“O Capitano! Mio Capitano”

E’ il titolo, assai significativo, che rievoca un vecchio film di Robin Williams sull’elogio della ribellione, ‘L’attimo fuggente’, per il libro che parla dell’ascesa politica di Matteo Salvini
Nel giudizio della critica, è un vibrante e audace excursus, realizzato in tempi da record, biografico del vicepremier e ministro dell’Interno.
Senza fronzoli, come il protagonista, offre numerosi spunti per le diverse trattazioni, ma non è un capolavoro biografico, più un richiamo ai valori della Patria, per qualcuno, una dissertazione, a tratti, euforica.
Sono richiamati i suoi detrattori, italiani ed esteri, e, soprattutto, il suo modo di fare ’verace’ che sta conquistando non solo gli italiani ma anche insospettabili protagonisti della politica, irritando non poco i ‘santoni’, i ‘veterani’ della vecchia politica.
Sono, principalmente, i primi 180 giorni al governo di un uomo osannato come pochi ma anche criticato e denigrato come poche volte è avvenuto in politica. Un uomo delle istituzioni diverso, con calzini colorati, magliette fradice di sudore e disponibile ai selfie
Il suo singolare linguaggio comunicativo ha cambiato il modo di fare politica, scosso l’establishment “nostrano”, disturbato i poteri forti dell’Ue e riacceso la fiamma dell’ardore e della speranza in molti concittadini.
Non esiste una via di mezzo per l’apprezzamento della gente: lo si ama alla follia o lo si odia. È consapevole del consenso in smisurata ascesa e sa che molta gente stravede per lui.

Ai 180 giorni di Peppe Cassì, nessuno ha pensato di scrivere un diario di questo inizio sindacatura, forse lo faranno alla scadenza annuale di giugno, quando il profilo delle politiche del neo sindaco di Ragusa assumerà contorni ben definiti in tutti i settori.
Il titolo potrà essere lo stesso, non per un elogio alla ribellione, che appena si nota, solo per i partiti ma non per la vecchia politica, soprattutto in ambito istituzionale.
O Capitano ! Mio Capitano ! sarà il grido degli estimatori, di quanti stravedono per Peppe Cassì, per quanti apprezzano ogni sua mossa, anche senza averla compresa, quelli della fiducia incondizionata, a 370° per usare una espressione grillina, che vedono nel Capitano il cambiamento che si aspettavano per successi sempre crescenti.
O Capitano ! Mio Capitano ! potrebbe essere anche il grido di dolore di quanti, invece, sono delusi perché il cambiamento non è forte, incisivo, determinante nelle politiche della giunta, il grido di quelli che dopo cinque anni, ancora una volta, potrebbero restare delusi e pensare di cambiare di nuovo marca del prodotto.

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