La moda del comunicato si espande, prima era quasi esclusivamente politico, per la gente comune c’era, tutt’al più la lettera al direttore di un giornale o alla redazione. L’autorevolezza del destinatario faceva da filtro naturale delle diverse istanze e delle diverse lamentele, così che chi arrivava agli onori della cronaca aveva l’imprimatur per aver sollevato un caso degno di importanza.
In tempi più lontani c’era il banditore: “nel Medioevo, il banditore diffondeva le notizie in modo capillare e molto veloce. Iniziava il suo bando cominciando dai quartieri più popolati e nelle ore in cui era probabile la presenza della gente. Il banditore dell’epoca assumeva un ruolo indispensabile, data la mancanza di qualunque mezzo di informazione. Molte persone usufruivano di questo servizio, venditori di stoffe, ambulanti e commercianti, i quali promuovevano le loro merci tramite il banditore. Spesso il rivenditore pagava il banditore in natura, con frutta, verdura, pesce o con altri generi che gli aveva pubblicizzato” (da Wikipedia).
Oggi c’è il comunicato, di facile e gratuita diffusine attraverso la mail, per inondare il mondo delle proprie sensazioni.
Il primo, della mattinata, è di Pippo Gurrieri, ex ferroviere, coordinatore CUB trasporti, che conosciamo come vicino agli ambienti anarchici di Ragusa, persona, ci dicono, colta, da sempre amante delle ferrovie locali e attivo promotore della metropolitana di superficie.
Gurrieri pone l’attenzione sulla piazza del Popolo e, in particolare su piazza Stazione, zona che, una volta, era fra le più belle della città, (nulla da eccepire, chi scrive, per oltre 10 anni, ha aperto le finestre dello studio sulla meravigliosa piazza, ndr).
Per un altro decennio, la piazza diventò cantiere per la costruzione del parcheggio sotterraneo pluripiano e fu la fine, non solo della piazza ma di tutta la zona.
Gurrieri eccepisce sull’utilità del parcheggio, occorre precisare che i fondi erano europei e disponibili solo per la realizzazione di una struttura come quella realizzata, certo una diversa scelta sull’ubicazione sarebbe stata auspicabile.
Una volta la piazza era cuore pulsante della città, nelle immediate adiacenze tre banche importanti, il famoso Caffè Sicilia, la concessionaria FIAT, la concessionaria Alfa Romeo e altre importanti attività commerciali, oltre al catasto, l’INAIL, l’INPS e, soprattutto, l’Ospedale Civile.
Al 30 giugno, con il trasferimento dell’Ospedale, rimarranno solo l’INAIL, l’INPS e il Caffè Sicilia.
Gurrieri addebita ai lavori anche la fine della stazione che trasformò la piazza in un sito degradato: ma si dovrebbe ammettere che, da molto più tempo, la stazione fu emarginata dalle ferrovie che la degradarono, inesorabilmente, facendo venire meno il traffico nel contesto di uno scenario disastrato delle ferrovie siciliane.
Riconosciamo che la piazza avrebbe dovuto essere ripristinata in contemporanea con l’apertura, sia pure parziale, del parcheggio, ma va considerato che la stessa, incompleta, come anche la struttura, è una delle pesanti eredità ricevute dall’amministrazione Piccitto, una di quelle incompiute che ha dovuto sottostare, comunque, ai ritmi lenti dell’amministrazione e ai rigidi canoni imposti dal bilancio comunale, in ogni caso avallati, per il caso in particolare, da tutte le forze politiche che, non si sono preoccupate di sollecitare il completamento dei lavori né hanno tentato di intervenire nei vari piani triennali per appostare le somme necessarie.
Riguardo alla domanda sul futuro della piazza, abbiamo avuto modo di parlare, per quanto ci riguarda, del nuovo progetto, già esecutivo, affidato ad un professionista per migliorare quello originale, piuttosto minimale.
Con notevole ritardo, per i motivi anzidetti, ma non era una problematica che l’assessore Corallo aveva dimenticato.
D’accordo con Gurrieri sulla opinabile necessità dei parcheggi, se non adeguatamente sostenuti e favoriti nell’utilizzo, anche se i due del centro potrebbero contribuire a eliminare le auto parcheggiate lungo le strade, ma ci chiediamo chi siano i cittadini che attendono la restituzione della piazza, cosa ci dovrebbero fare? guardare le porte chiuse della stazione o i binari perennemente vuoti?
Da piccolo mia nonna mi portava alla stazione per vedere la locomotiva, oggi i pargoli vogliono vedere monorotaie magnetiche e dischi volanti, non la penosa littorina che passa di tanto in tanto.
Secondo comunicato quello di Ciccio Sultano, quotato cuoco ragusano, proprietario di diversi esercizi di ristorazione a Ragusa Ibla, che ha diffuso una lettera aperta per una ‘denuncia morale’ per una sconsiderata azione di potatura operata sugli alberi di Via Orfanotrofio a Ragusa Ibla.
Toni da tragedia greca per una potatura sconsiderata, nella scelta e nelle modalità: ci fa piacere scoprire sempre nuove competenze nei ragusani, ora possiamo aggiungere il cuoco esperto di botanica, che giudica, in ogni caso, sbagliato un intervento su piante malate.
Secondo il Sultano, non è stato un intervento di salvaguardia ma un massacro.
Come estensore della lettera aperta, continua con toni esasperati, parlando di deturpazione, segnalando i periodi opportuni per interventi di questo tipo, sottolineando che, con altri, “ha avuto cura degli alberi di via Orfanotrofio con trattamenti antiacaro e disponendo quanto serviva per renderli rigogliosi”, evidentemente con risultati del tutto fallimentari.
In proposito siamo noi a cercare di capire a quale titolo il semplice cittadino può intervenire sul verde pubblico, con quale autorizzazione, con quali prodotti e con quali controlli.
Ancora Sultano afferma: “Oggi abbiamo assistito ad un intervento sconsiderato, privo di qualunque nozione di botanica, che ha contribuito solo a deturpare maggiormente questa arteria nel cuore di Ragusa Ibla e a mettere gli alberi in uno stress vegetativo che si sarebbe potuto evitare. Dovremo attendere almeno quattro anni per vedere nuovamente chiome rigogliose, semmai le piante, con le loro sole forze, riusciranno a rinascere.”
Poi conclude in maniera teatrale: “Chiedo dunque a chi di dovere di cospargersi il capo di cenere per l’azione insensata e fuori luogo compiuta, e di provvedere in tempi celeri a trovare e mettere in pratica una soluzione consona con l’ambiente e nel totale rispetto dei luoghi e di quanti vi operano, oltre che correre ai ripari per non far morire definitivamente le piante più di quanto la mano umana oggi ha fatto”.
Incomprensibile, alla fine il collegamento fra le strategie turistiche e le elementari nozioni di botanica, riteniamo la protesta, per quanto condivisibile nella sostanza, inammissibile nei toni, in mancanza di elementi certi sulle modalità errate dell’intervento.
Anche in questo caso, vale quanto abbiamo fortemente richiesto in altri casi simili, siamo nelle mani di responsabili del verde pubblico senza competenze oppure l’opinione pubblica deve solo avere le capacità per sopportare questa marea di esperti che sanno sempre di tutto?
Sarebbe importante capire da che parte sta la ragione, perché, dalle foto allegate, sorge anche il possibile legittimo sospetto che la protesta possa nascere dallo scontento per la mancanza di ombra e copertura che le piante frondose assicuravano ai tavolini che si intravedono.
Il che farebbe pensare che i toni e l’esasperazione riscontrati nella lettera possano essere stati fomentati dal proprietario dell’esercizio che mette i tavolini fuori in via Orfanotrofio.
Oppure gli interventi potrebbero essere stati sollecitati, con la scusa della malattia delle piante, dai residenti che non tollerano confusione e toni di voce elevati fino a tarda ora e carenza di parcheggi nella zona.
Interrogativi e dubbi che l’amministrazione farebbe bene a chiarire.
