Quando di un problema si parla troppo, vuole dire che non si riesce a risolvere

Strategia sbagliata quella del sindaco Cassì per la movida sfrenata dei giovinastri a Marina di Ragusa, segnale che conferma l’assenza di buoni consiglieri e nella fattispecie di giovani, della sua maggioranza e della sua componente politica, in grado di guidarlo e saperlo consigliare in questa difficile situazione.
Anche i tentativi di qualche giovane consigliere, come Federico Bennardo si fondano su soluzioni di lungo periodo, confronto, dialogo, ascolto, formazione, per i giovani disadattati. Non risolvono il problema per questa estate.
Altra strategia sbagliata del nostro sindaco quella di essere sempre al centro: questa storia è di competenza, prima, dell’assessore alla Polizia Locale, per i controlli e la repressione, poi anche dei servizi sociali che dovrebbero capire la genesi del fenomeno e conoscere le soluzioni,
Trump, in quattro e quattr’otto, allestirebbe un centro rieducativo in località Maulli, la Meloni allestirebbe un centro di accoglienza in Albania, a Cassì, con l’aiuto della Presidente della Provincia, potrebbe venire l’idea di riconvertire la ex basa NATO di Comiso in centro per la movida iblea, purtroppo siamo in Italia, le leggi consentono che uno che ti entra in casa e utilizza il tuo giardino come vespasiano o che lo fa sul portone di casa o che ti lancia la bottiglia vuota contro l’auto posteggiata, nella stessa serata sarà libero di circolare e ripetere le sue imprese, possibilmente nello stesso posto.
Ancora sbagliata la strategia della zona rossa, prima limitata, poi allargata, che non ha dato i suoi frutti, del tutto inutili i dialoghi con alcuni giovani, peraltro non confermati da nessun giovane, vorremmo capire con chi si è incontrato Cassì.
Le soluzioni ci sono, ancorché non possono essere del tutto risolutive, difficile cogliere in flagrante chi rompe la bottiglia sul muro e chi abbandona la lattina e il cartone della pizza, impossibile colpire semplici assembramenti di giovani, lo si potrebbe fare, allora con la gente che affolla il lungomare o il porto.
Servono solo controlli, pattuglie in motocicletta, pattuglie di ronda, a piedi all’interno degli assembramenti, perquisizioni assillanti perché gli utilizzatori di sostanze stupefacenti si conoscono, incentivare la delazione per andare a colpire quelli che fanno più danno.
Se le forze dell’ordine sono sul posto, alla telefonata di un cittadino ci potrà essere immediato riscontro, si può tentare di denunciarne uno per educarne cento.
Se ci fossero stati controlli seri, non c’era, forse, nemmeno bisogno di allontanare i giovani da via Genova, qualche appostamento sui tetti delle case avrebbe ottenuto risultati immediati.

Invece di soluzioni drastiche, il sindaco ci tiene a fare alcune precisazioni sull’ordinanza antibivacco a Marina di Ragusa, quasi a volersi scusare:

“Qualcuno, forse non comprendendone il senso o forse volutamente, sta facendo passare un messaggio distorto sull’ordinanza antibivacco per Marina.
Facciamo allora un po’ di chiarezza perché è nell’interesse di tutti avere una Marina viva e decorosa, non il coprifuoco.
L’ordinanza non vieta le attività ludiche né vieta gli assembramenti a prescindere; li vieta quando questi sfociano in atti molesti, in dispersione di rifiuti, nel disturbo della quiete pubblica o in qualsiasi altro comportamento illecito.
Nessuno vieta e vieterà ai ragazzi o a chiunque di riunirsi, di stare insieme, di bere se hanno l’età per farlo.
Si può uscire in comitiva, non fare la pipì sui portoni delle case; si può bere nei locali, non per strada e lasciare le bottiglie in giro; si può scherzare, non arrampicarsi o scavalcare i cancelli delle abitazioni.
Nessuno vuole reprimere nessuno.
L’ordinanza non vieta a prescindere, ma è uno strumento che consente alle forze dell’ordine di applicare una sanzione pecuniaria quando vengono attuati comportamenti che oltrepassano il confine della legalità”.
Fondamentale sarebbe poi fare opera di convincimento con i giovani ad emarginare i più propensi a trasgredire, nel loro interesse, perché, al momento, si è autorizzati a fare di tutta l’erba un fascio.

Il quid della situazione sta tutto in quel “Nessuno vuole reprimere nessuno” come se la prevenzione di reati che sono davanti agli occhi di tutti e la dovuta repressione, ove possibile, fossero cosa di cui scusarsi.
Meglio pensare che si tratti dell’ennesima farneticazione di qualche cattivo consigliere/a.

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