Prendi i soldi e scappa

di Cesare Pluchino
Prendiamo a prestito il titolo del famoso film interpretato e diretto da Woody Allen per sintetizzare l’ultima seduta di Consiglio Comunale

21 dicembre 2015: alle soglie del Natale viene convocata una seduta ispettiva del Consiglio Comunale.
Nulla di irregolare, né di strano, beninteso, il Presidente del Consiglio, Giovanni Iacono, come sempre, si attiene al regolamento: in un mese ci devono essere due sedute ispettive.
Sono dedicate a interrogazioni e interpellanze, che, con il nuovo regolamento, vengono esitate all’inizio di seduta, si passa poi alle comunicazioni dei consiglieri.
Il Presidente del Consiglio è stato sempre magnanimo per i tempi e soprattutto per i contenuti delle comunicazioni, spesso non in linea con quanto previsto dal regolamento.
Quasi sempre le comunicazioni, quasi esclusivamente delle opposizioni, si risolvono in interventi di pura critica rivolti all’amministrazione e ai singoli assessori, oltre che, spesso al Sindaco.
Interventi spesso non costruttivi, esternati nell’interesse generale, ma prodotti in puro stile da campagna elettorale.
Se capita, poi, come nella seduta in oggetto, che non ci siano interrogazioni da esitare, la seduta si risolve in una passerella di interventi contro l’amministrazione, solo raramente replicati dall’intervento del o dei rappresentanti della Giunta presenti in aula.
Ma una seduta di Consiglio Comunale, ancorché giudicata poco utile per la vita amministrativa della città, ha, comunque i suoi costi.
Quello più consistente è dato dal costo dei gettoni di presenza che spettano ad ogni consigliere presente in aula, indipendentemente dal tempo della sua permanenza.
Accade anche che qualcuno, e sono sempre le solite facce, in maniera del tutto legittima, permane in aula per poco tempo, arriva magari a fare un intervento, per poi abbandonare la seduta.
È un po’ il malvezzo comune anche ai lavori di commissione, dove si permane per pochi minuti e si acquisisce ugualmente il diritto al gettone di presenza.
Nella nostra città, in questa sindacatura c’è la garanzia di un Presidente del Consiglio che sta attento a queste cose, ma i fatti sono quelli che riguardano, a livello regionale la ‘gettonopoli’ che ha scoperchiato una serie di abusi riguardanti appunto la durata delle sedute di commissione, la permanenza dei singoli consifglieri e la frequenza delle convocazioni, spesso per motivazioni assai ‘creative’.
Nelle più importanti città della Sicilia sono stati i consiglieri del Movimento 5 Stelle a sollevare il coperchio delle commissioni, nella nostra città, purtroppo, pur avendo i pentastellati al governo della città, con una solida maggioranza consiliare, non si è riusciti nemmeno a modificare il regolamento dei lavori d’aula e delle commissioni in maniera tale da scoraggiare e limitare comportamenti che sono del tutto legittimi ma che è legittimo pure additare all’opinione pubblica come esempio di utilizzo delle cariche e delle funzioni per fini non propriamente encomiabili.
Senza radicali cambiamenti del regolamento c’è ben poco da fare, ma, almeno i componenti della maggioranza dovrebbero dare il buon esempio e astenersi dalla partecipazione a sedute come quella descritta, come pure utilizzare l’arma della mancanza del numero legale ove si riscontrassero tentativi di convocazione per motivi poco importanti o con un solo punto, non urgente, all’ordine del giorno.
Che senso ha partecipare alla seduta ispettiva, senza fare interventi e per pochi minuti?
Questo ce lo dovrebbero spiegare quanti, solitamente, si preoccupano di censurare il comportamento degli appartenenti all’altra parte politica, mentre rimangono silenti quando a fare le stesse cose sono i compagni di partito o di movimento.
C’è qualcuno che, puntualmente, pubblica le somme che vengono percepite dai singoli consiglieri, sarebbe opportuno registrare anche i minuti di permanenza in aula o in commissione, così da fornire all’opinione pubblica un quadro esaustivo dell’impegno di tutti i consiglieri comunali che, in ogni caso, ribadiamo, agiscono in piena e assoluta legittimità, approfittando solo delle smagliature che la vecchia politica ha volutamente dimenticato di sanare e che l’attuale ha avuto ‘difficoltà’ a mettere a posto.

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