Questione Camere di Commercio, continua la farsa

In più di una occasione la politica attuale offre spettacoli di basassimo livello, grazie anche agli interventi di politici al tramonto e di altri, senza alcuna autorevolezza che gli vanno appresso.
Lo smembramento della Camera di Commercio del sud-est poteva sembrare cosa giusta per svincolare Siracusa e Ragusa dagli evidenti interessi della Camera di Catania, ma se vuoi fare un colpo di mano occorre capire prima cosa potrà accedere dopo.
Il successivo accorpamento delle Camere di Commercio di Siracusa e Ragusa a quella di Trapani, Agrigento e Caltanissetta, aggiungeva un mostro amministrativo ad una situazione già paradossale creata da politici senza testa e tenuta in vita dagli attuali amministratori regionali, summa dell’incapacità politica del tempo.
Nella vicenda si inseriscono le sentenze dei tribunali amministrativi che già una prima volta hanno annullato le decisioni della politica e lo hanno fatto una seconda volta dopo l’ultimo intervento del ministro leghista dello Sviluppo Economico che aveva ribadito la scissione delle Camere da Catania, confermando la nomina dei due commissari che erano stati prima nominati e poi rimossi.
Fatti che mostrano l’autorevolezza di chi governa, che ci danno l’idea di chi siamo in balia.

La Confcommercio di Sicilia, da sempre palesemente a sfavore dello scorporo delle due Camere da Catania definisce la vicenda sempre più kafkiana, in attesa della sentenza del TAR, del 12 maggio, che dovrebbe scrivere la parola fine a questa commedia.
Toni trionfalistici in ina nota dove non si cela la matrice dei ricorsi presentati, costituita dai componenti della stessa organizzazione di categoria.
Confcommercio Sicilia parla di “un dato che sembra inappellabile, in attesa delle ulteriori decisioni di merito, e cioè che quest’ulteriore sospensiva va letta come una lezione severa nei confronti di quella politica arrogante e per nulla sensibile dedita ad altro più che al bene comune, sicuramente non interessata ad ascoltare la viva voce delle imprese e delle organizzazioni che le rappresentano. Al di là di come andrà, sembra evidente che i ricorsi erano una cosa che andava fatta, segnale chiarissimo di lotta democratica, buonsenso e lungimiranza sociale, imprenditoriale e territoriale”.
Che, poi, le imprese e le organizzazioni che li rappresentano siano tutte soddisfatte di essere accorpate con Catania è tutto da dimostrare, anzi sarebbe utile una sorta di referendum per capire cosa vogliono, effettivamente, le imprese e sarebbe utile ascoltare anche la voce dei politici locali sulle scelte da intraprendere

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