Beati quelli del centro destra, nessuno gli potrà mai chiedere di azzerare tutto perché non hanno fatto nessuna fuga in avanti, di un candidato non c’è nemmeno l’ombra, i problemi arriveranno quando ci sarà da formare le liste, anni di totale latitanza portano a questo.
Fermento, anche eccessivo nell’area di sinistra e di centro sinistra, oggi più elegantemente definita area progressista, area vasta di centro sinistra, dove partiti e partitini, movimenti e liste civiche si agitano alla ricerca di alleanze che si rivelano, ogni giorno di più, complicate.
L’intendimento sarebbe comune, a tutti, avere la meglio su Cassì per poter governare, in parole povere per arrivare a qualche poltrona.
Nessuno si illuda delle belle parole, del bene comune, della città della sua visione futura, delle diversità sociali, delle questioni ambientali, tutti temi che potrebbero essere affrontati anche con appoggio esterno o, meglio, dall’opposizione, se fosse una opposizione capace.
Dimostrazione di questa affermazione che potrà scandalizzare tutti quelli interessati alla poltrona, al potere puro, è che, accanto ai programmi, ma, forse, ancor prima, si discute dei possibili candidati, con una serie impressionante di veti incrociati, che non si basano su giudizi obiettivi delle persone ma su interessi personalistici e di parte.
In questo scenario da repubblica delle banane l’area ‘progressista’ è lo specchio di una città che, inesorabilmente arretra, perché non ha avuto da tempo, e non ha, amministratori capaci, dove tutti sperano di mantenere lo status quo per avere, tutti, voce in capitolo invece di essere messi, definitivamente e decisamente in disparte.
Perché a parlare, a sgomitare, a ergersi a unici eccelsi giudici di un eventuale candidato sono, per lo più, non i componenti dei partiti vincenti, non le forze giovani, naturalmente emergenti, della città, ma tutti quelli che, a vari livelli, hanno perso, sono stati fuori, ormai da 10 anni e passa, dalle stanze del potere e impazziscono per ritornarvi, quella che più volte abbiamo definito sindrome della sconfitta.
Area progressista che sta offrendo alla città, per colpa di alcuni suoi componenti uno spettacolo indegno.
Si susseguono riunioni, Partito Democratico e Territorio hanno convocato i vertici, ne riferiamo in altra parte del giornale, a sinistra si assiste, per ora in silenzio a questo spettacolo, i piccoli si agitano con continui abboccamenti per sfornare ipotesi di aggregazioni e candidature.
Ieri, venerdì 27 gennaio, l’attesa conferenza stampa del Movimento 5 Stelle, era annunciata la presenza autorevole del responsabile regionale, l’on.le Dipaola, vicepresidente dell’Assemblea Regionale, poi trattenuto a Palermo dai lavori della commissione bilancio prottatisi fino a tarda ora.
È tutta da leggere la presenza, avvenuta poi da remoto, del responsabile regionale per una conferenza stampa che non doveva rivelare nulla di eclatante, sarebbe bastata la Campo come autorevole esponente del Movimento per dire cose, che, del resto, erano ampiamente prevedibili.
Sintesi della conferenza stampa è stata quella che anche la Campo, dopo Giorgio Massari nei confronti di Cassì, dopo mesi di trattative, chiede di azzerare tutto, di iniziare tutto daccapo, imponendo di trovare accordo, in un campo vastissimo che dovrebbe comprendere anche il terzo settore e i sindacati, prima per i programmi per poi procedere all’identificazione del candidato ideale che non necessariamente deve provenire dall’interno delle formazioni politiche ma può essere ingaggiato dalla società civile.
Tutto questo la Campo lo chiede dopo che, per sua stessa ammissione, ci sono stati diversi abboccamenti ufficiosi con vari partiti e formazioni politiche per discutere di alleanze, e, in subordine, di candidati.
Fin troppo evidente che i nomi che circolano non vanno bene alla Campo e si cerca di allungare i tempi e le discussioni per distrarre la coalizione.
Sottolineiamo che sono i nomi che non vanno bene alla Campo, perché una autorevolissima componente del Movimento 5 Stelle di Ragusa, quella di Tringali, autorevole per voti e per prestigio personale, aveva mostrato propensione per il candidato di GenerAzione, accettato, in molti ambienti del Partito Democratico e di Territorio, nonché in altre componenti politiche dell’area, come possibile proposta di candidatura.
Ma l’area progressista era già piena di altri nomi altisonanti, con esperienza, carisma, capacità politiche e storia personale, da Raffaele Schembari, segretario cittadino di Territorio a Ciccio Barone, recente fuoriuscito dalla giunta Cassì, dove era entrato come civico e come civico affacciato nell’attuale contesto.
In tutti i casi, non gusci vuoti, non liste civiche nate all’occorrenza, da poco tempo, ma quasi tutti con storia politica più lunga di quella del Movimento 5 Stelle, di Ragusa in particolare.
Se poi guardiamo all’attuale Movimento 5 Stelle, del tutto antagonista a quello di Grillo della prima parte del decennio, che ha disatteso i principi fondanti promulgati da Grillo e Casaleggio, potrebbero essere i nomi attualmente sul campo a disquisire sulla opportunità che formazioni politiche di nuova generazione possano interferire, anche polemicamente, con formazioni politiche e personaggi che hanno fatto la storia della città.
Di Paola si è presentato con le intenzioni di essere al centro e protagonisti per la creazione di un polo progressista, primo partito in Sicilia, in forte ascesa nei sondaggi livello nazionale, dopo essere precipitato dal 30 % al 10%: “Non vogliamo nomi, solo idee e programmi, ci apriamo alla città e ai contenitori che hanno a cuore i nostri stessi temi e le priorità”.
Stefania Campo ha tracciato il perimetro entro cui muoversi, con netta e decisa preclusione per le forze di centro destra e per Azione di Calenda e Italia Viva, oltre a essere alternativi all’attuale amministrazione.
Ha azzardato nel dire che i 5 Stelle partono dal buon lavoro fatto nella precedente sindacatura, forse non sa dei rilievi importanti della Corte dei Conti sui bilanci dei 5 Stelle, si è profusa nel tentare di convincere come non sarà una tragedia non trovare sintesi sui nomi, in quanto ci si può riferire all’ampio bacino della società civile, per la Campo indiscutibile serbatoio di buoni amministratori, ance se non hanno esperienza e capacità politiche, come l’attuale sindaco che dalla società civile proviene.
Evidentemente l’esperienza non ha insegnato nulla.
A suggello della nostra tesi sulla inconsistenza di tutte queste trattative che si vogliono imbastire, la voce, a microfoni spenti, di uno degli attivisti che, interrogato sulla possibilità che dal tavolo possa venire fuori a maggioranza il nome X o Y che non piace, ha subito risposto. “In quel caso andremmo da soli!”
Quindi non trattative democratiche ma si è d’accordo solo se prevale la propria tesi, ma quello dell’andare da soli è stata anche un’affermazione del Di Paola che non ha scartato questa ipotesi, non tanto desueta se l’area progressista, meno pretestuosa di una parte dei 5 Stelle, decidesse di abbandonare le ultime resistenze e facesse quadrato attorno ai nomi più quotati per vincere le elezioni, mettendo al bando personalismi e rivendicazioni, provenienti quasi esclusivamente da gente al tramonto che vuole restare aggrappata allo scenario politico locale, a tutti i costi.
