Razza auspica l’obbligo vaccinale, le ASP fanno poco in termini di comunicazione, Confcommercio chiede un alleggerimento delle misure restrittive

Ci asteniamo spesso dal fare commenti sulla situazione sanitaria, considerandolo argomento delicato che dovrebbero trattare solo gli addetti ai lavori, ma, allo stato attuale la confusione è tanta, chi ci governa mostra disorientamento, con misure talvolta contraddittorie, e le notizie che circolano sulla stampa accreditata lasciano basiti.
L’assessore regionale, dopo la questione dei morti spalmati è ora al centro dell’attenzione per lo strano aumento di posti letto per migliorare le percentuali di ricoverati e per la strana circolare sui consigli, derivanti dall’AGENAS, per accelerare le dimissioni nei reparti.
Non si capisce più nulla, spesso anche i vaccinati con doppia dose risultano infettati ma c’è un dato che fa propendere, decisamente, verso ipotesi di obbligo vaccinale.
Pare incontrovertibile che la percentuale dei non vaccinati è altissima fra i ricoverati, segnale che il virus colpisce raramente i vaccinati, specie in caso di concomitanti altre patologie o, comunque, fragilità.
Occorrerebbe, quindi, una intensa campagna di informazione e convincimento sui benefici della vaccinazione che, a questo punto, sembrano incontestabili.
Ma, al riguardo, le ASP sembrano non voler sprecare risorse, non c’è campagna per le vaccinazioni, si spendono cifre assurde per l’allestimento degli hub vaccinali, in molti casi troppo vuoti.
I numeri delle vaccinazioni, in alcuni comuni, sono fallimentari, il dato è supportato dal numero elevatissimo di positivi.
L’assessore Razza, si esprime favore dell’obbligo vaccinale:
«Credo che prima o poi il tema dell’obbligo vaccinale, soprattutto per alcune categorie a rischio, sarà da mettere all’ordine del giorno. Sono papà di un bambino di 4 mesi, al sessantesimo giorno ho portato mio figlio a fare i vaccini obbligatori; non capisco perché delle minoranze inconsapevoli dovrebbero condizionare la vita della stragrande maggioranza dei cittadini.
È un problema che il governo nazionale dovrà assumere come prioritario».
Lo ha dichiarato l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, intervenendo stamattina alla trasmissione Agorà su RaiTre.
«La circolazione del virus sta colpendo soprattutto le aree più affollate, a maggiore flusso turistico, in Sicilia abbiamo avuto un luglio e un agosto da record, superando del 7-8% gli arrivi del 2019 che fu un anno straordinario.
Ma pesa tantissimo un’adesione alla campagna vaccinale che vede la Sicilia indietro rispetto alle altre regioni italiane – ha aggiunto Razza – Non c’è stata in una parte della popolazione una presa di consapevolezza chiara. Abbiamo raggiunto ieri il 70% di prime vaccinazioni con un ritardo rispetto al resto del Paese.
La Regione ha messo in campo di tutto: 200 punti vaccinali, i medici di medicina generale, le farmacie, le campagne di vaccinazione di prossimità; ma c’è una quota di cittadini che forse si sta svegliando soltanto adesso.
Ci troviamo in una regione in cui una minoranza – forse perché inconsapevole e faremo di tutto per renderla consapevole – non si è ancora vaccinata, ma che non può condizionare la vita sociale della maggior parte dei cittadini che invece si è vaccinata, che vuole ritornare alla normalità, e soprattutto non può condizionare la vita economica e sociale di un territorio».

Intanto, il Presidente della Regione ha ordinato restrizioni in due comuni della provincia di Ragusa, che, da sabato diventeranno “zona arancione”.
L’ordinanza n. 86 del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, appena firmata, introduce le restrizioni da “zona arancione”, previste dalla normativa nazionale, in due Comuni del Ragusano: si tratta di Comiso e Vittoria. Il provvedimento sarà valido da sabato 28 agosto e fino a lunedì 6 settembre compreso. La decisione si è resa necessaria per contenere i contagi da coronavirus nei territori coinvolti.

Ma manca la consapevolezza dell’emergenza: per esempio a Comiso, hanno provveduto a sospendere una manifestazione dedicata al cinema, da sabato, per le restrizioni, ma stasera tutto andrà avanti come se nulla fosse, come se il virus fosse a tempo, venerdì sera non farà danni, sabato forse sì.
Stessa situazione a Ragusa, dove gli spettacoli sono andati avanti, con assembramenti evidenti, testimoniati dalle foto diffuse dagli organizzatori per vantare il sold out agli spettacoli, nessun accenno di rivedere il programma di fronte ad una situazione dall’evoluzione incerta.

Anche una voce autorevole come la Confcommercio diffonde comunicati che possono essere messi in discussione.
Nel dibattito sull’utilità della vaccinazione, relativamente ad un settore dove l’obbligatorietà dovrebbe essere imposta agli associati e ai dipendenti delle imprese, l’associazione non prende una posizione chiara, pur rimarcando lo stretto legame fra contrasto della pandemia, sviluppi della campagna di vaccinazione e progressiva normalizzazione e ripartenza delle attività economiche.
C’è il solito auspicio per il confronto, si parla di programmazione e promozione dell’informazione e si definisce il dovere civile della vaccinazione come concreta scelta di responsabilità.

Molto più discutibile il comunicato odierno di Confcommercio che, ad onta della situazione di grave emergenza, definisce penalizzanti gli ultimi provvedimenti di Musumeci
“Le nostre imprese stanno resistendo a una crisi senza precedenti, esasperata da una pandemia che sembra non dare tregua e che spesso confonde e distorce decisioni politiche che divengono affrettate e confuse e che necessitano di interventi sindacali attenti e mirati”.
Lo dice il presidente provinciale Confcommercio Ragusa, Gianluca Manenti, a proposito dell’ordinanza del governatore Musumeci che, ieri sera, ha stabilito la zona arancione per i comuni di Comiso e Vittoria.
“Una decisione che, di fatto – aggiunge Manenti – si ripercuote in modo pesante sull’attività di pubblici esercizi e di locali della ristorazione che, adesso, si trovano a dovere gestire il ritorno di un incubo quando sembrava, invece, che la stagione estiva potesse in qualche modo volgere al termine.
Come associazione di categoria, è vero, ci stiamo attivando per richiedere procedure che non creino disastri economici e faremo richiesta per fare mantenere le attività ricettive aperte per gli avventori muniti di Green pass. Ma tutto ciò dipende sempre dalle decisioni del Governo regionale. Non ci sono dubbi.
La situazione è molto delicata in termini sanitari ma non è possibile limitare le varie attività che stavano cercando di recuperare terreno dopo i mesi bui dello scorso inverno e, in parte, della scorsa primavera. Stiamo continuando a giocare con il fuoco. Perché quelle sono perdite nessuno rimborserà. I titolari dei locali presenti nelle due città nel giro di un’ora si sono visti cadere il cielo addosso: come faranno con i dipendenti che avevano già assunto a contratto sino alla fine della stagione? Chi li pagherà? E con le scorte che avevano messo in magazzino? Chi rimborserà queste spese.
E’ una situazione molto pesante. E un’ordinanza non poteva non tenere conto anche di questi aspetti”.
“Poi – aggiunge Manenti – c’è tutta un’altra questione che ha a che vedere con la responsabilità degli avventori che si è decisamente abbassata. Nessuno più, in pratica, utilizza la mascherina. E quando ci sono richieste in tal senso, da parte dei titolari del locale, ti guardano storto. Ora ci saranno controlli e verifiche per fare rispettare i dettami dell’ordinanza mentre altrove si continuerà ad andare avanti come se nulla fosse. Sino alla prossima decisione. Chiediamo, dunque, che ci siano misure meno restrittive per i settori in questione. E chiediamo che possa prevalere il senso di responsabilità sul fronte dell’incremento delle vaccinazioni oltre che per quanto concerne il pieno e totale rispetto delle regole del distanziamento.
Certo, se non ci saranno misure meno restrittive, valuteremo la proclamazione di azioni forti avverso queste decisioni che penalizzano enormemente i nostri associati di Comiso e Vittoria”.

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