Chi ha preso per mano quelli di Linea Verde ?

Esitavamo nell’eccepire alcune stranezze sulla puntata della trasmissione Linea Verde, dedicata a Ragusa e alla sua agricoltura, esitavamo perché guai a eccepire qualcosa sulla RAI e su tutto quello che fa.
Abbiamo messo da parte ogni dubbio dopo il pesante intervento del Presidente del Consorzio di Tutela del ‘Ragusano DOP’, Giuseppe Occhipinti, i cui rilievi sono riconducibili ai nostri, circa la gestione della puntata.
C’è una sorta di timore reverenziale quando arriva un giornalista della RAI, in parte giustificata perché l’assoluta professionalità degli appartenenti all’azienda di stato mette da parte, automaticamente, ogni riserva sul loro operato.
I mezzi tecnici rendono, inoltre, entusiasmante ogni ripresa, basta solo una veduta aerea di Ibla per inorgoglire ogni cittadino ed esaltare il lavoro fatto.
Se la troupe arriva e decide autonomamente cosa fare e cosa dire, nulla da eccepire perché sarebbe da pazzi mettersi a contestare il lavoro di un giornalista RAI, se invece, come spesso accade, c’è il referente locale si può eccepire sulla opportunità delle scelte, se il referente è indicato, anche informalmente, dalla macchina comunale allora qualche rilievo è anche legittimo.
La trasmissione inizia con qualcuno che acclara il ragusano come popolo delle scacce, e tuffare il telespettatore nella ‘scaccia’, subito, sembra intempestivo e dirompente.
Nulla da eccepire sulla scelta di Giummarra e Dipasquale, peraltro esclusivi fornitori di chi scrive per il mantenimento di alti livelli di trigliceridi e colesterolo, ma si va troppo velocemente su allevamenti e produzione del formaggio, tralasciando, colpevolmente la ricotta, elemento principe della tavola ragusana strettamente legata all’agricoltura locale, protagonista, peraltro, come ingrediente di molte scacce ragusane.
Una grave dimenticanza che fa il paio con la limitata rassegna delle scacce che ha tralasciato di esaltare i vari tipi e gli ingredienti, tutti legati, sempre all’agricoltura locale.
Perché di agricoltura deve parlare la trasmissione.
Si va poi negli orti urbani e ci viene propinata una generica senape, senza indicare le varie tipologie, tutte diverse, della tipica verdura locale che viene poi somministrata al telespettatore nell’inusuale versione di imbottitura per panini che, ancorché gustosa e prelibata, non ha nulla di tipicamente tradizionale.
Poi si va all’olio ottenuto dall’olivastro, fondamentalmente sconosciuto nella cucina tipica locale, se non come prodotto di uso familiare nelle campagne, e c’è spazio per lo chef stellato (scelto da chi ?) di un ristorante locale che ci propina un piatto che racconterebbe della tradizione di Ragusa, dove ci sono gamberoni, purea di fichidindia, cantucci con pistacchio e mandorle, farina di tapioca, melissa e anche specialità della cucina locale.
Un cooking show, oggi molto diffuso, evidentemente chiodo fisso di qualcuno, saltato per l’inaugurazione della Galleria del Costume che ci doveva essere tempo fa, che non può esimere di andare con il ricordo alla festa di compleanno a San Vincenzo Ferreri. Errare è umano, perseverare è diabolico.
Poi industria di eccellenza per il carrubo, asini, grani antichi, ancora cooking show sulla terrazza della casa di Montalbano, per ‘gustare’ una busiata con le cozze e pomodorini, diventati, anche questi, moderni elementi della cucina tipica locale legata all’agricoltura locale.
Finale con l’immancabile spazio per l’establishment culturale locale per una dotta veloce ineccepibile disquisizione per il Giardino Ibleo e i muretti a secco.
Non è detto che referenti, meglio se locali, più esperti, non avrebbero potuto meglio sfruttare lo spazio a disposizione.
Se il nostro era un rilievo che recriminava sull’occasione persa di un uditorio vastissimo per mettere bene in risalto le eccellenze del territorio, ma restava una semplice considerazione, sia pure critica, sulla gestione della trasmissione attraverso referenti locali non ben identificati, ben diversa è la posizione del Presidente del Consorzio di Tutela del ‘Ragusano DOP’, Giuseppe Occhipinti, che lamenta il trattamento riservato all’eccellenza principe del territorio, il ‘Ragusano DOP’, confuso, in quasi tutti i passaggi, con il caciocavallo.
La trasmissione poteva e doveva essere l’occasione per fare chiarezza su tale equivoco, per una corretta informazione dovuta agli spettatori e soprattutto ai consumatori, ma, secondo Occhipinti, avrebbe fallito clamorosamente l’obiettivo, determinando ulteriore confusione a carico e danno dei soggetti più deboli della filiera: i produttori ed in consumatori.
“Si è parlato di “Ragusano DOP” senza conoscerne il disciplinare e quindi le peculiarità, le caratteristiche e le qualità organolettiche che lo differenziano dalle altre produzioni casearie locali non tracciate, non controllate, non certificate e non garantite oltre che ottenute in  larga parte dalla trasformazione di materie prime di non nota provenienza (spesso trattasi di cagliate importate) e/o di latte di cui spesso non si conosce la qualità” Queste le dichiarazioni, rilasciate alla stampa, di Occhipinti che aggiunge: “Quanto registrato e mandato in onda non ripaga certamente i sacrifici e l’impegno dei Caseificatori che, seguiti dal Corfilac (ente di Certificazione) e dal Consorzio di Tutela, si impegnano a rispettare il disciplinare e ulteriormente migliorare la qualità del tanto  ‘Ragusano DOP’ formaggio storico degli Iblei, così come non concorre ad orientare correttamente i consumatori che spesso pur cercando il formaggio in possesso del marchio, finiscono per portare a tavola  tutt’altra cosa.
Si sarebbe potuto fare riferimento al Consorzio e non si sarebbe dato vita ad una trasmissione che, pur di indubbio valore per tutto ciò che si è visto, ha seriamente oscurato l’immagine del formaggio col marchio comunitario, ha danneggiato tutta la Filiera del Ragusano Dop, meritevole di ben altra considerazione e soprattutto ha finito per sbandare i consumatori, ai quali, in una occasione simile, dovevano essere indirizzati messaggi chiari, inequivocabili, mirati oltre che efficaci”

Sulla delicata questione  il  Consorzio di Tutela del “Ragusano Dop” pare abbia interessato il Ministero delle Politiche Agricole ed il competente Ispettorato per le Repressioni Frodi ed ha chiesto alla RAI  di consentire la messa in onda, sempre tramite Linea Verde, di un apposito servizio per rettificare le informazioni date e per una corretta presentazione del “Ragusano Dop”, riservandosi nel contempo di comunicare le determinazioni del Consiglio di Amministrazione, in ordine agli effetti ed ai danni di immagine sofferti dalla filiera.

Resta da chiarire chi sono stati i referenti locali dei giornalisti della RAI, a quale titolo sono intervenuti ed, eventualmente, da chi hanno ricevuto mandato, con quali e per quali competenze, nonché da chi siano state scelte le attività commerciali evidenziate come rappresentative del territorio e delle eccellenze locali.

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