Randello è Libera per chi ne vuole approfittare

di Vilnius Nastavnic
Anche una interrogazione del consigliere Ialacqua mette in luce che Randello, come in passato, rimane una terra libera per essere conquistata

Il paradiso che tutti vorrebbero far apparire è solo virtuale: ancorché si cerca di tutelare lo spiaggione e il retrostante spazio dunale, Randello rimane esposta ad un inquinamento e ad una carenza di decoro indicibili.
Si deve ricordare che nelle immediate vicinanze della zona SIC ci sono serre a non finire, con tanto di antiparassitari chimici letali per la vita umana, un depuratore fognario a 5 metri dalla spiaggia, discariche abusive, villaggi fantasma che nessuno si preoccupa di far eliminare, impianti di irrigazione inutilizzati che si degradano sotto la sabbia. Più che un paradiso è un inferno di inquinamento, provocato anche da chi dovrebbe, per compito istituzionale tutelare la zona.
La questione dell’impianto di irrigazione, sistemato sotto la sabbia dalla stessa Forestale, che ha ammesso l’evidenza, ha del paradossale: a parte il fatto che non si è mai avuta notizia di un impianto simile sulle dune, per di più abbandonato perché non efficiente, non si comprende come la bonifica sia solo parziale, fra l’altro arrivata dopo l’allarme sollevato dagli ambientalisti. Quanto tempo ancora sarebbero rimasti i tubi sotto la sabbia, se non ci fosse stata la scoperta e la segnalazione ?  
Una grandissima quantità di tubi in plastica giace ad avvelenare organismi viventi sulle dune e sul cordone retro dunale, area SIC di grande pregio e valore. L’assessore interviene, ma dice anche che la competenza non è del Comune.
Resta la possibilità, anche per la Forestale, di aggirare le norme e di non porre rimedio.
Per chi scrive non è tanto una questione ambientale quanto, piuttosto di legalità e di compiacenze.
Come per l’utilizzo riservato della spiaggia per un resort della zona: siamo convinti che per gli organismi viventi che popolano la spiaggia di Randello non ci possa essere molta differenza se toccati o calpestati da un sandalo di Gucci o da uno comprato alla ‘Pantofola’ di Ragusa, se asfissiati dal telo mare di Hermès o da quello acquistato al mercato di piazza Tamanaco.
Sotto certi aspetti, 30 ombrelloni con relative sdraio potrebbero essere il motivo di mantenere pulita la spiaggia, di dar un tocco di vitalità alla zona.
Il problema è di legalità, di compiacenze, di occhi di riguardo, di uguaglianza assoluta di diritti, perché se viene concesso spazio ad una struttura, lo si deve concedere ad altri, naturalmente secondo regole uguali per tutti, che devono essere trasparenti e pubbliche.
Il Comitato Randello Libera, mi si consenta l’opinione, è, forse, troppo fondamentalista, troppo rigido, ma solleva questioni e problematiche inquietanti.
Come abbiamo documentato l’anno scorso, è improponibile il via vai di vetture private all’interno dell’area forestale, quando i disabili in carrozzella erano obbligati a passare dal varco pedonale, stretto, senza nemmeno poter attraversare il cancello.
Oppure ci vorrebbe una spiegazione per il materiale pubblicitario che riporta della spiaggia riservata, quando ancora non ci sono autorizzazioni.
Non è tanto inquietante il possibile inquinamento, quanto il dubbio su possibili compiacenze, per usare un eufemismo.
Secondo quanto scrivono gli amici del Comitato Randello Libera sulla pagina facebook, ‘’Sindaco, assessori e dirigenti sbraitano e pontificano su revoche di concessioni, intangibilità del prezioso bene e ciance varie e quelli sono là secondo i loro esclusivi programmi. Il primo giugno avevano scritto a gennaio sul loro sito ed il primo giugno sono là.’’
Bisogna far luce sulle intenzioni e sull’operato della Forestale che organizza conferenze di servizio per la concessione delle autorizzazioni, coinvolgendo anche le associazioni ambientaliste, ma, intanto apre i cancelli per il trasporto delle attrezzature.
Se passano i mezzi privati del resort, sia resa pubblica la procedura per ottenere le relative autorizzazioni.
Il cambiamento è anche questo, altrimenti meglio prima, quando il resort poteva installare ombrelloni, quando i confini dell’area archeologica venivano modificati con una matita e il povero privato poteva costruire la villetta abusiva.

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