Raffaele Schembari, siamo sul territorio e per il territorio dobbiamo lavorare

Avevamo preannunciato di ascoltare anche la voce del dr. Raffaele Schembari, da tempo considerato altro autorevole papabile candidato alla poltrona di Sindaco della città di Ragusa, per porre il quesito se a Ragusa, come sindaco alternativo a Cassì, serve un avvocato o un medico.
Il dr. Schembari ha accolto di buon grado la domanda e ha risposto con entusiasmo: “Desidero, innanzitutto, precisare che al momento non sono candidato, come, mi pare, non ci siano altri candidati alla poltrona di sindaco, nemmeno l’attuale primo cittadino ha confermato ufficialmente la sua partecipazione alla prossima consultazione elettorale. Come altri, ho dato la mia disponibilità al movimento politico a cui appartengo, all’area vasta di centro sinistra e al leader a cui si fa riferimento, l’on.le Nello Dipasquale, ad accettare una candidatura a sindaco ove le richieste della base e le esigenze del territorio richiedessero e ritenessero necessaria la mia partecipazione alla competizione elettorale.
Ritengo che non sia più tempo di proporre o imporre autocandidature, senza un diffuso e autorevole consenso con cui convergere verso le esigenze reali del territorio.
Ribadisco che nessun nome è stato ancora proposto, nemmeno quello del sindaco uscente, non ci sono, finora, autorevoli voci di partiti e di leader politici che sostengono, incondizionatamente, un loro candidato.
Questo non vuol dire che non ho pensato, che non ho riflettuto sulle emergenze della città, sulle criticità maggiori, sulle necessità della città, ma non l’ho fatto con lo sguardo del possibile candidato ma come attore della politica che ha sempre seguito queste tematiche nell’ambito di una visione larga delle problematiche del territorio, della collettività, con una attenzione particolare agli ultimi, ai fragili, ai più deboli.”

Ritiene, quindi, sia più importante avere a Palazzo dell’Aquila un sindaco che studi strategie per eliminare le criticità o uno che pensi a curare le diverse patologie ?

Potrà sembrare banale, ma da medico propendo nettamente per la seconda ipotesi, ma non è questione di competenze professionali, anche un ingegnere o un professore ritengo debba pensare, prima, a curare i mali della città, anche quelli non gravi, prima di affrontare le grandi tematiche.

Come vede la Ragusa degli ultimi 10 anni ?

Dopo l’esperienza esaltante della sindacatura Dipasquale, Ragusa ha vissuto momenti di crescente appannamento, nonostante l’impegno e le buone intenzioni di chi si è voluto cimentare nell’amministrazione della città.
Purtroppo, è venuta a mancare la politica e questo fattore negativo ha determinato gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti: qualcuno, addirittura, ha voluto negare l’importanza della politica e dei partiti, ne ha fatto il vessillo della sua sindacatura, con i risultati che tutti conosciamo.
Non discuto le persone, ma le strategie, quasi tutte fallimentari, a cominciare da quella che avrebbe voluto sollevare la città dal torpore, economico, culturale, sociale.

Come andrebbe impostata una cura ricostituente?

Occorre partire dai fondamentali, non serve parlare di centro storico se non si pongono le basi reali per far tornare residenti e commercianti, non serve parlare di fondi europei se manca, addirittura, un ufficio e uno staff di impiegati competenti preposto, innegabile l’obbligo di dedicare attenzione e risorse alla transizione digitale, a quella ecologica, ma si deve partire dalla formazione, dalla informazione, non solo per i giovanissimi.
Ci vantiamo dei risultati della differenziata ma c’è gente che non sa dove buttare un cartone sporco della pizza o il manico della scopa, la città è piena di microdiscariche ma siamo al vertice delle classifiche dei comuni ricicloni.
Si parla tanto di transizione digitale ma, per prima l’amministrazione, non è pronta ad affrontare le sfide, inevitabili del prossimo futuro.
L’emergenza covid ha posto un paravento e ha fornito un salvagente per le tematiche emergenti dei deboli, degli ultimi, dei diversamente abili, delle famiglie indigenti, della crisi economica dilagante, ma, si deve dire, questa amministrazione ha mostrato molta più attenzione per il caffè bistrot del Castello di Donnafugata che non per la casa protetta di via Berlinguer, più tempo dedicato alle piste ciclabili e all’effimero che non ad una mensa per gli indigenti, per i tanti extracomunitari, per quelle famiglie in difficoltà.
Siamo nella città dove si progettano passerelle a sbalzo sulla scogliera, dove si lavora per restituire alla pubblica fruizione, ma spesso non si arriva all’obiettivo, Cava Gonfalone e la Vallata Santa Domenica ma non si riesce a garantire l’apertura dei bagni pubblici o dell’ufficio turistico nelle giornate e negli orari sensibili.

Si deve partire, quindi, dalle piccole cose?

Le grandi tematiche e le piccole esigenze devono andare di pari passo, nessuno pensi di evitare le esigenze del mondo moderno per dedicarsi alla cura del verde pubblico o delle manutenzioni.
Sono comparti differenti, apparentemente lontani, ma che devono avanzare su binari paralleli.
Faccio un esempio pratico: si parla di digitalizzazione, di sfide per il terzo millennio, di amministrazione virtuosa e trasparente, ma dobbiamo convivere con un sito istituzionale del Comune che fa solo paura, senza nemmeno un motore di ricerca minimamente efficace, dove si mescolano la parte amministrativa, attinente agli uffici e alle diverse utenze, e quella di carattere turistico, culturale e informativa per residenti e turisti e forestieri di passaggio.
Non si trova un taxi a certe ore e se lo trovi vuole sapere prima dove devi andare, si cincischia con opinabili piani strategici del turismo ma non c’è uno straccio di promozione, di pubblicità fuori dallo stretto ambito cittadino. Si pensa a limitare l’edilizia turistico alberghiera e ci si accontenta di un turismo mordi e fuggi che non porta nulla al territorio. Come nell’ultima iniziativa natalizia, riusciamo meglio a promozionare i prodotti agroalimentari di altre province che non le nostre produzioni di eccellenza.

Quale potrebbe essere il farmaco salvavita, a questo punto?

Non esistono pozioni magiche, né stregoni che possano prendere in giro la collettività, abbiamo visto, negli ultimi anni, come le migliori intenzioni si siano arenate davanti alla realtà del governare, delle normative, delle regole da seguire. Basti pensare alle necessità della pianta organica per capire come ci si muova in una palude dove, per primi, i governi nazionale e regionale non accennano ad avviare una profonda bonifica.
Ma non è solo questione di medicinali, servono stili di vita adeguati, autorevolezza del medico per far rispettare le regole, riferimenti politici autorevoli, che hanno a cuore le sorti della citta, di tutti i suoi abitanti, senza distinzioni di ceto sociale e di livello culturale, che possano fornire le esperienze e le competenze di una visione politica ampia, moderna con obiettivi di lungo periodo come quelli che sono stati impostati nel passato e costituiscono, per fortuna, ancora oggi, le fondamenta su cui si regge, nonostante i tempi e nonostante gli amministratori non sempre illuminati, la città che riesce a sopravvivere a intemperie e a carenza di efficaci strategie.

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