Peppe Calabrese, segretario cittadino PD: “Nessun accordo dei rivali, Cassì è solo paranoico”

Peppe Calabrese, segretario cittadino del Partito Democratico di Ragusa, replica alle recenti esternazioni del primo cittadino Peppe Cassì che sostiene esista un accordo tra i suoi avversari per attaccarlo politicamente.

Questa la sua nota:

“Mentre c’è chi la politica la pratica e la vive con serietà, qualcun altro, non senza affanno, può solo limitarsi a “parlare di politica”. Quanto seriamente, poi, è difficile dirlo.

È comprensibile: chi è abituato a essere uomo solo al comando, circondato da seguaci (a tanto così da considerarli “discepoli”) accondiscendenti, non può sapere cosa voglia dire confronto democratico e potrebbe non concepire quegli ambiti dove si dibatte e si esprimono pareri.
Anzi, l’esistenza stessa dei partiti – ma anche movimenti, gruppi, associazioni, etc. – provoca evidenti reazioni allergiche, tali da perdere completamente il senso delle cose fino a sfociare nella paranoia.
Come, per esempio, sostenere l’esistenza di accordi tra gli avversari. Secondo il sindaco Cassì, infatti, il fatto che i tre suoi avversari abbiano visioni della politica più simili tra loro che con la sua vuol dire già aver fatto un accordo, ai suoi danni, ovviamente. Non gli passa per la testa che ogni candidato possa avere una propria visione del mondo e di come dovrebbe essere la città, diversa dalla sua; non pensa che ogni candidato aderisca ai valori e agli ideali della comunità politica – e partitica – cui appartiene; non pensa che, per presentarsi al vaglio della competizione elettorale (toh, “competizione”) evidentemente ci si ponga in discontinuità rispetto all’attuale amministrazione.

Non è un accordo, è democrazia.

Non è un accordo, semplicemente la convergenza di critiche serrate che evidenziano tutti i limiti e i fallimenti di un’amministrazione, quella uscente, all’insegna della mediocrità.

Non avere partiti al proprio fianco non vuol dire essere deboli perché i Governi appoggiano solo chi è dello stesso colore, nessuno lo ha mai detto: la debolezza sta nel rifiutare di appartenere a una comunità di ideali che si esprime con lo stesso linguaggio in tutto il Paese, che si rafforza nelle battaglie per i cittadini.
Non è una questione di colori, è una questione di rappresentanza. Incredibile che dopo cinque anni da primo cittadino Cassì abbia ancora bisogno che qualcuno glielo spieghi.

Cassì, che dichiara di preferire essere “portavoce della sua comunità, nelle sedi istituzionali opportune” per giustificare la propria assenza alla protesta di qualche giorno fa all’Aeroporto di Comiso, dovrebbe spiegarci che ci faceva, allora, in tutte le altre.
Chissà se dipende dal fatto che alcune proteste erano piazze elettoralmente più potabili… Insomma, la marcia lenta per la Ragusa-Catania sì, l’aeroporto di Comiso no; consegnare la fascia tricolore all’amico Nello Musumeci sempre per l’autostrada sì, protestare contro le decisioni ingiuste di Ryanair accanto al PD no; la protesta della Coldiretti contro il caro energetico sì, per Pediatria ci devono pensare le mamme ragusane. Insomma, se c’è da tirare le orecchie al Governo regionale (di Musumeci e Falcone prima e quello di Schifani e, soprattutto, Abbate ora) lo si fa nelle segrete stanze. FORSE.

Se si tratta di prendersela col Governo nazionale allora la piazza va bene. Roba da far cascare le braccia.

La verità è che ovviamente il sindaco di un Comune capoluogo come Ragusa non può non avere rapporti con Palermo. È Palermo, nei suoi vertici, che di recente vorrebbe avere un interlocutore diverso… Gli è rimasto solo Abbate a tenergli aperto uno spiraglio.
Un’altra cosa che sorprende da parte del sindaco è proprio questo suo rifiuto dei partiti, salvo poi imbarcare Abbate e De Luca: uno per avere rapporti con il Governo regionale, l’altro per poterne prendere le distanze a convenienza. Questa non è politica, è qualunquismo opportunista!

Ora, Cassì dovrebbe veramente farsi un esame di coscienza: è possibile che essere così suscettibile alle critiche non sveli il fatto d’essere inadeguato al ruolo più complesso e criticato della città?”.

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