Pippo Civati a Marina di Ragusa per otto referendum

di Cesare Pluchino
Il leader di Possibile, fra le poche voci credibili e affidabili della sinistra italiana, vuole restituire alla politica la possibilità di dire NO

Una sfida, quella di Pippo Civati, di voler raccogliere 500.000 firme entro il 30 settembre, una campagna referendaria di cui nessuno parla, cosa incredibile in una democrazia, ma che sconta anche gravi lacune nella propaganda e nella comunicazione.
La stessa organizzazione dell’incontro ragusano non è stata degna del personaggio che, proprio in un territorio dove la sinistra è dilaniata da contrasti interni e parcellizzata in decine di correnti e sigle politiche, potrebbe rappresentare la voce ideale per tornare al confronto e alla politica vera.
Si è scelto di parlare in piazza, a Marina di Ragusa, in una afosa serata di fine estate, fra bambini in carrozzella e anziani in cerca di refrigerio, sullo sfondo di bagnanti in ritirata dalla spiaggia e famiglie in bicicletta. L’unico plauso all’organizzazione per l’audio impeccabile che non ha mostrato sbavature, nemmeno per un attimo, mentre lo stesso tavolino per le firme del referendum è stato procurato all’ultimo minuto.
Il quarantenne Civati ha accennato al piacere di ritrovarsi, spesso, nelle riunioni e negli incontri, fra i più vecchi, s e non il più anziano, ma a Marina di Ragusa mancavano proprio i giovani: una platea di cinquantenni e di sessantenni che ha approfittato delle poche sedie disponibili per l’evento.
L’auspicio è che Civati possa tornare presto a deliziare, con la sua dialettica convincente e affidabile, una platea più consona al suo messaggio innovatore.
Degna cornice al protagonista della serata ospiti di livello, legati alle tematiche dei referendum, della politica, delle tematiche ambientali, della cultura, fra i quali il Presidente del Consiglio Comunale, Giovanni Iacono, il prof. Conti di Legambiente e lo scrittore Sandro Vero che, insieme ad altri, si sono alternati al microfono per delle brevi riflessioni introduttive sulle materie della campagna referendaria.
I quesiti riguardano la legge elettorale, le trivellazioni per ricerche petrolifere, lo ‘Sblocca Italia’ e il Jobs Act, la scuola. Il primo quesito riguarda «l’eliminazione dei capilista bloccati e delle candidature plurime» nell’Italicum. Il secondo punta – più problematicamente – all’«eliminazione della legge elettorale proporzionale con premio di maggioranza, capilista bloccati e candidature plurime».
Il terzo riguarda «l’eliminazione delle trivellazioni a mare». Il quarto riguarda «l’eliminazione del carattere strategico delle trivellazioni». Il quinto attacca lo Sblocca Italia, «dalle grandi alle piccole opere».
Il sesto e settimo quesito attaccano il Jobs Act, uno tentando «l’esclusione del demansionamento», l’altro la «tutela del lavoratore dai licenziamenti illegittimi».
L’ottavo chiede di abrogare, nella riforma della scuola, il «potere di chiamata del preside-manager».
Nonostante l’importanza dei temi in questione, e gli sforzi del giovane movimento di Civati, al silenzio assordante dei media si aggiunge una mobilitazione quanto mai frastagliata e connotata da mille riserve, in un’area politica  della quale si conoscono le enormi falle.
Fra gli interventi quelli di Resi Iurato di SEL che si è soffermata su tre momenti attorno ai quali il suo partito ha incentrato, ultimamente, l’attività, cooperazione, contaminazione e condivisione, finalizzate tutte alla solidarietà con chi non è come noi, alla riduzione delle differenze di pensiero, alla partecipazione per il bene comune e la dignità della persona.
La professoressa Petrolito ha parlato dell’esigenza di fare cose diverse per un futuro diverso, nella scuola e per i giovani.
Luca Agnello, in rappresentanza di ANCI e ANCI Giovani, ha auspicato maggiore potere decisionale dei cittadini per il territorio e ha rilevato l’esigenza di una formazione per i giovani amministratori.
Claudio Conti ha espresso le considerazioni più volte esternate a proposito delle questioni legate alle trivellazioni per ricerche petrolifere, reiterando le riserve per l’esiguità dei bacini da sfruttare e l’apporto quasi nullo in termini di occupazione a fronte di rischi ambientali notevoli.
Sandro Vero è risuscito a far immaginare al pubblico due foto, una di Ragusa, risalente a dieci anni prima e una della città attuale che lustri di scellerata amministrazione avrebbero trasformato in una grande periferia dove scarseggiano i servizi, parlando di una crisi che non deve essere considerata come la riportano le chiacchere di paese e di regime ma come grimaldello per scardinare un sistema ormai estremamente dannoso per la collettività.
Giovanni Iacono ha considerato ineludibile un cambio di rotta per sbarazzarsi dei difetti del paese e risolvere una questione meridionale che vede aumentare il divario fra nord e sud in maniera esponenziale.
Ricordando l’esperienza tedesca, successiva alla caduta del muro di Berlino, ha rimarcato le differenze con le grosse responsabilità che ricadono sulle scelte politiche nazionali.
Civati, nel suo discorso, ha messo in guardia dalla politica attuale che vede tutti nello stesso calderone, in quel partito unico dove tutti cercano di confluire, in barba ad ideologie e appartenenze storiche.
Ha recitato il mea culpa, come ex componente del PD, per le promesse della campagna elettorale, poi non mantenute e resta attonito di fronte ad un governo giovane, e di giovani, che si vuole rifare, con le trivellazioni, ad un modello di sviluppo anni ’50.
Un po’ tutti i temi dei referendum mettono in luce le decisioni sgradite del governo e non si meraviglia se anche Di Battista, del Movimento 5 Stelle ha firmato, pur non condividendo le strategie che, in caso di mancato raggiungimento del quorum, vanificherebbero gli sforzi fino ad ora compiuti.
Civati dissente fortemente dalla attuale conformazione del sistema e dalle leggi che sono studiate per mantenerlo: una palla centrale attorni a cui ruotano tutti, un solo uomo al comando con una politica che non mette in ordine le priorità.
Occorrono processi democratici garantiti, parlamentari che debbono avere l’autorevolezza, ma anche le capacità, per decidere sul territorio e per il territorio.
Un appello che Civati ha lanciato nella certezza che il suo messaggio, che non è il solito di ricerca del consenso, trovi le opportune condivisioni per una battaglia che deve, prima di tutto, restituire dignità alle persone.

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