di Cesare Pluchino
Firmato un accordo tra il Comune di Ragusa e la Fondazione San Giovanni Battista
Alla presenza di S.E. Il vescovo, mons. Paolo Urso, il sindaco di Ragusa, Federico Piccitto, e il presidente della Fondazione San Giovanni Battista, Antonino Solarino, hanno proceduto alla firma dell’accordo finalizzato al cofinanziamento dei lavori di recupero e valorizzazione della Chiesa di Sant’Agata, ai Giardini Iblei, di proprietà della Fondazione.
Attualmente la Chiesa è chiusa al pubblico per motivi di sicurezza. E’ urgente procedere a lavori di manutenzione straordinaria del tetto ligneo, risalente al 1614, oltre a lavori per la ricostituzione dell’originario pavimento e ad altri interventi minori.
E’ stato predisposto un progetto esecutivo dei lavori citati, per la somma di euro 493.000, in attesa dei pareri della Soprintendenza e della Commissione Centri Storici.
Con l’accordo, il Comune di Ragusa concede il cofinanziamento di euro 246.390, pari al 50% della somma necessaria per i lavori di recupero e valorizzazione; la Fondazione si farà carico del restante 50% attraverso fondi della Conferenza Episcopale Italiana.
Nell’accordo stipulato, la Fondazione s’impegna per una serie d’obbligazioni, quali l’organizzazione di visite guidate, la pulizia e la manutenzione ordinaria degli spazi antistanti la Chiesa, per quanto riguarda illuminazione, verde pubblico e arredi esterni; sarà altresì garantito un servizio di apertura e chiusura della villa comunale secondo orari concordati, oltre alla predisposizione di un servizio di telesorveglianza antistante la Chiesa, con l’eliminazione di accessi abusivi alla villa, per migliorarne la sicurezza.
Saranno altresì regolati la fruizione e l’utilizzo per attività culturali, da parte del Comune e della Fondazione.
Come ha sottolineato il vescovo, mons. Urso, si tratta di un gesto estremamente apprezzabile dell’Amministrazione Comunale che risponde ad un dovere nei confronti della città: un gesto alto che tutela un bene patrimoniale d’elevato valore, che appartiene al territorio, a tutti, e non solo alla Fondazione, in quanto proprietaria.
Anche il dott. Solarino ha esaltato il momento alto di sussidiarietà, evidenziando i termini dell’accordo che arreca reciproci vantaggi. L’inizio dei lavori è previsto a febbraio, periodo di bassa stagione turistica, e si conta di ottenere la consegna nel giro di circa 5 mesi.
Il sindaco Piccitto ha voluto segnare l’adesione allo spirito della Legge su Ibla, per un atto importante, un protocollo che contempera esigenze diverse.
In apertura della conferenza stampa, era stato il vicesindaco Massimo Iannucci ad illustrare gli aspetti tecnici dell’intervento, finalizzato a restituire la piena funzionalità dell’immobile che, come tutti sanno, accoglie al suo interno l’opera, forse, più preziosa e importante del patrimonio artistico della città, il Trittico del Novelli.
Chiesa dei Cappuccini: I frati Cappuccini avevano edificato il primo loro convento a valle, lungo le rive del torrente San Leonardo; nel 1607, passata di loro proprietà la Chiesa di Sant’Agata, ne costruirono uno nuovo, attiguo alla stessa.
La parte riservata alla Chiesa non è forse la stessa di quella di Sant’Agata perché forse quest’ultima era situata sulla sinistra dell’attuale ingresso dove trovasi un piccolo locale, collegato attraverso una stretta apertura, a fianco del primo altare di sinistra: in questo locale, che poco aveva di sacro se non qualche traccia di stucchi e di un altare, si pensa che era tutta o in parte la vecchia Chiesa di Sant’Agata. Il terremoto non provocò molti danni.
Non è molto grande, con cinque altari e un prospetto assai semplice che offre alla vista un portale, una finestra e un frontone triangolare sovrastato da una croce; sulla destra un modesto campanile.
Adiacente alla Chiesa il complesso architettonico del Convento, pur esso semplice ma situato in posizione pittoresca e gradevole, sullo sperone di roccia che si affaccia sulla vallata.
Nei secoli passati, dopo l’incameramento dei beni ecclesiastici, la Chiesa subì alterne vicende dal momento che era stata messa in vendita e solo grazie alla partecipazione e all’interessamento del canonico Tumino e del padre Cappuccino Luigi da Melilli fu riacquistata e riaperta al pubblico; in questa occasione la Chiesa perdeva le opere d’arte più pregevoli, di cui si dirà appresso: si deve all’operato del sindaco del tempo, il barone La Rocca, se fu istituita nei locali della Casa Comunale, allocata nell’ex monastero delle Benedettine, una Pinacoteca comunale dove vennero trattenuti ed esposti i quadri che altrimenti sarebbero passati al pubblico demanio. Si poterono conservare anche i preziosi libri, del ‘500 e del ‘600, che erano pervenuti al Convento su donazione dell’Abate De Gaspano. Nel corso degli anni, a seguito di ennesime confische dei beni del Clero, il convento passava di mano, fortunatamente ad un altro padre cappuccino, Eugenio da Sortino, che lo destinava ancora allo scopo per cui era stato edificato.
All’interno il tempio, ad una sola navata, presenta un altare centrale e quattro laterali, un pulpito e una tribunetta per il coro, sopra l’atrio, tutti in legno; sulla parte destra, nel primo altare una statua raffigurante S. Antonio di Padova, nel secondo altare un quadro di San Francesco in preghiera alla Porziuncola, a sinistra un Crocefisso antico e nel secondo altare una statuetta della Madonna delle Grazie.
Nell’altare maggiore il capolavoro che ha fatto di questa Chiesa, semplice e modesta, una delle più importanti della Sicilia: una pregevolissima pala d’altare di Pietro Novelli, detto il Monrealese, insigne artista della scuola del Caravaggio, che la realizzò nel 1636 per conto del principe Nicolò Placido Branciforte di Leonforte, il quale a sua volta la donò ai Cappuccini di Ragusa.
Questa splendida opera d’arte che si compone di tre dipinti, uno più grande al centro e due laterali, incorniciata da una altrettanto pregevole cornice in legno intarsiato e scolpito, raffigura al centro l’Assunta circondata da Angeli e Cherubini che sale al Cielo in mezzo ad una nuvola bianca sotto lo sguardo degli Apostoli (tra questi, l’ultima figura sulla sinistra, con i baffi, rivolta verso chi guarda il quadro, è l’autoritratto dell’autore). Nel quadro laterale destro San Pietro che riattacca a Sant’Agata il seno staccatole da un soldato romano, a sinistra il martirio di Santa Caterina.
Sotto i quadri laterali due dipinti raffiguranti Sant’Antonio e San Francesco. Nella chiesa viene conservata un’altra pregevole opera, d’ignoto autore e d’incerta datazione, l’Adorazione dei Pastori, impropriamente anche denominata come Natività, una tempera su tavola con imprimitura in gesso, proveniente, forse, dall’antica Chiesa di Sant’Antonio, nella vallata San Leonardo, dove i Cappuccini si stabilirono nel 1538.
In ogni caso, uno dei dipinti più antichi presenti a Ragusa, di recente oggetto di attento studio da parte di un qualificato giovane studioso locale della materia che attribuisce l’opera ad un pittore locale, o forse ad un frate ospite del Convento, che riprodusse, una stampa dell’olandese Cornelius Cort, eseguita su un disegno del pittore senese Marco Pino, databile in un arco di tempo che va dal 1568 al 1620/30.
L’attento studio sul dipinto, oggetto anche di una pregevole ed esaustiva pubblicazione, sgombra il campo da decenni d’incaute affermazioni che lo attribuivano al napoletano Deodato Guinaccia, lo datavano 1520 e intravedevano nel paesaggio di fondo della tempera l’immagine della Ragusa del tempo.
Anche questo quadro era andato a finire alla pinacoteca comunale insieme al Trittico, ma fu riportato, opportunamente, nella Chiesa a seguito della chiusura della Casa Comunale, avvenuta nel 1926 in occasione dell’unificazione dei due Comuni, quando Ragusa fu innalzata a capoluogo di provincia.
