di redazione
15 stanze, 8 vetrine, 24 abiti d’epoca fatti rivivere assieme al Castello
Sulla parte est del Castello si diparte una serie di stanze “in fuga”, comunemente chiamate ‘della foresteria’, stanze originariamente destinate agli ospiti, anche dette ‘del Conte’ perché utilizzate dagli ultimi eredi Testasecca durante i soggiorni al Castello.
Questi ambienti non contengono dipinti e arredi di particolare valore, solo i tendaggi hanno un certo pregio, ma si distinguono per la sobria eleganza e per l’arredamento completo, con armadi, cassettoni, poltroncine e caratteristici mobili per toilette, con bucale e bacile.
La prima si caratterizza per il colore rosa dominante alle pareti e nella tappezzeria, la seconda per i parati con motivi floreali, particolare nella terza stanza la camera matrimoniale con letti separati, alla francese, mentre risalta la tappezzeria coordinata di tendaggi, pareti e poltrone della quarta stanza. Nella quinta stanza caratteristico il pavimento a scacchiera in pietra pece e calcare bianco. Fra la terza e la quarta stanza un salottino per gli ospiti, con eleganti specchiere, alcuni dipinti alle pareti e originali appliques a petrolio.
Per l’esposizione di abiti sono state scelte la seconda, stanza gialla, e il salottino, detto anche della Duchessa di Albafiorita.
Nella stanza gialla un abito femminile da passeggio, periodo 1890, di manifattura siciliana, in raso di seta color blu-viola. Il corpetto con maniche leggermente a gigot e pettorina in raso di seta operata presenta motivi floreali adornati da plissettature. La gonna, anch’essa in raso di seta dello stesso colore, è fornita di sottogonna in cirè guarnito da due balze e da spolverino di velluto. Sia il corpetto che la gonna sono orlati da passamanerie in cordoncino di seta e nel corpetto si trovano nastri in seta moirè color blu indaco.
L’abito proviene dalla Casa Arezzo di Trifiletti.
Nel salottino della Duchessa d’Albafiorita un abito femminile da ballo, periodo 1860, di manifattura siciliana, in cotone di seta operato a piccole fasce parallele color celeste e bianco. La scollatura, contornata da bordi di raso di seta color celeste scuro, è arricchita da fasce in pizzo. La gonna, movimentata da varie pinces, è in cotone di seta, arricchita nella parte inferiore da due balze di sei fasce di raso color celeste sottolineate da cordoncini di velluto nei colori bianco e nero.
Dopo aver attraversato la quadreria, all’angolo sud-ovest del Castello, si giunge alla Sala del Biliardo dove è esposto un altro degli abiti di eccellenza della collezione, confezionato per Michele Amari (Palermo 1803-1877) quinto conte di Sant’Adriano, patriota, storico e uomo politico.
L’abito maschile, della seconda metà del XIX sec, di manifattura siciliana, è composto da giacca, panciotto e calzoni in rigatino di cotone, orlato da passamanerie in seta lucida color nero.
La finanziera è realizzata in cotone satinato a revers in gros. Il completo si correda di cilindro, cravattino nero in seta operata, scarpe e camicia.
Nella vetrina l’abito è accompagnato da un abito femminile da nobildonna, del periodo 1875, da mattina, di manifattura siciliana.
Abito in due pezzi. Il corpetto è in rigatino di velluto color blu con pettorina elaborata su chiffon celeste, pizzo e ricamo in plumetis, contornata a guisa di larghi revers da un’ampia fascia di ricamo con melograni in filo di seta e rafia dipinta. La gonna, in rigatino di cotone e raso, è movimentata da una tournure arricchita da diverse arricciature e frange di seta color celeste sui quali figura al centro un nastro di seta operata.
Nell’adiacente Salotto del Vescovo, esposte due uniformi di metà ‘800, una militare da ulano, di manifattura siciliana, in panno, utilizzata dal corpo di artiglieria degli ulani (specialità della cavalleria leggera molto simile ai lancieri).
La parte superiore consta di un kittel di panno nero con colletto e paramani a tubo rossi. Gli alamari sono in galloni d’argento, la parte anteriore è arricchita da una doppia fila di bottoni argentati, delle finte tasche a punta con tre bottoni ornano la parte posteriore. I calzoni sono in panno rosso con taglio da cavalleria.
Il colbacco è di agnellino marrone e lana rossa con aquila asburgica sul frontale. Eseguito per Edoardo Gandini.
L’altra, una uniforme militare di manifattura siciliana, in panno, spencer da ufficiale della Cavalleria del Regno d’Italia confezionato in panno nero con collo e paramani in astrakan (pelliccia ottenuta con le pelli del karakul) e trecciole in lana con ghiande al posto dei bottoni.
Questo capo, pur essendo in uso presso gli ufficiali, non risulta essere di ordinanza. La linea deriva dalle uniformi della cavalleria leggera degli ussari. Proveniente dalla Casa Arezzo di Trifiletti.
Si ringraziano l’arch. Giuseppe Nuccio Iacono e Stefano Vaccaro per l’autorizzazione all’utilizzo e alla pubblicazione dei testi del catalogo ufficiale della Mostra “Ottocento anteprima – Moda: estetica, vanità e mutamento”.
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