Peppe Cassì a Caltagirone con Forza Italia e Saverio Buscemi a Canossa

Piccole vicende politiche che si sono dipanate fra il weekend e il lunedì pomeriggio.

Si è avuta notizia, con relativa foto, del momento, della partecipazione di Peppe Cassì, sindaco di Ragusa, ad un pranzo organizzato dall’on.le Falcone a Caltagirone, in occasione della presenza del Ministro Tajani, vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Segretario Nazionale di Forza Italia.
Nel fine settimana denso di appuntamenti, Agrigento Capitale della Cultura 2025, Caltagirone per le manifestazioni in onore di don Luigi Sturzo, puntatina al Teatro Massimo Bellini di Catania, il segretario nazionale di Forza Italia è stato ospite di Marco Falcone, deputato europeo del partito e leader nella parte orientale dell’isola.
La presenza di Peppe Cassì come inviato al pranzo in onore di Tajani ha destato curiosità per le voci che vorrebbero il sindaco di Ragusa in avvicinamento a Forza Italia, sotto l’ala appunto di Falcone che, evidentemente, lo ritiene soggetto politico da coltivare per il partito, nonostante gli scarsi risultati portati per la sua ascesa a Bruxelles, alle recenti europee.
Circolavano voci di un suo contatto con Forza Italia, a Palermo, si diceva che gli era stato chiesto di passare subito nel partito, ipotesi per la quale Cassì aveva voluto prendere tempo.
Risaputo che Cassì, in vista di ulteriori avventure politiche, cerca casa, anche se la sua è una situazione assai imbarazzante: ha sempre rifiutato di avere a che fare con i partiti, considerati ‘gusci vuoti’, ne ha parlato male, ha voluto a tutti i costi una giunta con soli esponenti del civismo, anche se in consiglio comunale, nella maggioranza che lo appoggia, ci sono diverse espressioni dei partiti, mascherati sotto sigle diverse.
Obiettivamente, messe da parte le considerazioni per questa imbarazzante inversione di tendenza, Forza Italia rappresenta il terreno ideale per nuove avventure di Cassì, una prateria al momento senza controllori, al netto delle voci che vorrebbero vecchie glorie del partito pronte al ritorno.
L’avvicinamento di Cassì a Forza Italia sgombrerebbe il campo dalle voci di un insistente tentativo dello stesso di entrare in Fratelli d’Italia: evidentemente, nonostante i buoni uffici della corrente Assenza-Musumeci, che ha anche un suo uomo nella maggioranza che sostiene Cassì, uno dei ‘mascherati’, ha prevalso la linea del partito di escludere l’ingresso di colui che, sollecitato per una alleanza alle ultime elezioni comunali, rifiutò sdegnosamente i numerosi appelli dei vertici locali del partito.
Va ricordato che, nel 2018, fu la componente cittadina di Fratelli d’Italia a volere fortemente e a imporre il nome di Cassì come candidato del partito, partito che, addirittura, si contrappose ai vertici regionali che volevano restare fedeli all’alleanza di centro destra.
Al pranzo, Cassì sarebbe stato seduto vicino alla senatrice Ternullo, qualcuno ha fatto notare come nemmeno Innocenzo Leontini, recente rientro illustre nel partito, era invitato.
Se son rose, fioriranno.

Altro ‘evento’ che ha tenuto desta l’attenzione nella giornata di domenica, una riunione voluta, per il lunedì pomeriggio, da Saverio Buscemi, consigliere comunale, ex Sud chiama Nord, con il sindaco e con i rappresentanti delle liste che sostennero Cassì alle ultime comunali.
Come è noto, ai più, il consigliere Buscemi era stato indicato come assessore della sua giunta da Cassì. Ad elezioni avvenute, unico eletto consigliere del suo partito, forse perché obbligato dal sindaco a rinunciare alla carica consiliare, per la compresenza di numerosi assessori consiglieri, come si ricorderà Giuffrida, Digrandi, Pasta, Gurrieri, D’Asta, Buscemi optò per una strategia tendente, in pratica a escludere il primo dei non eletti che faceva capo alla corrente ispicese del partito, poi diventata leader a livello provinciale: scelse di restare consigliere, non permettendo lo scivolo al primo dei non eletti, indicando come leader locale, ad assessore, il terzo votato della lista, Andrea Distefano.
Se l’indicazione sia stata di Buscemi o del partito lo sanno solo i protagonisti, Buscemi, Cassì e Distefano.
Fatto sta che Buscemi, da creatore del partito a Ragusa, lavorò anche in provincia, soprattutto sul versante ipparino, era riconosciuto, almeno così sembrava, come leader locale da Cateno De Luca, ma lungo il percorso il feeling si è affievolito, dimostrazione che segretario provinciale fu indicato Paolo Monaca, che aveva riportato un eccellente risultato alle regionali e, a Ragusa, Buscemi non riuscì a ottenere posti rilevanti nell’organigramma cittadino e dei centri vicini.
Feeling esaurito che si sarebbe manifestato anche nell’occasione nella quale Buscemi avrebbe manifestato al partito, e poi al sindaco Cassì, l’intenzione di riappropriarsi della carica inizialmente stabilita di assessore.
Il partito, evidentemente, non ha accolto l’istanza, anche Cassì, in pratica, non si è mostrato disponibile, come non sembra disponibile tuttora, ad accogliere la richiesta.
Buscemi, nell’attesa, secondo noi ingiustamente vana, di ricevere risposta positiva, ha precisato che chiede che di indicare un nuovo assessore, non deve essere lui necessariamente a rivestire la carica, ma, nonostante reiterate sollecitazioni, non ci sonno state mosse conseguenti del capo della giunta.
Il consigliere ha ufficializzato la sua posizione in consiglio comunale, ormai da tempo: a ottobre del 2024 annunciò l’abbandono del partito e dichiarò che avrebbe valutato se restare in maggioranza o meno, chiaramente secondo le risposte che avrebbe ricevuto.
Dopo tre mesi di mancate risposte, Buscemi organizza questa riunione che, considerati i partecipanti, non è altro che uno dei soliti teatrini di Palazzo dell’Aquila con l’amministrazione Cassì.
Per primo, il Sindaco dovrebbe fare in modo che si evitino questi inghippi, avrebbe dovuto dichiarare, subito le sue intenzioni, senza cercare di prendere tempo. O sei con Buscemi o gli sbatti in faccia e precisi che non può pretendere quello che chiede.
Allo stesso modo, si può interpretare che i rappresentanti delle varie liste della coalizione avranno francescanamente fatto capire all’interessato di condividere la sua posizione, altrimenti non si giustificherebbe la convocazione.
Sulla riunione, bocche assolutamente cucite, lo stesso Buscemi ha cercato di negare la convocazione, altri hanno detto che non c’era nessuna riunione, di fatto l’incontro si è tenuto con un nulla di fatto, qualche tentativo di blandire il protagonista con illusioni di possibili occasioni future, qualche proposta irricevibile, in concreto tutto come prima.
Resta solo da attendere quali saranno le reazioni di Buscemi che, a questo punto, avrà capito di essere inascoltato, sarà interessante capire quali saranno le sue scelte strategiche, anche se il segretario regionale di Sud chiama Nord lo bollo come ignaro delle dinamiche strategiche politiche regionali.
Se Buscemi resterà in maggioranza, come è auspicabile, potrà avvalorare la sua coerenza vantata all’inizio del mandato: sono fedele alla maggioranza – diceva – ma non mi potrò esimere dal rilevare ciò che non va, una sorta di opposizione costruttiva, una spina nel fianco del sindaco e della maggioranza per la quale non mancherebbero aspetti assai discutibili.
In ogni caso, fa sempre più notizia un consigliere di maggioranza ribelle che uno di minoranza che rimane mimetizzato nella informe confusione di una minoranza formata da una decina di teste pensanti, e di questo abbiamo esempi recenti.
Un passaggio ufficiale in minoranza, vale a dire l’uscita dalla maggioranza, servirebbe solo a certificare l’ulteriore erosione della maggioranza Cassì, un fenomeno comune alla prima sindacatura, si arriverebbe al minimo consentito di 13 consiglieri di maggioranza, minimi sintomi di diarrea di un componente di maggioranza non consentirebbero l’apertura della seduta, anche se la storia del consiglio comunale è costellata di minoranza che, per i motivi filosofici più vari, hanno spesso mantenuto il numero legale.
Sullo sfondo della vicenda, il declino del partito di Cateno De Luca che perde un altro valido esponente, ormai avviato sulla via della scomparsa politica, un altro episodio negativo che si accosta ai tanti della storia recente di Sud chiama Nord.

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