Paesi che vai, trasmissione che ha fatto alzare di buon mattino tanti ragusani in una domenica che poteva invitare a godere della bella giornata.
Attesa perché annunciata a gran voce, perché i ragusani, ormai godono nel rivedere il territorio in televisione
Diciamo subito che ricordiamo solo una puntata di Sereno Variabile come specchio fedele della città della sua storia, delle sue tradizioni.
Per il resto l’immagine dominante è quella delle puntate di Montalbano, tutto il resto è stato sempre sovrastato dalle immagini indiscutibili di Sironi che hanno incantato il mondo.
Oggi, forse perché consideriamo passato il treno di Montalbano, abbiamo grandi aspettative da queste trasmissioni.
Riprese eccezionali grazie ai droni, l’imperdonabile ormai cronico errore di parlare di 18 monumenti Patrimonio Mondiale dell’Umanità, per il resto tutta una trasmissione improntata ad una storia superficiale della città, ad una sommaria rievocazione della ricostruzione post terremoto sintetizzata solo attorno alle due chiese di San Giovanni e di San Giorgio, ad una esagerata esaltazione di una sola famiglia dell’aristocrazia iblea, con comparse in costumi d’epoca che era meglio eliminare e la solita esagerata attenzione per il Castello di Donnafugata, che di valore artistico e architettonico ha poco, che resta solo una lussuosa dimora di campagna, per il quale non si è fatto cenno né al Parco, né al Museo del Costume.
Naturalmente occorrerebbe capire chi ha fatto da cicerone, chi ha fornito le notizie su cui incardinare la trasmissione, per quanto, alla fine l’autore, o gli autori, sono i responsabili unici del prodotto, al netto delle indicazioni che hanno ricevuto.
Per chi scrive, ascoltare la storia dei 18 monumenti patrimonio dell’umanità è bastato per capire di che trasmissione si trattasse, vedere i costumi d’epoca indossati in maniera goffa, assistere alle pietose scene del ballo, notare vestiti corti che facevano intravedere mutandoni o altro, tutte cose che hanno deluso, senza capire, poi, cosa ci facessero in una chiesa le donne in abito da soirée dansante.
Avremmo voluto scrivere sulle tante delusioni della trasmissione, ci siamo fermati davanti al diluvio dei soliti commenti sui social al primo accenno di critica: ognuno fa appello al suo bagaglio culturale ed educativo ed è molto meglio non rispondere per le rime, perché poi bloccano chi subisce le offese e non chi offende.
Del resto, non è la prima volta che vediamo o leggiamo contenuti riguardanti le bellezze della nostra zona affidate a opinabili uomini di cultura, nei libri, nei depliant turistici, nelle trasmissioni dove abbiamo visto e sentito di tutto.
Ci piace, però, riportare un post qualificato, del prof. Uccio Barone che ci conforta nelle nostre pur profane considerazioni e che, soprattutto, fornisce, per l’autorevolezza e la competenza di chi lo scrive, un quadro inappellabile della trasmissione:
“La trasmissione su RAI 1 oggi dedicata a Ragusa mi è sembrata deludente e falsa sotto il profilo storico e culturale. So che molti non saranno d’accordo con queste critiche, sarebbe che “se ne parli comunque”.
Ma proprio questo è il punto. Il cosiddetto “marketing territoriale” non può giustificare tutti gli errori, le inesattezze, le assenze, le grossolane mistificazioni che hanno mortificato il ricco patrimonio dei caratteri originali della città.
Ragusa non ha solo gli Arezzo ( benemeriti ! ) , ma aristocrazie virtuose ed élite colte e dinamiche che hanno fondato altre città, vicende straordinarie di imprenditori e scienziati, una storia urbanistica del Novecento unica nel Mezzogiorno, uno sviluppo locale “modello” e tante altre “bellezze” trascurate pur di raccontare le trite lotte tra sangiorgiari e sangiovannari o di storpiare l’ etimologia di Donnafugata per inventare episodi leggendari su Bernardo Cabrera.
Un racconto sbagliato dietro belle immagini. E così il servizio pubblico veicola messaggi fasulli che moltiplicano superficialità ed ignoranza. Non è purtroppo la prima volta e non sarà l’ultima.
Ma questa lettura “esotica” della Sicilia non serve al turismo consapevole del XXI secolo. Non è un marketing territoriale degno di RAI 1. E ben altro si merita Ragusa.”
