Quando il gioco si fa duro…

Il caso Museo Archeologico nasce dalla smania di visibilità di qualche elemento in cerca di resurrezione politica e da qualche compagno di merenda impegnato in non meglio identificati progetti di ascesa sociale nel quartiere e nella città. Un caso che non esiste, perché, da più parti, ufficiali, è stato sempre confermato che la destinazione del Convento dei Frati Riformati di Ibla, annesso alla Chiesa di Santa Maria del Gesù, dopo i lavori di ripristino e di restauro, possibili anche grazie al cospicuo finanziamento ottenuto grazie all’interessamento dell’on. le Nello Dipasquale, è quello di sede del Museo Archeologico di Ragusa.
Ma, come più volte hanno specificato i vertici della Soprintendenza e gli archeologi che si starebbero occupando del progetto della nuova esposizione museologica, si tratta di un altro Museo Archeologico della città, con reperti inediti, mai esposti, conservati dalla Soprintendenza.
Non è il trasferimento di sede dell’attuale Museo di via Natalelli, il cui destino, peraltro, per l’infelicità della sede e per la scarsa frequenza di visitatori non è comunque connesso alla apertura del Museo a Ibla.
Alla consegna dei lavori alla fine di luglio del 2016, come si può leggere nelle pagine di cronaca del quotidiano locale, l’allora Soprintendente, il compianto architetto Rizzuto, e l’architetto Battaglia, allora RUP dell’opera, chiarirono i termini del progetto per il Museo di Ibla: quasi 10 miliardi delle vecchie lire, a disposizione dal 2001, per “un polo museale archeologico, interattivo e innovativo, dotato di particolari tecnologie, per esempio quelle per ipovedenti, un percorso per attraversare, a ritroso, la storia della città, dall’epoca bizantina a quella preistorica, passando per le dominazioni romana e greca, con un’area a parte, nell’antica chiesetta, dedicata al periodo che va dal medioevo al terremoto”.
In quella occasione veniva già specificato come i beni in esposizione non avrebbero depauperato l’esistente Museo Archeologico, ma sarebbero stati ‘inediti’, mai esposti al pubblico, per un “assoluto e nuovo arricchimento dell’offerta culturale”.
Più chiaro di così, come più volte, e in occasioni ufficiali, ribadito dai vertici della Soprintendenza, si muore. Tutto il resto becera e inutile ricerca della polemica, per fini personali.
Con l’ingresso in campo di Gianni Iurato, il gioco si fa duro, perché non entrano in campo solo passione e impegno senza secondi fini, entrano in campo la competenza e la dimestichezza con le esposizioni museali ma, soprattutto, il supporto, cosa inesistente per tutti gli altri aspiranti attori del teatrino, di un gruppo politico dove le competenze di architetti, di professori, di esperti e navigati politici, di veri uomini di cultura, rendono ogni confronto impari e non degno di nota.
È bene chiarire che non sempre condividiamo a scatola chiusa pareri e posizioni di Ragusa Prossima, ma riconosciamo la valenza di determinate scelte progettuali che non si possono, se non apprezzare, non ritenere degne della massima attenzione.

Il problema, ci permettiamo di dire la nostra, è di uscire dall’equivoco, in questo, la sibillina dichiarazione del Soprintendente, non smentita, “destinazione a correlate ed importanti finalità culturali” crea inutile danno, se non accompagnata da necessari chiarimenti sul gioco di illusionismo che vorrebbero creare le parole.
È chiaro che, morto un Soprintendente se ne fa un altro, legittimo per De Marco rivedere il progetto dei due Musei Archeologici, anche perché, come accade per tutte queste emanazioni degli assessorati regionali, i responsabili locali restano pedine che devono inchinarsi alle scelte degli uffici palermitani.
È bene chiarire quali sono le intenzioni, ma una posizione chiara e netta la devono prendere i politici: in primis il Sindaco, l’assessore alla Cultura, i responsabili della Soprintendenza, la deputazione di maggioranza che deve dire a chiare lettere cosa ne pensa della questione, e lo deve dire ora, prima delle elezioni regionali, anche se la questione Museo Archeologico non sarà definita prima di quattro o cinque anni.
Ma la deputazione regionale non deve solo dire, deve fare esprimere il Presidente della Regione e l’assessore regionale ai beni Culturali.
Dicevamo, ora il gioco si fa duro, perché non c’è solo una élite politico-salottiera a difendere la permanenza del Museo Archeologico in via Natalelli, ora entrano in gioco i veri ragusani, non quelli che riportano il profumo indiretto della nobiltà locale ma quelli del sudore della fronte che ha fatto ricchi Ragusa e i suoi figli, massari, muratori, picialuori, artigiani e professionisti.
Checché se ne voglia dire, non siamo a Ibla, dove il parroco di San Giorgio doveva essere nominato con il gradimento delle famiglie nobili del quartiere, né siamo alla questione se il Patrono è uno o sono due.
Come per la ZTL, o per altri interventi a Ibla, Ragusa tutta è di tutti e tutti hanno voce in capitolo, i politici e gli aspiranti tali, passano, i ragusani sono eterni.

Dalla nota di Gianni Iurato emergono idee e proposte che meritano ma dovrebbero essere tradotte in severe sollecitazioni ad una amministrazione che sul lungo percorso sta dimostrando limiti enormi.
E una formazione politica che, senza giri di parole, anche di recente, si è candidata a governare la città, dovrebbe porre alcune proposte come dirimenti per il futuro di Ragusa.
I locali della ex Standa sono un patrimonio da acquisire perché, comunque utilizzati, possono concorrere alla riqualificazione e al risveglio del centro storico e della via Roma. Non certamente, però con gli assessori che, fino ad ora hanno giochicchiato con la materia.
In tema di musei siamo all’anno zero e la cosa è grave dopo quattro anni di amministrazione: il Museo del tempo contadino non esiste più, un museo della ragusanità è rimasto utopia, ora si è trovata l’idea del museo del prodotto contadino, ma siamo del tutto fermi.
Iurato accenna al Museo del ricamo e dello sfilato, cita la grande iniziativa per un museo legato all’attività estrattiva della pietra pece, omette di considerare l’enorme area degli stabilimenti Ancione come sito ideale di cultura museale, che si presta mille iniziative di carattere anche sociale e ricreativo.
Ma chiaramente, e lo si deve dire a chiare lettere serve il ricambio, Cassì potrebbe anche andare bene, ma se non ci sarà una buona rivisitazione della compagine assessoriale e, per il settore specifico, un totale ricambio dei cosiddetti ‘uomini di cultura’, esperti, cultori di materie varie e specialisti di scarsa pregnanza, Ragusa è destinata a continuare il suo letargo.

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