Dopo la definitiva chiusura dell’antica Pasticceria Di Pasquale, dopo la chiusura del Caffè del Viale, l’antico Talmone di viale Ten. Lena, dopo la chiusura del Caffè Trieste, adiacente al Comune, dopo le tante saracinesche abbassate in via Roma e nelle vie adiacenti, via Sant’Anna, corso Vittorio Veneto, via Mario Leggio e parte centrale di corso Italia, altre due chiusure annunciate complicano i programmi di rinascita del centro storico dell’attuale amministrazione.
Con il nuovo anno, abbasseranno, definitivamente, le saracinesche il vecchio Bar Olimpia del pasticciere maestro dolciario Di Martino, in via Salvatore, a pochi passi da via Roma e la libreria Paolino, di corso Vittorio Veneto, a lato della Cattedrale. Ma si parla di altre chiusure definitive, di negozi che non ce la fanno con lo spopolamento residenziale e commerciale del centro di Ragusa.
Per onestà intellettuale, occorre dire che nessuna colpa diretta si può addebitare all’attuale e alle passate amministrazioni, le chiusure hanno origini diverse, mancanza di eredi, questioni familiari e societarie, fisiologiche trasformazioni economiche e commerciali, lo stesso spopolamento del centro, che di volta in volta, viene addebitato ai centri commerciali, allo spostamento degli uffici in periferia, all’edilizia convenzionata che ha portato tanti residenti in periferia, ai nuovi sistemi di vendita tramite internet, è un fenomeno comune a molte città, anche economicamente più evolute e vivaci.
Ma queste considerazioni non possono esimere dal rilevare l’assoluta assenza di idee e di iniziative del competente assessorato allo sviluppo economico, latitante sin dall’inizio di questa sindacatura, senza nessun programma in materia e senza l’ombra di provvedimenti, anche minimali per dare sostegno, se non alle aziende, almeno alla speranza dei titolari.
Le ultime chiusure denotano che non si intravedono, all’orizzonte, inversioni di tendenza e non si intravedono idee che possano risultare se non risolutive almeno sintomatiche di un certo movimento attorno alla questione. In pratica sono chiusure alla buone intenzioni dell’amministrazione, chiusure di fronte all’ostinato silenzio su ex cinema Marino, su progetti di riqualificazione della parte finale di via Roma, chiusure di fronte alla lentezza, costellata dai soliti tavoli per amici e conoscenti, per i locali di Carmine Putie, per i locali di via del Mercato, per i quali, fra l’altro, ci si perde in questioni burocratiche, manifestazioni di interesse, bandi e altre meraviglie amministrative, senza voler dare spazio a quelle tipologie merceologiche che, da sole, fanno confusione e senza badare al livello qualitativo delle proposte di nuove attività.
Un fast food di marchi internazionali, ristoranti di tendenza, caffetterie di lusso, sale da the con offerte selezionate attirano gente da sole, perché non pensare di riattivare un cinema, con 8.000 euro ci ritroveremo il bar che ci fornisce cornetti surgelati e acqua minerale da 10 centesimi alla bottiglia o il ristorante che ci propina focacce tipiche sottovuoto.
Non a caso, in conferenze stampa e interviste si parla di tutti gli assessorati, di tutti i settori dell’amministrazione, ma di sviluppo economico nessuna notizia, come non si parla di trasporto pubblico né di quella mobilità alternativa tanto sbandierata : il trasporto pubblico a chiamata è dimenticato, le linee sono sempre le stesse, poche e mal gestite, con frequenze semplicemente allucinanti, di bike sharing e di car sharing non si parla, gli stessi progetti annunciati di colonnine per la ricarica di vetture elettriche, dell’ENEL, quindici entro la fine del 2019, sono rimasti allo stato di pura sterile e inconsistente propaganda.
Se non si pone rimedio, le saracinesche non saranno solo abbassate, in numero maggiore, ma saranno sbattute. E’ ora di cambiare rotta.
