Le ultime incomprensibili parole sono quelle del segretario regionale del Partito Democratico: nel sancire le decisioni della direzione regionale, che delibera di sostenere la candidatura Micari, Fausto Raciti “riconosce la qualità del lavoro di Governo di questi anni come base di partenza di un progetto di cambiamento sul quale continuare a lavorare. Ringrazia il Presidente uscente Crocetta per essere stato protagonista di questa esperienza e per avere creato le condizioni di una alleanza competitiva nella prossima tornata elettorale.
Ringrazia gli assessori del PD per l’egregio lavoro svolto e per gli importanti risultati conseguiti sui quali va proseguito il lavoro. In tal senso auspica la candidatura degli stessi nelle liste del PD a testimonianza della serietà con la quale il PD intende presentarsi agli elettori”.
Non si comprende perché non è stata considerata come naturale una ricandidatura del Presidente Crocetta, visti gli ottimi risultati di governo, né Raciti ne fa cenno nel resoconto della Direzione del partito.
Anche nel Partito Democratico prevalgono gli interessi elettoralistici piuttosto che quelli di principio, una veloce trattativa con Renzi, dai contenuti sconosciuti ma prevedibili, ha indotto Crocetta a farsi da parte e accontentarsi di essere capolista del suo Megafono nelle città metropolitane.
Il passo indietro dell’attuale Presidente, forse dovuto alla consapevolezza di uno scarso appeal sull’elettorato, nonostante le convinzioni di Raciti, spiana la strada per il PD che può sancire la candidatura Micari e può, addirittura azzardare un tentativo di trattare con Fava per una ipotetica unione della sinistra, presenza di Alfano nella coalizione permettendo.
Il partitino dell’attuale Ministro degli Esteri è alla consunzione, regge solo per il peso numerico in Senato per la prossima legge di bilancio, la sua uscita dalla coalizione permetterebbe un raggruppamento della sinistra, quanto potrebbe bastare per rimettere in corsa il PD nella competizione regionale.
Se la possibilità potrebbe allettare i parti della sinistra, altrimenti relegati nelle minime percentuali previste, rimane l’ostacolo di Art.1 – MDP, dei bersaniani per i quali, in fondo, il problema vitale non è vincere, ipotesi comunque impossibile per i fuoriusciti dal PD, quanto assistere a quella che potrebbe essere la definitiva debacle del PD e di Renzi in particolare.
Prevedibile comunque che già l’ufficializzazione della candidatura Micari farà salire le percentuali nei sondaggi, ancor prima della definizione delle liste di appoggio alla candidatura che potranno influenzare in positivo i consensi.
Limitandoci agli esiti dei sondaggi, sembra incolmabile il divario con gli attuali favoriti, centrodestra e grillini, ma si deve ammettere che un candidato della sinistra che raccolga favori da Renzi a Sinistra Italiana per finire a Rifondazione Comunista, potrebbe sovvertire i pronostici.
Dall’altra sponda il centro destra è più avanti, le varie componenti sono impegnate nella composizione delle liste, avviate le complesse trattative per la composizione del listino e per la designazione degli assessori, manovre complicate dall’elevato numero di componenti salite sul carro del candidato di centro destra che, al momento, sembra contendere al grillino Cancelleri la palma di favorito della competizione elettorale.
Prima dell’avvio della campagna elettorale il candidato del Movimento 5 Stelle vantava percentuali da record, distanziava di molti punti percentuali tutti gli altri contendenti, il lancio della candidatura Musumeci e le alleanze all’interno della coalizione, hanno annullato le distanze, l’ultima autorevole rilevazione vede Cancelleri avanti di un punto percentuale su Musumeci.
La qualcosa, apparentemente, non disturba il Movimento 5 Stelle che, comunque, dopo il tour estivo, mostra un certo rallentamento nell’entusiasmo dei protagonisti della campagna elettorale.
Il dato comune che emerge è l’impegno di tutti per garantirsi un posto al sole, per il resto non ci sono riunioni, incontri, per discutere di programmi, di politica, per presentare progetti e per presentare i candidati, tutto a scatola chiusa perché i destini della nostra terra vengono sempre decisi al di fuori e per motivi non strettamente legati al territorio.
