di redazione
Non si interrompono i rilievi delle associazioni ambientaliste, mancano, come sempre, le risposte delle autorità preposte per sancire trasparenza e legalità
Il tormentone Randello si ripresenta puntuale come ogni anno. Il resort continua a piantare ombrelloni e posizionare sedie a sdraio, evidentemente autorizzato. Gli ambientalisti non hanno fornito immagini di vetture elettriche che si alimentano alla rete della forestale, di autobar e di vetture private che circolano all’interno dell’area retrodunale, per cui è legittimo pensare che i titolari dell’autorizzazione abbiano visto limitare il proprio spazio di azione pur tenendo a disposizione l’area della spiaggia riservata per gli ospiti della struttura ricettiva. Di certo, dopo le denunce di abusi e di mancanza di necessarie autorizzazione e dopo l’intervento della Magistratura di qualche anno fa, non pare si successo nulla di eclatante, come spesso avviene in questi casi.
Ma le associazioni ambientaliste non demordono e tornano all’attacco, questa volta per la parte orientale di Randello, più specificatamente sull’area dei Canalotti, che separa Randello da Punta Braccetto.
Per Fare Verde Vittoria il bene pubblico di Randello è a rischio per causa di abusi, silenzi e azioni illecite uniti alla mancanza di una vera strategia di valorizzazione di questa preziosa risorsa pubblica.
Non c’è un sistema di raccolta rifiuti e pulizia della spiaggia, nessuna mappatura chiara dell’area per comprenderne gli usi civici e la corretta fruizione, nessun parcheggio indicato, nessuna tutela nei fatti!
Non c’è una strategia chiara di recupero e Fare Verde teme sia strategico; la evidente volontà di isolare quest’area SIC così bella non è tutela, allontanare i cittadini non vuol dire preservarla, ma consegnarla all’illegalità!
Fare Verde Vittoria ricorda le lotte portate avanti per la tutela di Randello, le carte, i ricorsi, il muro di gomma e l’ipocrisia istituzionale che derivarono dal tentativo di costruire abusivamente uno stabilimento balneare.
Spinti nella battaglia dall’amore per il territorio e delusi per la troppa fiducia negli strumenti offerti dalla legge, nell’estate 2016 si è dato vita ad una petizione sostenuta da centinaia di turisti che apprezzano l’unicità di questa spiaggia. E’ la difesa di un turismo ecosostenibile, in un contesto di degrado culturale ed ambientale crescente, nel quale questo parco, il mare, la sabbia e le sue dune rappresentano il luogo simbolo della bellezza e della natura libera e selvaggia. Perché Randello diventi modello di turismo diffuso da tutelare!
Anche Legambiente Ragusa, con un comunicato a firma del Presidente, il dott. Claudio Conti, ex assessore all’ambiente del Comune di Ragusa, interviene su Randello e, segnatamente, sui lavori, ritenuti abusivi e contro legge, operati da privati sulla scogliera dei Canalotti.
Il Presidente dell’Associazione ambientalista ritiene inutile la sollecitata revoca in autotutela, da parte del Sindaco di Ragusa, dell’ingiunzione di sospensione dei lavori relativa alle opere abusive realizzate dalla ditta “Cooperativa Sociale Arca di Noè” a Randello, in quanto si ritiene quell’atto amministrativo ininfluente ed insufficiente, rapportato ai pesanti interventi ampiamente documentati.
Quell’atto va sostituito con un provvedimento comunale di rimissione in pristino dei luoghi, insieme ad uno analogo della Soprintendenza, in quanto l’area in questione è un bene paesaggistico tutelato.
Per Claudio Conti “Il perdurante silenzio dell’Amministrazione Comunale e l’assenza di interventi coerenti a spingere a ritornare sulla questione, infatti approfondendo il contesto, si rilevano un insieme di anomalie che portano con se inquietanti dubbi e lasciano intravedere nello sfondo una situazione oscura”.
Viene rilevato, attraverso documentazione della quale si è venuti in possesso, una sorta di circolo vizioso che vede coinvolti proprietari di terreni, proprietari di case, ditte esecutrici di lavori, ed ha come punto di unione un soggetto, la cooperativa, la cui presenza appare “inusuale” per quei luoghi e per le azioni compiute dalla stessa in una zona dove non sono consentite modifiche per l’elevato grado di tutela paesaggista e naturale.
Legambiente si pone un interrogativo: “ma qual è il rapporto tra la Cooperativa Sociale “Arca di Noè”, una onlus che dovrebbe svolgere come sua attività istituzionale “la pulizia non specialistica di edifici”, e la costruzione di una strada in un’area SIC, con il più alto grado di tutela paesaggistica e vincolo di inedificabilità assoluta? “
La Cooperativa Sociale, nella veste di comodataria di un’area agricola, ha avanzato – secondo Legambiente – una richiesta di autorizzazione relativa alla costruzione di una recinzione del lotto non edificabile, inserito fra altri lotti in parte edificati e recintati, non si sa quanto legalmente, chiudendo il percorso che da sempre era stato utilizzato dai bagnanti per l’accesso al mare.
Per fare questi interventi viene affidato l’incarico ad un’impresa di costruzioni che, oltre all’incarico ricevuto, senza alcuna autorizzazione, costruisce una strada, con i conseguenti danni ambientali, in un’area ad alto grado di tutela.
L’intervento illegale ha avuto come risultato, secondo Legambiente, la chiusura del percorso originario che a seguito dell’ormai ultra decennale funzione d’uso pubblico è da ritenersi il formale accesso alla spiaggia; la realizzazione di una nuova strada di circa duecento metri di lunghezza per quattro di larghezza, in zona di tutela 3, realizzata utilizzando centinaia di mc di materiale da cava in zona sic; l’arbitrario spostamento del cancello posto all’ingresso della scogliera funzionale al progetto europeo Life Leopoldia e la sua ricollocazione tramite scavi nel suolo ed uso di abbondante quantità di cemento all’ingresso della nuova strada abusiva; la creazione di uno stato di incertezza nella gestione del flusso di traffico in un’area di estrema sensibilità.
Per quanto esposto nella nota, Legambiente reitera, con determinazione, all’Amministrazione Comunale di Ragusa, l’invito al ritiro dell’atto di sospensione lavori, provvedimento illogico se emanato dopo che i lavori sono stati conclusi e l’emissione del provvedimento di ripristino dei luoghi, confidando che nel frattempo, il Sindaco, sentita la necessità di approfondire le questioni poste, si sia reso conto che quanto richiesto è un atto dovuto.
L’opinione pubblica attende, ancora una volta, esiti chiari della questione, si vorrebbe, una volta per tutte, che vengano rispettate tutte le leggi e le normative sull’ambiente e sull’abusivismo, si vorrebbe avere contezza sulla piena valenza dei rilievi posti dalle associazioni ambientaliste con conseguenti azioni delle autorità preposte che, altrimenti, debbono delegittimare ufficialmente le eccezioni poste dalle stesse, in quanto risulterebbero mosse unicamente finalizzate a sollevare polveroni, ove le denunce non fossero seguite da circostanziati provvedimenti di legge.
