Piace, al sindaco Cassì, vincere facile e sorridere

Il sorriso sul volto di don Fabrizio Corbera, Principe di Salina, altrimenti detto il Gattopardo, nell’omonimo film tratto dal romanzo di Tomasi di Lampedusa è quello del nostro sindaco Cassì di fronte alle mosse, alle strategie, ai comunicati delle opposizioni che, ormai da quattro anni, cercano, invano, di attaccarlo politicamente, quasi su tutte le problematiche della città.
Sono tante quelle irrisolte o rimandate, dal Piano regolatore al piano particolareggiato dei centri storici, dal Parco Urbano alla rinascita del centro storico, dallo sviluppo economico della città che non riparte ai progetti culturali non ancora definiti e ancorati a entità come l’ecomuseo o alla dimora di campagna del Barone di Donnafugata, mentre culturalmente e turisticamente viene ignorato il grande patrimonio che ha avuto il riconoscimento UNESCO.
Ma non ci sono opposizioni all’altezza, ormai silenti avendo sprecato anche la poca benzina in corpo per assolvere minimamente al proprio ruolo, c’è un fiorire di associazioni e comitati che si affannano a dire al loro ma che sono del tutto inadeguati nelle strategie.
Un sorriso inevitabile anche per le ultime questioni minori sulle quali si affanna la città, ignorando le problematiche importanti, a Ragusa, per dare l’idea i problemi sono il parcheggio dei residenti, la posizione del contenitore dei rifiuti, l’ingorgo stradale, i privilegi per i settori commerciali che vivono su Ibla, mentre sono del tutto dimenticate le problematiche del centro storico superiore, come se appartenesse ad un’altra città.
Un sorriso e un atteggiamento che permettono al sindaco di trarre delle conclusioni sulla situazione a Ibla, dopo la convocazione di tutti portatori di interessi di Ibla che, riuniti attorno ad un tavolo, dovevano esternare de visu tutte le problematiche inoltrate a suon di comunicati stampa
Paradossale che, al tavolo, non siano state poste le pregiudiziali all’incontro, quali quelle della legalità delle misure adottate per la ZTL, per l’allargamento della circonvallazione, e non siano state avanzate precise garanzie per l’osservanza delle norme del codice della strada nel quartiere barocco, quali i mezzi in controsenso nelle stradine o il parcheggio dei grossi bus turistici, con relativi problemi di circolazione di sicurezza, come per esempio alla Chiesa del SS Trovato.
Sarebbero state queste pregiudiziali per intavolare un confronto serio e aperto su quelle che sono le emergenze a Ibla e la naturale diversità di interessi fra residenti e operatori commerciali nel quartiere barocco che la smania incontrollata e non organica di turismo ha trasformato nella casbah di paninerie, esercizi vari di ristorazione e di strutture ricettive non sempre di livello e adeguatamente attrezzate, spesso anche con prezzi e tariffe che fanno danno al turismo sano e producente.
Invece si è avuto un andamento del confronto al tavolo che, appunto, sorridendo, permette al sindaco di concludere che “se nessuno è soddisfatto, vuol dire che si tratta di un buon compromesso”, relativamente alle misure per la ZTL.
Tutti i proclami su legalità delle misure, regolarità della segnaletica, e altre amenità sciorinate nei comunicati, sono stati messe da parte.
Il sindaco può affermare che tutte le scelte “hanno avuto un effetto regolatorio nel complesso molto positivo”.
Può ben dire che tutti i commenti catastrofici di giugno, che preconizzavano la morte di Ibla a causa di una supposta “blindatura”, infondendo per qualche tempo autentico “terrore” tra la gente di Ragusa che aveva in mente di fare anche solo una passeggiata a Ibla, sono oggi sostituiti da valutazioni più pacate e sfumate, a fronte oltretutto di una presenza di turisti che, secondo diversi osservatori, è stata sui livelli degli scorsi anni (se non superiore per alcuni) nonostante la fortissima crisi economica globale.
Nessuno dovrebbe più stilare comunicati su Ibla, considerata la scarsa valenza delle questioni fatte emergere, a questo punto, solo per propaganda o pura esigenza di visibilità.
Sull’abbrivio del facile confronto, il sindaco Cassì si può permettere di dire che “si è avuta la conferma che la scelta di puntare su un Piano strategico del turismo con il supporto di analisti ed esperti del settore, se ben spiegata e sostenuta, raccoglie il favore anche di chi a Ragusa ha fatto della presenza turistica qualificata la ragione della propria impresa, e che già investe risorse umane ed economiche nella promozione della città.”
E con questo ci rendiamo conto come non ci sia partita e come il primo cittadino si può permettere di interpretare a suo modo la realtà.
Un piano strategico del turismo, sostenuto non dall’assessore al turismo ma da quello allo sviluppo economico che, già per le sue deleghe, sviluppo economico, trasporto pubblico, mobilità, non ha certo brillato nella compagine di giunta.
Un piano nato da una proposta di una associazione di Ibla, partita con il bilancio partecipato, sostenuta con un contributo integrativo e concluso con l’assunzione per un anno di chi ha redatto il piano, per renderlo operativo.
Sono passati mesi, anche dall’assunzione dell’esperto, e di questo fantomatico piano strategico del turismo non si è visto nulla.
Solo ora, dopo quattro anni, anche per giustificare le prime mosse per questo piano, ci si rende conto dell’essenzialità di avere dati sulle testimonianze dei turisti arrivati nella nostra città.
Non ci voleva un piano strategico del turismo per sancire che per ogni turista vanno raccolti i dati sulla provenienza, sulle motivazioni per avere scelto la nostra città, i giudizi sulla permanenza, sull’accoglienza, sui servizi, sui desiderata e le richieste più citati.
Sono questi elementi basilari di politica turistica, che un ufficio minimamente all’altezza dovrebbe avere sul tavolo, da sempre e per ogni anno, accanto ai riscontri e ai ritorni di tutte le iniziative portate avanti negli anni.
In pratica non c’è uno storico, come non c’è stato mai un rendiconto preciso e analitico sulle spese dei fondi derivanti dalla tassa di soggiorno, problema spinoso che, se sollevato, diventerebbe il vaso di Pandora di queste amministrazioni, fondi ai quali si sono aggrappati sindaco e altri assessori per spese giustificate come “turistiche” con evidenti forzature.
La nostra città è meta naturale di grossi flussi turistici che, in ogni caso, non potranno mai eguagliare quelli di località più rinomate, con numeri irraggiungibili.
I centri metropolitani, Taormina, l’Etna, Cefalù, la Valle dei Templi, Siracusa sono dei must dell’isola con i quali è impossibile competere, la gente viene da noi, in massa, per il mare, a ruota, come attrattive, seguono il patrimonio artistico architettonico e naturalistico ambientale, l’ambiente rurale, il tutto condito da accoglienza, buon cibo, pulizia, decoro e sicurezza.
Su questo si potrebbe benissimo lavorare, per mantenere questi livelli, perché i numeri non possono aumentare più di tanto, non c’è bisogno di scienziati e di piani strategici, ma senza nessuno che fa notare queste cose, il sindaco si può permettere di farsi un vanto anche del Piano strategico che non c’è.

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