Oggi possiamo dire che la campagna elettorale per le ultime comunali è stata la palestra per le prove generali di inciucio per il piano regolatore generale della città.
Chi ha messo a posto, legittimamente e in maniera perfettamente legale, le proprie cose, se ne sta sbattendo di chi, alla fine, amministra, di chi sta nella stanza dei bottoni, senza poterli toccare previa apposita condivisione delle misure.
La seconda seduta del Consiglio comunale dedicata all’esame del PRG della città di Ragusa, dedicata ai secondi interventi della discussione generale e alla presentazione degli emendamenti, una cinquantina, ha confermato, con gli interventi dei vari consiglieri, l’inciucio epocale per consegnare alla città un PRG preincartato, in semi cottura.
Del tutto evidenti le forti contraddizioni, nella maggioranza e fra le minoranze, rispetto al passato.
Le minoranze gioiscono, di fronte alla città, cercando di convincere l’elettorato che hanno condizionato e ricondizionato il PRG, hanno imposto emendamenti senza la cui approvazione non voteranno l’atto.
Una specifica che, comunque, se ce ne fosse bisogno, conferma l’assoluta legittimità e legalità di scelte e di valutazioni, del resto chi scrive è fermamente convinto che per un PRG, comunque redatto, ci saranno sempre soddisfatti e scontenti, come, del resto, è stato sempre nella storia, essendo lo strumento urbanistico indissolubilmente legato a interessi naturali del settore che accomunano grandi e piccoli proprietari, grandi e piccoli speculatori.
Il problema non è quello di conoscere ciò che è stato modificato consensualmente, ma ciò che, consensualmente non è stato modificato o, addirittura, non è stato nemmeno guardato, se si vuole esaminare lo spirito intimo dell’atto.
Ieri, nel corso della seduta sono intervenuti i consiglieri di minoranza, una volta li avremmo definiti di opposizione, Podimani, La Porta, Calabrese, Bitetti e Chiavola: tutti all’unisono hanno cercato di convincere l’uditorio, presente e da remoto, non della bontà delle loro scelte quanto dell’operato per il bene della città, spostando l’attenzione più sul pericolo di un PRG esaminato e approvato da un Commissario regionale che sulla materia.
Uno spettacolo deprimente, il tramonto della politica vera che già, con i soggetti che ci sono in giro, aveva solo l’iniziale minuscola, con la sottolineatura che voteranno anche positivamente l’atto, non si limiteranno a far approvare determinati emendamenti perché anche tutto il resto dell’atto va bene.
Surreale che per anni le minoranze hanno colpevolizzato le scelte del passato, in ordine soprattutto ai PEEP, ai centri commerciali, allo spopolamento residenziale e commerciale dei centri storici, indicando i responsabili che ora si ritrovano come registi di questo PRG.
Come hanno sottolineato autorevoli tecnici già nelle prime presentazioni, si parla poco o niente del centro storico, sono scomparse tutte le voci contrarie che si erano alzate e che erano state rinnovate in campagna elettorale.
Nessuno parla, nessuno interviene, anche gli incompatibili sembrano non comprendere che non possono discutere l’atto in aula e non lo possono votare, ma se era lecito partecipare alle sedute di commissione tanto di più sarebbe lecito leggere le loro impressioni sullo strumento urbanistico.
Per esempio, qualcuno potrebbe ricambiare cortesie e far emergere come un tempo c’era qualcuno che lanciava strali contro il PRG mentre ora sembra aver cliccato su ‘silenzioso’, e tace, tergiversando sulla poesia che trasuda da una comunanza di intenti fra avversari politici
Una occasione persa per il sindaco in carica che esce non solo con una immagine offuscata ma, fondamentalmente avulsa dal PRG che non è suo, che non lo sarà e che consegna alla città una icona, spolverata, riportata a nuovo, dei veri soggetti politici che contano in città, che sanno giocare le loro carte, che manovrano come marionette piccoli e insignificanti soggetti politici messi lì, ad arte, per poterli gestire al meglio. Resterà, a buon diritto, un dimenticabile e indiscutibile campione della palla a spicchi, come tanti altri sindaci del passato non sarà ricordato e i suo nome servirà solo per l’albo dei primi cittadini.
Chi avrebbe pensato di eliminare dall’immaginario collettivo certe icone del recente passato, ha dimostrato solo la povertà politica e intellettuale con cui, invece, ne hanno rinnovato l’autorevolezza politica e le capacità strategiche, nella colpevole assenza, si deve dire, dell’intervento di altri componenti la deputazione, nazionale e regionale, che non hanno saputo o voluto cogliere la volo l’occasione del PRG per imporre, strategicamente, il proprio ruolo e la propria autorevolezza politica, forse mancando di adeguate risorse umane per far emergere anche solo il proprio influsso.
Guarderemo con curiosità agli emendamenti per cogliere gli elementi di novità, in attesa che qualcuno pratico della materia, che sta studiando lo strumento urbanistico, riesca a fornirci lumi sulla vera essenza contenuta nelle carte.
