La redazione ringrazia il prof. Dario Prestana per la cortese autorizzazione alla pubblicazione di questa riflessione che ha postato sulla sua pagina facebook e che riteniamo collegabile a quella di Antonio Socci, oggetto del precedente articolo.
Posizioni, secondo noi, solo apparentemente contraddittorie e distanti, che danno la cifra di una problematica per la quale c’è un approccio del tutto errato, da posizioni opposte, che meriterebbe maggiore attenzione, soprattutto da parte della Chiesa.
Ma perché festeggiate? Perché fate auguri di Buon Natale? Augurare un buon Natale, attraverso l’icona storica o religiosa di Cristo, vuol dire augurare una buona rinascita, salvifica e penitenziale.
E, a maggior ragione, educare i propri figli ai valori dell’accoglienza, della solidarietà, dell’umanità soprattutto verso i più sfortunati, i più indifesi.
Significa elaborare i propri errori e professare la giustizia con pensieri, parole, opere e non omissioni. E non solo scartando regali e ingurgitando superflue calorie, ma tutto l’anno.
Eppure, in Europa, governi e dirigenti, in modo più o meno silente, si macchiano di ripetuti colpi di stato, fuori dalle regole dei Trattati, atti a sovvertire i valori fondativi dell’Unione Europea, come l’accoglienza, la solidarietà e l’umanità.
Eppure, in Italia gli stessi che oggi festeggiano Dio sono quelli che in Parlamento hanno osteggiato o lasciato decadere l’approvazione dello Ius Soli, per i Bambini nati in Italia, ma figli di stranieri.
Un ennesimo colpo di stato, fuori dalle regole della Costituzione, atto a sovvertire i valori fondativi della Repubblica Italiana, come l’accoglienza, la solidarietà e l’umanità.
Queste stesse onorevoli persone in questo momento sono in Chiesa, per farsi vedere, per pubblicizzare la loro fede ideologica, in realtà iconoclasta. Si battono il petto recitando il mea culpa. Una recita, uno spot che non riesce, però, a nascondere il loro malefico ateismo.
Eppure, anche questi festeggiano e fanno auguri di Buon Natale, come mercanti nel Tempio, pronti ad alzare i coltelli sui fratelli.
Sono certo che milioni di Italiani e di Europei condividono questa rabbia, questa protesta.
E che per molti di noi questo sia un Natale triste, come tutti, tanto c’è da lavorare.
Sì, lo so che tutto questo possa sembra il solito sermone moralista. Ma, semmai Cristo dovesse farci visita non lo troveremmo certo sul pulpito a benedire noi e queste mani sporche di sangue e di olio di ricino.
Lo troveremmo tra i rivoluzionari, i poveri, i malati, i migranti, come già è accaduto. E morirebbe ucciso dai suoi stessi fedeli, come è già accaduto.
Ma, allora, perché festeggiate? Perché fate gli auguri di Natale?
Dario Prestana
La foto è di Yannis Behrakis, della Reuters, del 24/09/2015. Un profugo siriano tenta di sbarcare sull’isola di Lesbo in Grecia da un gommone, stringendo a sé i suoi figli.
La foto è stata premiata col Pulitzer 2016 a NewYork.
