un quadro ideologico adatto al momento storico e capace di guardare avanti. Tutti rimestano nel sogno illusorio di un passato che non c’è più.
L’unica personalità autorevole a livello globale che offre una visione innovativa e attuale è Papa Francesco. Una visione vincente per il terzo millennio. Una ridefinizione politica del pensiero per elevare i singoli individui al livello integrato e cosmopolita dell’umanità intera.
Un dialogo permanente globale ed uno sviluppo della conoscenza per la difesa della dignità umana in una società mondiale giusta. Una ideologia umanista e sociale allo stesso tempo. L’unica alternativa alla fossa comune. Nessuno escluso.
Leggete attentamente questo breve passaggio di un suo discorso del 6 maggio 2016: “Se c’è una parola che dobbiamo ripetere fino a stancarci è questa: dialogo. Siamo invitati a promuovere una cultura del dialogo cercando con ogni mezzo di aprire istanze affinché questo sia possibile e ci permetta di ricostruire il tessuto sociale.
La cultura del dialogo implica un autentico apprendistato, un’ascesi che ci aiuti a riconoscere l’altro come un interlocutore valido; che ci permetta di guardare lo straniero, il migrante, l’appartenente a un’altra cultura come un soggetto da ascoltare, considerato e apprezzato.
E’ urgente per noi oggi coinvolgere tutti gli attori sociali nel promuovere «una cultura che privilegi il dialogo come forma di incontro», portando avanti «la ricerca di consenso e di accordi, senza però separarla dalla preoccupazione per una società giusta, capace di memoria e senza esclusioni» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 239).
La pace sarà duratura nella misura in cui armiamo i nostri figli con le armi del dialogo, insegniamo loro la buona battaglia dell’incontro e della negoziazione. In tal modo potremo lasciare loro in eredità una cultura che sappia delineare strategie non di morte ma di vita, non di esclusione ma di integrazione.
Questa cultura del dialogo, che dovrebbe essere inserita in tutti i curriculi scolastici come asse trasversale delle discipline, aiuterà ad inculcare nelle giovani generazioni un modo di risolvere i conflitti diverso da quello a cui li stiamo abituando.
Oggi ci urge poter realizzare “coalizioni” non più solamente militari o economiche ma culturali, educative, filosofiche, religiose.
Coalizioni che mettano in evidenza che, dietro molti conflitti, è spesso in gioco il potere di gruppi economici. Coalizioni capaci di difendere il popolo dall’essere utilizzato per fini impropri.
Armiamo la nostra gente con la cultura del dialogo e dell’incontro. Il dialogo e tutto ciò che esso comporta ci ricorda che nessuno può limitarsi ad essere spettatore né mero osservatore.
Tutti, dal più piccolo al più grande, sono parte attiva nella costruzione di una società integrata e riconciliata. Questa cultura è possibile se tutti partecipiamo alla sua elaborazione e costruzione. La situazione attuale non ammette meri osservatori di lotte altrui. Al contrario, è un forte appello alla responsabilità personale e sociale.
