Il primo, e forse unico, confronto in TV fra i candidati a Presidente della Regione rivela la loro inconsistenza

Non assistiamo quasi mai alla trasmissione di Lucia Annunziata, troppo scostante, presuntuosa nelle affermazioni, troppo di sinistra, e anche troppo brutta per potersi rilassarsi mezzo’ora davanti allo schermo.
Confortati dai primi giudizi della stampa nazionale, sul confronto fra i candidati a Presidente della Regione Siciliana, possiamo dire che, ancora una volta, la giornalista ha confermato i suoi grossi limiti, anche come commentatore politico e come conduttore di una trasmissione che dovrebbe dare democraticamente spazio ai convenuti.
Il fatto grave è accaduto nel mezzo della trasmissione, non per i suoi contenuti, che per quanto detto non facevano aspettare grandi cose, bensì per quanto la giornalista ha osato dire al candidato La Rosa che, giustamente, faceva notare come non tutti fossero stati trattati democraticamente allo stesso modo per il tempo a disposizione.
Nel più totale asservito silenzio degli altri partecipanti al confronto l’Annunziata, fedele al suo clichè di donna, potremmo dire simbolo di scortese maleducazione, ha detto a La Rosa: “Lei è tanto piccolo che, se non tenessi conto della democrazia, non l’avrei nemmeno invitato”.
Una affermazione grave che dovrebbe provocare una minima reazione dei vertici della televisione di stato e dovrebbe obbligare ad eliminare dal video simili soggetti, ma sappiamo come vanno le cose e la biancheria intima rossa della Annunziata la tutelerà da qualsiasi provvedimento, almeno fino a quando sarà in piedi l’attuale regime.
Quanto al confronto, uno spettacolo modesto offerto dai candidati, aggravato nei suoi limiti, come detto, da una conduzione inadeguata.
I due candidati di sinistra e di centro sinistra in studio, Fava e Micari, in collegamento Musumeci, La Rosa e Cancelleri.
Luoghi comuni e ovvietà, come la presentazione della giornalista sulla Regione, agli ultimi posti in Europa per competitività, con milioni di giovani che se vanno, con un apparato amministrativo fatto di circa 1.700 dirigenti e un numero di dipendenti 5 volte superiore a quello della Regione Lombardia.
La Rosa vanta la conoscenza delle soluzioni per la Sicilia, ma lamenta la scarsa attenzione degli organi di stampa, Musumeci vanta la sua esperienza amministrativa come Presidente della Provincia di Catania e cita come suo punto debole l’eccessiva rigidità.
Fava si definisce libero e irrequieto, colpevole di ridere poco, Micari si considera la novità, non avendo mai fatto politica, Cancelleri vanta l’esperienza alla commissione bilancio dell’ARS come medicina dei mali della Sicilia e vuole rifuggire dal luogo comune dell’incapacità dei grillini.
Lo spazio particolare dedicato ai candidati di sinistra, ma ci troviamo sulla terza rete e sarebbe stato sciocco non aspettarselo, per di più con l’Annunziata, cerca di dirimere la querelle fra le due sinistre, ma non ci riesce.
Musumeci, nel complesso, viene, presentato come il candidato favorito, ineccepibile per moralità politica, ma di lui il giornalista Sorgi, in collegamento, parla come del fascista per bene che ha dovuto accogliere gli uomini vicini a Cuffaro nelle sue liste e sugli impresentabili Musumeci non ne esce bene, derubricando a questione etica quanto irrisolvibile secondo la legge che fa fede sui certificati penali, quasi sempre puliti.
Certo non ne esce bene, quando dice, candidamente, di aver appreso i nomi nelle sue liste dai giornali, chissà chi sono i suoi maghi della comunicazione!!!
Cancelleri sfrutta l’occasione per paragonare il suo diretto rivale a Ponzio Pilato, di rimando Musumeci lo paragona a Nicodemo, che digiorno stava con Cristo, la notte con i Farisei, e tira fuori la sentenza del tribunale di Palermo sulle presunte irregolarità nelle regionarie, che farebbero del candidato grillino un candidato irregolare, cosa non nuova fra i 5 Stelle in Sicilia.
A quanto pare, la questione degli impresentabili è l’unico tallone d’Achille di Musumeci e su questo calca la mano Cancelleri, mostrando di non avere altre argomentazioni, più facile ancora per Micari parlare di liste pulite e gli si deve dare atto che hanno pescato bene considerato l’elevato numero di politici del PD inquisiti e arrestati.
Appare abbastanza evidente che la trasmissione scivola su marginali elementi di polemica e di diatribe personali e fa bene Micari ad esortare a mettere da parte le liti e parlare del futuro della Sicilia, ma scivola anche lui, dimostrando di non essere arrivato preparato, televisivamente, al confronto, perché si avventura in una inconcepibile difesa dell’operato di Crocetta che avrebe trovato, nel 2012 un disastro difficile da recuperare: perché, allora, non lo hanno ricandidato?
Facile per Fava affondare la lama della retorica politica: “Parlava di rivoluzione ma ha fatto il contrario. ha cambiato 52 assessori, ha cacciato poco prima delle elezioni un assessore perché non si voleva candidare nella sua lista, ha nominato 28 persone ai vertici dell’amministrazione, negli ultimi mesi, dando l’esatta misura della realtà: la politica è una cosa nostra”.
Giustamente Roberto la Rosa parla di uno spettacolo indecoroso, i siciliani hanno visto partiti italiani litigare fra di loro per governare la Sicilia e auspica di poter vedere riconosciuti i diritti autonomistici della Sicilia, senza che ad essa vengano sottratti, spudoratamente, oltre 10 miliardi l’anno.
Cancelleri indugia sulle solite favole a cinque stelle, un miliardo di euro per un fondo siciliano per contrastare la disoccupazione, taglio del ticket per anziani e donne incinta e le liste d’attesa dimezzate, sembra la fatina con la bacchetta magica. Conferma che non ci saranno alleanze, né prima né dopo, solo proposte per persone di buona volontà che vorranno il bene della Sicilia.
Fava non esclude alleanze “sulle cose da fare” e poi attacca lo statuto “abbiamo bisogno di normalità e responsabilità non di specialità”.
Chiude Musumeci che asserisce di avere elementi per dire di poter contare sui numeri per governare, non dice se esclusivamente con uomini eletti nelle sue liste o con ingressi a posteriori sulla coalizione.

In definitiva un dibattito che non ha apportato nulla di nuovo allo scenario di una campagna elettorale dove l’essenziale è vincere per andarsi a sedere, intanto.
Il nulla assoluto sulle emergenze della Sicilia, sui rifiuti, sull’ambiente, sulle politiche energetiche, sui precari e sui tanti licenziati da Crocetta, sull’apparato elefantiaco della Regione e sui centri di potere al suo interno.
Nulla sull’urbanistica e sull’abusivismo, nulla sugli ospedali fatiscenti e privi di personale, nulla sulle politiche per gli enti locali, nulla sulle infrastrutture necessarie, sui trasporti da preistoria, sulla cultura e sui beni culturali, sul turismo come motore dell’economia isolana.
Anche sulla TV nazionale tutti i candidati sono stati bravi a mascherare i loro limiti profondi che ne fanno persone, già in partenza, inadeguate al ruolo.

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