Provvedimenti per i Comuni, l’UNSIC dice: “Attenzione alla confusione”

“I nuovi provvedimenti messi in atto dal governo a favore dei Comuni per far fronte ai bisogni degli strati sociali più deboli, pur confermando la volontà di essere attivi nell’emergenza coronavirus, nel contempo mostrano un disordine comunicativo che rischia di generare ansia ed equivoci”.

E’ quanto afferma Domenico Mamone, presidente dell’Unsic, Unione nazionale sindacale imprenditori e coltivatori, organismo che attraverso i suoi 2.100 Caf e 600 Patronati è coinvolto direttamente nei servizi di assistenza ai cittadini.

“Innanzitutto, in larga parte si tratta di un semplice anticipo di fondi ordinari, che non aumenta la disponibilità di cassa e di bilancio degli enti locali – continua Mamone.
“Inoltre, si sovrappone una varietà di strumenti, dal reddito di ultima istanza di 600 euro da richiedere all’Inps a questo nuovo programma alimentare che probabilmente ogni comune impiegherà secondo le diverse condizioni e capacità”.

L’analisi del presidente denuncia la mancanza di un percorso standardizzato e coerente di sostegno. “Quest’epidemia sta mostrando le lacune storiche del nostro sistema di sicurezza sociale: il susseguirsi di provvedimenti indica questo.
Di fatto, anche come organizzazione che coordina sportelli di servizio agli imprenditori, ai professionisti e ai cittadini, rileviamo che quei lavoratori che si trovano in condizioni di precarietà, inclusi moltissimi piccoli imprenditori e professionisti, non trovano davanti a sé un chiaro percorso di sostegno”.

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