Ragusa continua a essere isola felice, in questo caso dei gestori di bed and breakfast, che si sono rivelati, per la maggior parte, campioni del malaffare, su circa 700 strutture controllate circa 500 galleggerebbero sull’illegalità assoluta.
Sarebbero state le segnalazioni delle strutture alberghiere a innescare i controlli della Guardia di Finanza su B&B, affittacamere e case vacanza. Non sarebbero state inoltrate le dichiarazioni di inizio attività, mancherebbero indispensabili autorizzazioni amministrative, sarebbero state violate le norme del Testo Unico di Pubblica Sicurezza per l’omessa comunicazione alla Questura degli alloggiati, ci sarebbero profili diffusi di evasione fiscale.
Già negli anni passati, quando ci fu il boom di questo tipo di strutture ricettive si capì ben presto che molti non dovevano essere in regola, non comparendo nemmeno negli appositi elenchi allora gestiti dall’assessorato al turismo della provincia regionale e, prima ancora, dall’Azienda Autonoma per l’Incremento Turistico.
Nella nostra città c’era un proliferare di B&B ma ben presto fu evidente che molte strutture erano al limite delle normative: la filosofia del posto letto con i padroni di casa che, al mattino, facevano trovare la colazione pronta si rivelò una favola.
Si trattava, quasi sempre di una normale attività di affittacamere, al posto della colazione qualcuno faceva trovare il buono per il bar più vicino.
Un po’ la storia, senza controlli, degli agriturismi che diventavano sale trattenimenti per banchetti e conviviali, il nostro territorio è stato sempre il paradiso di questo genere di strutture sempre sul filo delle normative legge interpretate più che rispettate.
Non ci interessa tanto la notizia dell’intervento della Guardia di Finanza, il nostro giornale non si occupa di fatti che attengono alla cronaca giudiziaria, quanto la sostanziale indifferenza attorno alla stessa.
Uno scandalo a tutti gli effetti, quantomeno per i numeri che offrono un quadro di malaffare diffuso e numericamente preoccupante di gente che ha vestito la maschera dell’accoglienza per i turisti ed è stata vista come motore dell’economia locale e, segnatamente, del turismo.
Purtroppo oggi ci sono le notizie ma scarseggiano i nomi di questi industriali dell’incombine, c’è solo da sperare che i biglietti da visita e i dépliant di strutture incriminate siano fatti sparire da quell’altarino che, da decenni, abbellisce l’ufficio informazioni turistiche del comune, spesso fatto diventare, almeno in passato, centro di smistamento per turisti in cerca di sistemazione.
Addirittura all’ufficio turistico lavoravano, in passato, dipendenti che gestivano strutture ricettive e si occupavano di curare le prenotazioni anche delle strutture di amici.
Oggi si registra una sostanziale indifferenza per questo scandalo di paese, nessuno prende le distanze da questo giro di malaffare, di evasione, non ci sono comunicati di plauso per l’azione delle forze dell’ordine tesa a scardinare un sistema quanto mai dannoso per il settore.
Staremo a vedere se, come molte storie italiane, tutto si risolverà in una bolla di sapone, molto probabile che mentre scriviamo, sono l ore 1.46 di martedì 21 marzo, qualcuno dorme beatamente all’interno di qualcuna delle strutture incriminate, tenuto conto che non si hanno notizie di sequestri e di sigilli alle strutture.
Del resto, fino al terzo grado di giudizio nessuno è colpevole.
