PSPP per il Castello di Donnafugata, perché il Comune ha bloccato l’iter del progetto?

Nonostante tutte le componenti del Partito Democratico di Ragusa sono attivamente impegnate per la campagna per il NO al referendum sulla giustizia, il segretario cittadino, Riccardo Schininà, ha voluto convocare una riunione appunto della segreteria per riferire dell’accesso agli atti e delle relative questioni per l’improvviso blocco dell’iter del progetto per il Partenariato Speciale Pubblico Privato per il Castello di Donnafugata.
Assieme ai consiglieri comunali del partito e ai membri della segreteria, è stata convocata anche la stampa, per la questione che i democratici ritengono assai delicata e della massima importanza.

Posta sul tavolo la questione della scarsa informazione da parte del Sindaco, che tanto aveva dimostrato di tenere per questa iniziativa, che aveva difeso in maniera oltremodo esagerata, mostrando, peraltro, in una prima fase, una particolare attenzione per la ditta che per prima aveva avanzato la proposta di partenariato.

Il segretario Schininà parte stigmatizzando il grave attacco del sindaco Cassì nei confronti del segretario cittadino dei Democratici che denunciava la presenza di una iniziativa di Casapound a Donnafugata, con una comunicazione ingannevole.
Il PD giudica, invece, ingannevole e omissiva la comunicazione del sindaco ed esige una operazione verità a favore della città.
Si tratta di far luce sulle vere motivazioni che hanno portato al blocco dell’iter, assai avanzato, per il Partenariato Speciale Pubblico Privato per il Castello di Donnafugata.
Secondo il segretario PD ci sono state gravi omissioni nella comunicazione istituzionale dell’amministrazione che ha visto il sindaco presentare l’interruzione della procedura come una scelta tecnico-amministrativa improntata alla massima trasparenza e alla totale assenza di ingerenze politiche.
Per una vera trasparenza nei confronti della città ci sarebbero stati altri elementi da rendere noti, che il sindaco ha omesso.
Dagli elementi noti e da quelli ricavati dall’accesso agli atti, si può ricostruire la complicata vicenda del progetto di PSPP: nel corso del 2024 una sorta di associazione di impresa prende contatti con l’amministrazione per proporre il partenariato per la gestione del Castello di Donnafugata, l’idea progettuale viene accettata, tanto che, nei primi 6 mesi dell’anno ci sono diversi sopralluoghi, all’interno del Castello, dell’esperta alla cultura del sindaco che accompagna un rappresentate delle imprese interessate, circostanza dei rapporti intercorsi che viene ammessa dall’amministrazione.
In un vorticoso succedersi di delibere di giunta e dirigenziali, fra la fine di luglio e l’inizio di agosto 2024, la Giunta fornisce indirizzo al dirigente per avviare una procedura di PSPP, il dirigente si muove in tal senso e, addirittura, dagli atti si scopre che “riesce a prevedere” una proposta che arriverà sette giorni dopo, il 30 luglio.
Questa proposta, della stessa impresa che aveva proceduto ai sopralluoghi, trovava un’incondizionata approvazione della giunta che valuta velocemente le 122 pagine della stessa e in data 1°agosto approva, con Deliberazione di Giunta Comunale, un avviso che doveva restare in pubblicazione per 30 giorni, mirato a dare evidenza pubblica all’iniziativa al fine di captare ulteriori proposte.
In pratica, in una città deserta, sotto la particolare calura estiva, entro il 6 settembre, quando scadevano i 30 giorni dell’avviso, esaminate eventuali altre proposte, quasi impossibili da realizzare nel particolare periodo e in tempi, comunque, ristretti, si sarebbe deciso circa un importante cespite del Comune di Ragusa.
Le diverse rimostranze in città, sullo sfondo di un fondamentale silenzio delle forze politiche, portarono all’intervento del Prefetto che ‘consigliò’ a Cassì di allungare i termini dell’avviso.
Arrivarono altre due proposte, l’amministrazione decise di affidare la scelta ad una Commissione di accademici, dopo tempi non certo brevi la Commissione sceglie la proposta originaria, quella che, per coincidenza, era stata strenuamente difesa da Cassì.
Passano alcuni mesi, pare di trattative fra l’amministrazione e l’impresa per definire i termini dell’accordo che si cerca di rendere più conveniente per il Comune rispetto alle originarie condizioni.
Si arriva allo scorso mese di novembre, quando si susseguono sollecitazioni, in data 25 novembre, del dirigente alla società per la produzione immediata di altra documentazione che, pare, non arriva, il 5 dicembre il dirigente annulla il procedimento, ma non dice, né lo dice il sindaco, che il 24 novembre c’era stata una visita della Guardia di finanza che aveva proceduto alla raccolta di diversi documenti, visita reiterata anche dopo il blocco della procedura, esattamente il 10 dicembre.
Non si può dire quali siamo state le vere motivazioni del blocco della procedura, né si possono fare illazioni su scelte seguenti all’intervento della Guardia di Finanza, ma su questa successione di eventi il Partito Democratico fonda la sua denuncia che non è relativa ai fatti citati ma rivolta al sindaco Cassì che avrebbe omesso di fornire opportuna comunicazione alla città, violando il patto fiduciario, nascondendo la cronologia degli eventi e celando i veri motivi del blocco delle procedure.
Il Partito Democratico ha voluto solo mettere in evidenza i fatti, senza voler stabilire nessi di casualità, il sindaco ha omesso fatti determinanti che la città deve conoscere.
Con l’accesso agli atti, dalla documentazione acquisita, risulterebbero infatti tre accessi della Guardia di Finanza presso il Comune di Ragusa: un primo accesso, poi un secondo alla vigilia della richiesta urgente di documentazione inviata dal dirigente comunale alla società coinvolta, e un ulteriore accesso il 10 dicembre, successivo al provvedimento di interruzione della procedura.
“Questi elementi – sottolinea il segretario PD – dimostrano che l’indagine era in corso e proseguiva proprio nei giorni in cui il procedimento veniva bloccato. È legittimo chiedersi se la partnership sia saltata per una scelta amministrativa autonoma o piuttosto per l’incalzare di un’inchiesta giudiziaria”.
“Chi governa – conclude Schininà – ha il dovere di fornire sempre un quadro completo dei fatti per consentire ai cittadini di esprimere una valutazione politica consapevole sull’operato della amministrazione”.

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