Ormai i grillini ‘ci vanno’ senza mani

Anche lo schema del Documento Unico di Programmazione ha superato la disamina dell’aula consiliare, pur senza una maggioranza precostituita il DUP passa dal civico consesso senza modifiche, già pronto per essere inserito nel bilancio preventivo 2017.
Fra lunghe pause, atti di indirizzo e confronti fra i capigruppo, i due direttori d’orchestra del gruppo consiliare pentastellato, Maurizio Stevanato e Massimo Agosta, gli specialisti a 5 Stelle della materia finanziaria, portano a casa, per il Movimento e, soprattutto, per la Giunta, un buon risultato, in tempi celeri, seminando, anche, lungo il cammino, i segnali giusti all’interno della compagine pentastellata, il tutto in una seduta serrata, nonostante le lunghe sospensioni, ottimamente gestita dal Presidente Tringali che ha saputo dare lo spazio giusto alle istanze delle opposizioni presenti, con la consueta imparzialità, a tutela di tutte le componenti politiche.
Una conduzione che, inevitabilmente, ha marcato la debacle delle minoranze in aula che, di fatto, hanno preferito deporre le ‘armi’, dopo qualche iniziale schermaglia, ennesimo segnale di resa di fronte ad una situazione politica nei confronti della quale si sono dimostrati, ancora una volta, impotenti e senza le necessarie capacità per controbattere lo strapotere grillino.
Le tensioni, che si accumulano nel corso delle sedute, eliminano residue possibilità di dialogo e di condivisione, privando gli atti di importanti misure e provvedimenti che andrebbero, in ogni caso privilegiati.
Ma i forti contrasti minano alla base ogni possibilità di condivisione su atti importanti, lasciando solo al buon senso dell’amministrazione residue speranze di recupero.
La lunga seduta, 7 ore e mezza, delle quali tre di lavoro effettivo in aula, il resto lunghe sospensioni per il confronto fra le parti politiche, e all’interno delle stesse, è stata caratterizzata dalle numerose assenze fra le opposizioni.
Nulla da eccepire, in ogni caso, sulle motivazioni che, peraltro, non si conoscono, ma, di certo il fatto che non ci sia potuto essere nemmeno il tentativo di scardinare l’atto dell’amministrazione denota, inevitabilmente, i limiti di un mélange di opposizioni che, stasera, hanno recitato il canto del cigno come possibile muro al governo grillino.
All’interno dell’aula, in pratica, Sonia Migliore e Manuela Nicita, il gruppo di Maurizio Tumino e i 13 grillini presenti hanno costituito i blocchi che si sono contrapposti.
Apparente convergenza di intenti fra i due gruppi di opposizione, ma sono noti a tutti i fondamentali contrasti e le rivalità che separano la Migliore e Tumino, entrambi proiettati ad aspirare alla poltrona di sindaco della città, condizione che li pone in netta contrapposizione.
E va detto che i pentastellati hanno ‘salvato’ la consigliera Migliore, dopo che aveva ritirato 18 dei suoi 19 atti di indirizzo per modifiche al DUP: perché, se i grillini avessero votato favorevolmente i dieci atti di indirizzo di Tumino, sarebbe stata sancita una definitiva emarginazione politica della Migliore, che avrebbe lasciato un segno indelebile.
Invece, anche Tumino, alla fine, si è dovuto arrendere, ha dovuto subire l’ennesimo diniego da parte del capogruppo Stevanato che ha rifiutato ogni genere di valutazione positiva sugli atti che, in ogni caso, meritavano di essere considerati diversamente.
Perché senza nulla togliere agli atti della Migliore, pregnanti ma troppo mirati su questioni particolari, non tanto atti di programmazione quanto interventi mirati, gli atti di indirizzo del gruppo di Tumino meritano, in ogni caso una menzione e costituiranno, di certo, come Stevanato ha auspicato per quelli del Movimento 5 Stelle, un riferimento comodo per l’amministrazione che ne potrà e ne dovrà tenere conto in sede di stesura del bilancio.
Perché va detto che in una città che si imbibisce di piani strategici, dove di strategico c’è poco da parte dell’amministrazione e nulla da parte della città e delle forze politiche di opposizione, la lettura degli atti di indirizzo dei quali sono stati firmatari Maurizio Tumino, Elisa Marino, Giuseppe Lo Destro, Giorgio Mirabella e Angelo La Porta, lasciano almeno l’acquolina in bocca per dei progetti di ampio e competente respiro che darebbero alla città un tono e un prestigio che non quelli che possono offrire i grillini, ancora troppo giovani, nell’età e nello spirito, per volare alto.
Ma sono giovani promettenti perché alcuni di loro hanno imparato bene a stare in equilibrio nel mondo della politica e qualcuno va già, spedito, senza mani.

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