Per tetto non c’è più un cielo di stelle

di Cesare Pluchino
Ormai ufficialmente in minoranza il gruppo 5 stelle al Consiglio Comunale di Ragusa: le opposizioni, unite e compatte, diventano maggioranza dopo 38 mesi e 26 giorni, approvando, da sole, un Ordine del Giorno per la riduzione della pressione fiscale

Per i big nazionali del Movimento 5 Stelle, che interverranno a Palermo, alla convention grillina del prossimo fine settimana, non converrà parlare della Ragusa e delle imprese dei pentastellati iblei.
Sarà meglio, per loro, stendere un velo pietoso sulle vicende che hanno trasformato il 70% di consensi per il sindaco a 5 stelle e una maggioranza consolidata in un problema per il Movimento che, forse, ancora, aspira a governare la Sicilia.
Se ancora il primo cittadino può essere portato ad esempio di buon governo e qualche assessore o ex assessore può
costituire modello per i 5 stelle, prendi, per esempio, per non fare nomi, un assessore alla cultura o ai centri storici o ai lavori pubblici, impresentabili i consiglieri comunali chiamati a rappresentare la città, salvo pochissime eccezioni: al massimo si contano sulle dita di una mano quelli degni del ruolo.
Tutto il resto da lista di proscrizione, da volantini che indichino chi non votare.
Lo scenario del Consiglio Comunale, ormai da diverse sedute, è scenario di profonda desolazione.
Dalla scelta, che già si intravedeva nebulosa, di rinunciare all’alleanza con Giovanni Iacono e, ancora prima, alla sua competenza unita all’esperienza come Presidente del Consiglio, un crescendo di errori, di fibrillazioni interne, di perdita di lucidità, per una maggioranza che da risicata è diventata virtuale.
Una serie di elementi concomitanti ha contribuito alla crisi autodistruttiva del gruppo consiliare: se il nuovo Presidente del Consiglio ha messo da parte il suo notevole consenso politico per assolvere il ruolo super partes di vertice del civico consesso, non si è trovato un leader capace di tenere unito il gruppo, per arrivare nelle condizioni di avere l’attuale capogruppo bersaglio dei giudizi più feroci che avrebbero consigliato, chiunque avesse avuto un minimo di dignità, di rimettere il mandato, di fronte ad accuse dichiarate di incapacità e inadeguatezza al ruolo.
Le complicate vicende interne del Movimento 5 Stelle hanno fatto assurgere al ruolo di protagonisti figure che certo non si potevano definire di primo piano nel pur variegato universo pentastellato.
Un giovane come Dario Gulino, si può permettere, senza che nessuno dei colleghi consiglieri alzi la voce contro, in una sorta di silenzio-assenso, di porre un ultimatum al sindaco.
Una consigliera, ufficialmente sospesa dai vertici regionali, e messa all’indice dal capogruppo e da un altro collega, si fa beffe dei vertici che le chiedono spiegazioni a difesa e si vede recuperata in extremis per mantenere la maggioranza.
Un altro eletto trova lavoro all’estero ma pensa bene di dare l’addio evidenziando gli errori commessi dall’amministrazione.
Chi subentra fa parte dell’ala dissidente del meetup di Ragusa, quella che ha profferito le accuse più pesanti nei confronti del sindaco Piccitto e che raduna, a questo punto, le menti migliori e più ortodosse dei cinque stelle ragusani, gli ex assessori Dimartino, Campo, Conti, l’ex vicepresidente del consiglio Licitra e alcuni attivisti di provata fede grillina. Una consigliera che non le manda a dire e che mette in guardia il sindaco dal continuare a disattendere i principi e il programma elettorale del Movimento 5 Stelle, nel suo primo interevnto in aula.
Il gruppo pentastellato appare sempre di più come una città della Siria distrutta dai bombardamenti, con i suoi abitanti che vagano inebetiti e incapaci di trovare il bandolo della matassa.
Una disfatta che non è tale per i numeri o le partite perse, ma per la palese incapacità di riprendersi, di ragionare, di mostrare carattere nella sconfitta che si può chiamare anche disfatta.
Se, in fin dei conti, poteva essere prevedibile la sorte del famoso ‘truppone’ del quale chi scrive e autorevoli commentatrici politiche avevano evidenziato, spesso, i grossi limiti, non si riesce a comprendere come nessuno, nel Movimento 5 Stelle, sia riuscito a dominare una squadra di totalmente incapaci nel fare politica.
Lo scenario è da tragicommedia anche per la parte che hanno recitato le opposizioni, unite e compatte nella scena finale ma che mostrano inevitabili e insanabili divergenze di fondo che non possono deporre per un futuro delle opposizioni o per una nuova maggioranza unitaria.
Già fa abbastanza sorridere vedere insieme, studiare strategie e concordare le mosse, elementi come i consiglieri Tumino, Migliore, Ialacqua, Massari e Iacono, seguiti dalle seconde linee dei rispettivi partiti e gruppi politici, Mirabellla, Marino, Lo Destro, Castro, D’Asta, Chiavola, Nicita.
Esilarante vedere uniti consiglieri che hanno scambiato feroci critiche al limite dell’offesa personale, comiche le reciproche ipocrisie fra soggetti che bramano di candidarsi a sindaco, che hanno trovato anche nella mossa finale dell’ordine del giorno unico motivo per annullarsi a vicenda nella spasmodica ricerca di visibilità.
Deludenti nella incapacità di ostentare ma non riuscire a mettere sul tavolo la tanto decantata mozione di sfiducia per il sindaco, per la quale non tutti sono disposti a mettere la firma, buoni solo per esibire dialettica politica, consapevoli che non ci sarebbe il ricambio giusto.
Hanno tutti paura del ritorno di Nello Dipasquale, della sua autorevolezza che li ridurrebbe, di nuovo, a comparse della politica locale.
Da stasera, la volta a cassettoni dell’aula consiliare riporta indietro nel tempo l’orologio della politica: il futuro è nelle mani del truppone, se i consiglieri non comprendono il ruolo, se non si rendono conto della madre di tutte le minchiate, il distacco da Giovanni Iacono, se non smettono di anteporre gli impegni di lavoro o di accudire prima mariti, mogli e pargoli, è finita ancora prima della scadenza naturale.
Per molti di loro il destino è di essere riconsegnati agli affetti familiari dopo giugno del 2018, ridicoli quelli che pensano di ambire a candidature regionali per sé o per le consorti, ci sarà solo da tirare la carretta nel ruolo di pura manovalanza.
Solo il sindaco Piccitto può riuscire a imbonire, con i suoi numeri di illusionismo, il truppone, distrarlo con effetti speciali dalla pesante monotonia della battaglia quotidiana, con le qualità politiche che, a questo punto bisogna riconoscergli, perché andare avanti con questi soggetti non è stato, di certo, facile per tre lunghi anni.
L’unità delle opposizioni, ancorché virtuale, non sembra destinata a grandi imprese, soprattutto perché tardiva.
Si andrà avanti fra compromessi e accordi sottotraccia già sperimentati, come ci insegnerà la tradizionale indifferenza grillina, in fondo neanche a Roma è successo qualcosa, solo amplificazione mediatica.

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