Occupandoci di eventuali tagli ai fondi del PNRR, ci ha incuriosito l’elenco delle opere da finanziare, in campo sanitario, nella provincia di Ragusa, un corpus di interventi indubbiamente sostanzioso ma che, come spesso avviene non tiene conto delle prerogative di posizione geografica, di numero di abitanti del capoluogo, delle esigenze del territorio. Scelte che, come sempre, ci vengono imposte a scatola chiusa, senza preventivi confronti.
Perplessità erano già sorte in occasione di un confronto fra i candidati a sindaco della città, per le recenti elezioni comunali, presso l’Ordine dei Medici, organizzato dal sindacato FISMU, – Federazione Italiana Sindacale Medici Uniti. Il primo quesito posto ai candidati era, infatti, quello sulla opportunità di verificare la pianificazione degli interventi programmati per i fondi del PNRR, segno che per gli addetti ai lavori qualcosa non andava.
Abbiamo pensato di chiedere lumi sulla questione ad una parte terza, al tempo non direttamente interessata alle scelte, né come amministratore, né come sanità regionale, ma estremamente qualificato in quanto vicepresidente vicario nazionale di Federsanità ANCI e Presidente Federsanità-Anci Sicilia, l’assessore Giovanni Iacono che, oggi, detiene, in seno alla giunta che amministra la città di Ragusa, la delega alla sanità e alle politiche della salute.
Ricordiamo che Iacono è stato protagonista principale dell’opposizione nel 2015 al piano aziendale che toglieva Unità complesse a Ragusa e, da presidente del Consiglio Comunale organizzò un Consiglio Comunale aperto in piazza Nassiria davanti all’ex Ospedale Civile, fu l’estensore del lunghissimo ordine del giorno di 8 pagine che divenne la piattaforma rivendicativa dinanzi alla Commissione sanità dell’Ars e fu poi l’artefice del ricorso al TAR per ottenere la stroke unit a Ragusa e la giustizia amministrativa ha dato ragione alle tesi sostenute come sancito da ben due sentenze del TAR.
Come sempre contenuto e riservato nelle risposte, l’assessore Iacono ha preferito rimandare tutto ad un suo recente intervento, del 4 agosto scorso, sul quotidiano di informazione sanitaria quotidianosanità.it
https://www.quotidianosanita.it/m/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=116071
In una lettera aperta al direttore del quotidiano, l’assessore Iacono, come si può leggere integralmente attraverso il link sopra specificato, si occupa degli obiettivi perseguiti dal piano di interventi del PNRR sulla sanità e del possibile taglio ai finanziamenti che potrebbero ridimensionare il numero delle strutture poste a fondamento di questo piano sanità fondato sulle Case di Comunità e sugli Ospedali di Comunità.
Dalle previiste 1.350 Case di Comunità si potrebbe scendere a 936, mentre i previsti Ospedali di Comunità, 400, potrebbero ridursi a 304.
Come riconosciuto dal Ministero della Salute, la Sicilia è una delle poche regioni italiane ad avere raggiunto il 100 per cento degli obiettivi fissati dal PNRR per la realizzazione delle strutture di sanità territoriale’
In Sicilia 156 progetti approvati per le Case di comunità, 43 gli Ospedali di comunità, 50 Centrali operative territoriali.
Nella lettera aperta, Iacono esprime perplessità sulla maniera con la quale sarebbero stati raggiunti gli obiettivi, con particolare riguardo alla nostra provincia, dove sarebbero previste, salvo i tagli ai finanziamenti,
9 case di comunità di cui 2 Hub, una a Modica per un importo di oltre 4 milioni di euro ed una a Vittoria per un importo di circa 1, 2 milioni.
Altre 7 Case di comunità spoke in 7 in comuni: Monterosso Almo di 2.783 abitanti, realizzazione Casa della Comunità 2,3 milioni di euro, Giarratana di 2.830 abitanti realizzazione casa della Comunità di 750.000 euro, Chiaramonte Gulfi numero abitanti 7.988 realizzazione casa della comunità di 1,410 milioni di euro, Acate 10.576 casa della Comunità 746.410 euro, S. Croce Camerina 10.979 realizzazione casa della Comunità 750.000 euro, Pozzallo con 18.879 abitanti è prevista una Casa della Comunità fondi PNRR e il PTA per un importo finanziato con fondi ex art. 20 l. 67/88, per un importo complessivo quasi 3 milioni di euro, Ispica 16.239 abitanti, realizzazione casa della Comunità 1,212 milioni di euro.
Sottolinea sempre Iacono come le case di comunità spoke devono avere, necessariamente, equipe multiprofessionali (MMG, PLS, specialisti ambulatoriali e dipendenti, infermieri e figure professionali sanitarie e socio-sanitarie), presenza medica e infermieristica almeno h12 e 6 giorni su 7, punto unico di accesso socio sanitario (PUA), punto prelievi, alcuni servizi ambulatoriali specialistici per le patologie ad elevata prevalenza, servizi di prevenzione e promozione della salute con l’infermiere di famiglia o di comunità e ambulatori infermieristici per la gestione integrata delle cronicità, sistema integrato di prenotazione CUP, ecc.
Tutte le case di comunità spoke devono essere collegate con la casa di Comunità di riferimento HUB.
E specifica, come si può leggere nella lettera:
“Non è prevista la Casa di Comunità nel comune capoluogo di Ragusa che ha 73.000 abitanti, malgrado gli standard del DM 77 prevedano una casa di comunità ogni 40.000-50.000 abitanti.
La mancanza di Casa della Comunità a Ragusa appare totalmente incomprensibile se non inverosimile.
Manca anche a Comiso e Scicli. La motivazione sembrerebbe quella di avere previsto un ‘ospedale di comunità’ in ognuno di questi Comuni.
Forse la moda ricorrente che ‘uno vale uno’ o, probabilmente, a chi ha fatto le scelte non è chiaro che ‘Casa della Comunità’ ed ‘Ospedale di Comunità’ oltre ad avere funzioni diverse, non sono ‘incompatibili’.
Viene ‘riordinata’ la rete assistenziale con al centro la Casa della Comunità che è una struttura sanitaria ed un modello di intervento multidisciplinare, il luogo scelto e privilegiato per la progettazione degli interventi di integrazione socio sanitaria e di carattere sociale, deve essere luogo fisico visibile e facilmente accessibile per la comunità di riferimento e in queste strutture si devono poter fornire tutti i servizi sanitari di base.
Il punto di riferimento continuativo per la popolazione è la città capoluogo che ha, peraltro, il maggior numero di abitanti della provincia ma non ha la Casa della Comunità perché ha ‘ottenuto l’Ospedale di Comunità’.
Il tutto, del tutto, fuori standard DM 77.
Ed ecco la risposta alle perplessità che non sono solo nostre, come evidenziato:
“A questo punto almeno una domanda sorge spontanea: ‘quali sono gli OBIETTIVI che sono stati raggiunti?’. Chi doveva pianificare, programmare, verificare e controllare sulla base di quali criteri ha operato?
Nutro, purtroppo, fondate certezze sul fatto che questa organizzazione – con Case della Comunità realizzate con milioni euro (in prestito) in piccolissimi Comuni e non previste in Comuni che rientrano totalmente nei parametri – sul ‘campo’ che è quello dei bisogni reali della popolazione non funzionerà sia per il personale mancante sia per motivazioni logiche e logistiche.
Probabilmente le scelte politiche sono state dettate da ragioni che esulano dagli obiettivi enunciati nel DM 77, non tengono in alcun conto della mappatura dei bisogni di salute, produrranno spesa pubblica in maniera errata ed accentueranno, esponenzialmente, i disagi dei Cittadini nei Comuni coinvolti.
Penso che si possa ancora correre ai ripari e realizzare, in fase urgente di revisione del piano, una Casa della Comunità estesa, HUB, a Ragusa magari nell’ampia struttura inutilizzata dell’ex Ospedale civile (con una ridottissima spesa per adeguarlo) in stretto raccordo con i COT ai presidi sanitari e sociosanitari dei Comuni limitrofi.
Si auspica che il ‘caso’ di Ragusa sia isolato ma, purtroppo, non penso ed è necessario che le Regioni, prudenzialmente e in tempi brevissimi, rivedano, con attenzione, le scelte effettuate e possano ‘riparare’ a situazioni così, macroscopicamente, incomprensibili.”
