Il momento politico, soprattutto in Sicilia, è favorevole al Movimento 5 Stelle, nonostante i fatti di Roma il cui evolversi rivela, ogni giorno di più, montature giornalistiche che tentano di espugnare le fortificazioni pentastellate che, anche sotto attacco, si rivelano inespugnabili.
L’ultima mazzata alle resistenze sul consenso dilagante per i 5 Stelle è stata data da un sondaggio pubblicato da un quotidiano regionale che dà il Movimento al 38 % con il PD, finora considerato l’unico vero rivale dei 5 Stelle, che naviga con percentuali a una cifra che, a stento, raggiungono il 10 %.
La forbice è talmente ampia che sembrano escluse possibilità di recupero.
Fra i pentastellati siciliani emerge come protagonista la figura del primo sindaco a 5 Stelle della regione, il nostro Federico Piccitto che si attesta come protagonista assoluto dopo il leader Cancelleri.
Si era capito quando sul palco di Palermo aveva parlato per ultimo, prima di Grillo, lo si è capito nella conferenza stampa di Roma, nei giorni scorsi, dove è stato chiamato a fare da pilastro di sostegno al sindaco di Roma, assieme ad altri primi cittadini pentastellati.
Lo si evince anche oggi, giorno della comunicazione della decisione dei probiviri sulla consigliera comunale Marabita: i giornali nazionali, oltre che le maggiori agenzie di stampa, hanno dato risalto alla sospensione della dissidente, che, stranamente, non è stata seguita da altri provvedimenti a carico di iscritti ribelli.
Come acclarato anche dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, la comunicazione fa acqua da tutte le parti. Ancora stasera sembra non esserci un comunicato ben identificabile, il Fatto quotidiano parla di una nota diramata dai probiviri, attraverso l’ufficio stampa della deputazione all’assemblea regionale siciliana.
Ancora nel tardo pomeriggio, l’apparato di comunicazione del sindaco navigava a tentoni nelle news di Google per capire quale fosse il comunicato che annunciava la sospensione della Marabita.
Ricordandoci del comunicato a proposito della consigliera Sigona, sarà meglio sincerarsi della realtà, anche se il Sindaco, di ritorno da Roma, pare abbia fatto capire che il deferimento ai probiviri aveva sortito gli effetti sperati.
Anche questo depone per l’autorevolezza e la credibilità del nostro sindaco in ambienti grillini, perché, dopo appena un mese dai fatti che hanno visto la Marabita protagonista negativa delle vicende al consiglio comunale di Ragusa, c’è stato un provvedimento di non poco conto.
La vicenda Marabita non merita altro spazio, emerge, invece, come protagonista Federico Piccitto, al netto degli attacchi che continuano a lanciare diversi esponenti delle opposizioni.
Ormai siamo al delirio, molte posizioni che vogliono contrastare il sindaco pare siano, addirittura, non condivise all’interno delle componenti politiche di qualche oppositore.
Gli attacchi continui, esasperati, vanamente insistenti, sembrano non convincere più, alcuni vedono un parallelo con l’insistenza degli attacchi a Berlusconi che ne hanno fatto un martire, rafforzandone l’immagine presso gli elettori. Non sono pochi, a Ragusa, quelli che sono stanchi dei continui comunicati delle opposizioni, la gente si è convinta che ci troviamo davanti a posizioni strumentali che antepongono interessi personali di bottega ed elettoralistici al ben e all’interesse comune.
Anche perché gli oppositori sono rimasti quattro o cinque che ripetono sempre le solite litanie, ormai da tre anni e passa. Chi si diletta a seguire ugualmente gli sproloqui di certa opposizione, racconta che, addirittura, si mettono in discussione le note positive della Corte dei Conti, facendo assurgere al ruolo di rilievi e di eccezioni semplici consigli o sollecitazioni.
In questo scenario tragicomico, alimentato da mezze figure, non solo politiche, si è innescato un meccanismo perverso, attraverso il quale emerge una schizofrenica smania di ingerenze anche nei fatti privati di altri partiti o movimenti. Una spirale perversa di intromissioni nelle faccende di altre formazioni politiche che non ha precedenti nella storia politica nazionale e locale.
Lo si evince, chiaramente, già dai primi comunicati che girano a proposito del caso Marabita.
Per il Laboratorio 2.0, la decisione di sospendere il consigliere Marabita denoterebbe la qualità del dialogo interno al Movimento 5 Stelle. Si entra a gamba tesa nel dibattito interno che vede una sola esponente dei grillini, oggi sospesa per un anno, contraria alla linea politica contro cui nulla da dire hanno 6 assessori, 15 consiglieri comunali e un numero imprecisato di attivisti del movimento di Ragusa, né, tantomeno, i vertici regionali e nazionali del partito.
Di democrazia interna, di deriva autoritaria, parla il capogruppo del Partito Democratico al Consiglio Comunale, dimenticando le sue azioni per la sostituzione arbitraria del capogruppo Giorgio Massari e quella recente del componente la Commissione Centri Storici, il prof. Giorgio Flaccavento, messo elegantemente da parte per far posto a qualcun altro.
Quali siano i principi perseguiti per potersi interessare delle altrui faccende resta un mistero.
Non si sono viste forze politiche interessarsi delle diatribe fra il partito UDC e la consigliera Migliore, nessuno ha messo il naso, degli altri partiti o movimenti, nelle vicende recenti del Partito Democratico, dei tre circoli, degli accordi fra onorevoli, delle faide interne e delle lotte personali che infangano un partito di grandi tradizioni che mai aveva vissuto momenti talmente bassi.
Nessuno delle altre forze politiche si è interessato delle questioni interne, note a tutti, del Movimento Città o dell’Associazione Partecipiamo, nessuno si è interessato perché il consigliere La Porta ha lasciato Territorio o perché, come da lui stesso evidenziato più volte, non c’è feeling con il deputato Dipasquale.
Nessuno si è interessato del perché la Castro o la Nicita hanno abbandonato il Movimento 5 Stelle.
Tutti gli occhi, invece, sono stati puntati e sono puntati sulla Marabita, sui dimissionari Schininà o Dipasquale, sugli ultimatum del consigliere Gulino, puntando il dito su quello che dicono Dimaio o Piccitto, decontestualizzandolo e riportandolo come dato non aggregato.
Una situazione abbastanza pesante che non viene compresa, nella sua gravità da quanti, politicamente, sono avanti agli altri per capacità di ragionamento e visone globale di quanto sta avvelenando e rendendo aspro e tortuoso il percorso verso le prossime sfide elettorali.
